1.
Feudalesimo
Il feudalesimo viene introdotto da Carlo Magno nel 800 circa d.C. e viene abolito col periodo delle
rivoluzioni intorno ai primi decenni del 800. Il feudo è un territorio che viene dato in concessione in seguito
ad un giuramento, che presidiato militarmente, gestito per aumentarne la produttività agricola e per la
riscossione di tasse per conto del monarca.
Questi territori gestiti dall’ aristocrazia di spada che ha carattere ereditario dal 400, ottenendo il diritto di
trasmettere il patrimonio familiare al primo figlio (maggiorasco): si congela così il patrimonio. I titoli vari
dell’aristocrazia costituivano la massima aspirazione dell’età moderna e a ciascun rango gerarchico,
corrispondeva una cultura dell’immagine segnalata da determinati investimenti. Questa cultura
dell’immagine corrispondeva all’ottenere una serie di elementi architettonici e oggetti di valore di
rappresentanza. Tra i vari possedimenti del feudatario ritroviamo di solito:
un palazzo signorile in città (residenza, carrozziere, cappelle private), ville e aziende suburbane (ville,
giardini, fontane), alle volte un’architettura religiosa quali un convento, una chiesa, un presbiterio, o una
cappella (retabli, dipinti, simulacri, tessuti, argenti, armi gentilizie), egli poteva essere alla direzione o
possedere un ruolo di primo piano in un convento (costruzione o decoro di celle private, conventi terziari),
e ovviamente era tenuto a costruire dei complessi istituzionali feudali, (corte privata, corte di giustizia,
cappella gentilizia, mura/presidi militari, archivio del feudo). I feudatari compiono grandi investimenti per
costruire conventi per avere un luogo fisico di sepoltura, per perpetuare il proprio ricordo nel casato
facendo ad esempio un grande sepolcro di famiglia nelle chiese e nei conventi. Questo tipo di investimento
porta alla creazione di numerose architetture religiose, e aiuta ad ottenere i fondi necessari alla
costruzione di grandi fabbriche. Tramite tali investimenti si ottiene quindi lo ius sepeliendis (il diritto di
essere sepolti). Il diritto di sepoltura è revocabile (qualora mancassero le elargizioni/gli investimenti da
parte del casato). I figli si possono far fatturare in vari modi: o per via matrimoniale (il primo figlio che nasce
eredita tutto il patrimonio materno e paterno); oppure mettendo il figlio a direzione di un convento (far
diventare badessa o abate di un convento che vive di affitti e introiti).
Le attività del feudatario comprendono il presidio del territorio anche militarmente e dunque il feudo è
un’architettura fortificata, solitamente il territorio è controllato da un suo rappresentante che ha una
corte privata. Il feudatario è anche responsabile della giustizia, dunque è presente un tribunale o una
corte dove avvengono le esecuzioni. Sono presenti gli archivi prodotti da una cancelleria che gestisce le
varie documentazioni legate alla giustizia e al flusso economico. Infine, c’è sempre una cappella
poiché il feudatario è garante dell’etica religiosa.
[Ad esempio, Luigi Guglielmo de Moncada è erede di una dinastia aristocratica distribuita tra Regno di
Sicilia, di Sardegna e Spagna. Il padre compra il titolo di principe di Paternò. Guglielmo è stato il
governatore di Sicilia, viceré di Sardegna e di Valencia e cardinale.
A Palermo usa come dimora storica il Palazzo Ajutamicristo.
A Paternò, piccolo paese, fa costruire un’architettura di rappresentanza.
A Cagliari riesce a far erigere il fronte ovest del Palazzo Reale. Abbiamo elementi di linguaggio classicista.]
I titoli feudali sono strategie familiari di affermazione, ma presentano anche dei doveri, scalare la gerarchia
significava avere più responsabilità ma anche più prestigio per cui diventa la più grande aspirazione dell’età
moderna.
Servono investimenti necessari a segnalare la nuova posizione raggiunta e una delle prerogative è la
fondazione di nuovi centri urbani per ospitare vassalli (il vassallaggio consisteva in un accordo di servizi
reciproci tra una persona politicamente ed economicamente meno influente e un'altra che sotto questi
aspetti gli era superiore.). 1
In Sardegna nel 1836/1838 veniva abolito, da Carlo Alberto, il diritto dei baroni alla amministrazione della
giustizia e una commissione valutava il valore da attribuire a ogni feudo (erano una quarantina) da versare
al legittimo signore in cambio del suo diritto.
L’abolizione del feudo era una misura necessaria a stabilire un potere che non soffrisse limitazioni e a
consolidare le condizioni per lo sviluppo della proprietà privata perfetta. La proprietà dell’usufrutto viene
così sostituita dalla proprietà privata e viene introdotto il catasto.
Ariccia (alle porte di Roma) 1663
Il pontefice Alessandro VII, facente parte della famiglia Chigi, acquista con fratelli e nipoti (strategia a
carattere familiare) il feudo di Ariccia. È un feudo piccolissimo ma con una posizione strategica in quanto
controlla gli ingressi a Roma da sud (si paga il pedaggio).
Iniziano quindi queste opere architettoniche sotto la supervisione di Bernini e di Carlo Fontana:
• Ampliamento urbanistico: la strada dritta fa capire la divisione tra due parti di città costruite in due
momenti differenti (la parte a forma di goccia è sicuramente la parte nuova). La strada dritta è di
carattere signorile. Gli abitanti delle nuove abitazioni sono sicuramente vassalli a cui è stato
promesso lavoro, un lotto con casa e magari anche l’esenzione fiscale per un certo periodo.
• Realizzazione del palazzo di rappresentanza del feudatario nella parte alta: i palazzi fatti costruire
dai papi hanno forma rettangolare/quadrata con torri negli angoli. Questa forma deriva dai palazzi
reali dei grandi monarchi dell’epoca come quelli di Carlo V di Spagna (reggia di Toledo, Escorial).
Davanti al palazzo di rappresentanza in questo caso era presente la corte di giustizia. Sull’altro lato
c’è la cappella gentilizia con pianta centrica circondata da una strada (grande scenografia
urbana). I campanili a cipolla sono forse del 1700; il “colonnato” laterale con doppia parasta non
è tipico del 1600.
• Realizzazione della collegiata: la collegiata era dei frati vallombrosani; nella seconda parte del
‘600 passa ai gesuiti. Le volute sono di albertina memoria. C’è rigorosità di linguaggio. Le paraste
sono grossissime e a tutta altezza (ordine gigante). Notiamo da subito una grande differenza
presente tra l’architettura di rappresentanza (es. Bernini) e l’architettura da accademia (es.
Fontana). La differenza tra le due sta nell’utilizzo di linguaggi differenti, gli stessi committenti
richiedono ai progettisti cose differenti.
Caprarola (stato dei Farnese tra Lazio e Toscana)
Nel corso del 1500, Caprarola divenne legato alla famiglia Farnese, una delle dinastie più potenti e influenti
dell'epoca, in particolare con Alessandro Farnese, che nel 1534 divenne papa con il nome di Paolo III. La
famiglia Farnese aveva importanti possedimenti e interessi nella zona, e Caprarola divenne una delle loro
principali residenze.
Nel 1559, Giulio Farnese, nipote di Paolo III, iniziò la costruzione del famoso Palazzo Farnese di Caprarola,
uno dei capolavori dell'architettura rinascimentale. Il palazzo fu progettato dall'architetto Giuseppe
Valadier, anche se i lavori proseguirono per diversi decenni, ben oltre il 1500.
In questo caso abbiamo una lunga strada scenografica dritta che taglia in mezzo il centro abitato e che
sbocca su una grande piazza con scale che porta al palazzo pentagonale.
Il Palazzo Farnese è una residenza di piacere, dentro presenta rampe elicoidali (sormontate da volte a
botte) che sono una grande moda già dalla seconda metà del ‘500 soprattutto grazie al Mascherino (ha
fatto la scala elicoidale del palazzo del Quirinale a Roma ad esempio). Le scale elicoidali avevano
successo perché servivano a ostentare il potere e potevano essere percorse a cavallo.
Nella rampa abbiamo colonne e paraste binate (a grande uso nella Pianura Padana e nella città di Genova).
L’interno è affrescato dalla famiglia Zuccari con affreschi cinquecenteschi (si vede dal fatto che sembrano
quadri). I lavori a Caprarola sono stati condotti soprattutto sotto Alessandro Farnese. 2
La prima parte del palazzo è una “fortezza”, poi acquista un linguaggio più signorile. I lavori sono portati
avanti soprattutto dal Vignola. I lavoratori di quest’opera sono tutti emiliani.
4.
Il Tibaldi
Pellegrino Tibaldi (1527-1596) è stato un importante architetto e pittore italiano, noto per il suo contributo
all'architettura del tardo Rinascimento e della Controriforma. Originario di Puria, Tibaldi si trasferì in
Lombardia, dove operò per gran parte della sua carriera. Fu un personaggio quasi contemporaneo ad
Alessi, con cui condivide i committenti, ma con un linguaggio completamente diverso, dovuto alla
differenza di commissione lui richiesta. Tibaldi è prima pittore che architetto, influenzato dallo stile
michelangiolesco, verrà anche lui portato dal Re di Spagna per lavorare all’Escorial, come pittore.
È il primo celebre esponente della regione dei laghi dell’epoca moderna. La sua fortuna sarà quella di
entrare in contatto con l’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, figura ecclesiastica molto importante
dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda la controriforma, non solo da un punto di vista ecclesiastico,
ma anche architettonico in quanto all’attuazione della riforma, viene accompagnato da un risultato di
nuovi linguaggi architettonici.
[Queste questioni nascono a partire dal Concilio di Trento, evento che dura 25 anni dal 1542 al 1567.
Contrariamente a quello che si possa credere non ha dato delle indicazioni dirette e precise di come le
chiese devono essere realizzato. Alla fine del Concilio sono stato prodotti dei volumi, ovvero i canoni del
principio, all’interno di questi canoni non abbiamo indicazioni sull’architettura. Viene detto però
chiaramente che compete ai vescovi di istruire gli abitanti di quella diocesi, questo perché si pensava che
il proliferare della religione luterana fosse dovuto all’ignoranza della popolazione. Questo portò alla nascita
di numerose scuole ecclesiastiche, chiamate seminari. Non hanno più solo un’utilità di istruzione per il
corpo ecclesiastico stesso, ma ci si pone il compito di istruire la popolazione inoltre s’instituirono ordini
quali l’obbligo del vescovo sia residente nell’area della sua giurisdizione, con conseguente effetto di
realizzazione di numerose sedi vescovili. La presenza del vescovo viene visto come fosse una sorta di
feudatario, vive nel territorio, si occupa di compiere i processi ai danni di chi ha compiuto un delitto a
carattere religioso, deve esserci quindi anche un carcere religioso. Quasi tutte le diocesi del mondo sono
costrette dopo il concilio di Trento ad investire per costruire questi grandi complessi, detti complessi
capitolari (perché vi risiede il capitolo della diocesi).
Un’altra cosa che ha un carattere importante in questo periodo è il fenomeno della clausura. La clausura
non era allora come oggi, infatti all’interno di questi conventi erano presenti anche numerosi laici che
conducevano una vita di clausura per evitare le tasse. Dopo il concilio di Trento, viene definito che deve
esserci un controllo da parte del vescovo sulla parte di territorio in cui risiede, affinché vengano rispettate
le regole. Questo porta anche a delle modifiche architettoniche all’interno di questi luoghi, quali:
• la nascita del parlatoio (che separa il mondo della vita ecclesiastica al mondo esterno)
• le gelosie nelle finestre, nelle grate, negli affacci alla chiesa
• divisi gli ingressi dei fedeli da quelli del clero.]
Tibaldi, perciò, si inserisce in questo discorso post concilio, diventando il consulente principale di
Borromeo, per realizzare numerosi seminari e collegi, edifici che hanno dei caratteri architettonici comuni
e ricorrenti, diventando modello per tutti i seminari e i collegi del mondo ecclesiastico. Soprattutto per i
collegi gesuiti, di dimensioni notevoli e con caratteri simili tra loro. Uno di questi caratteri è la suddivisione
dell’edificio in più corti porticate, in modo tale che le più categorie di persone che vivono queste strutture
siano separate tra loro (i laici e il clero non possono vivere insieme), e dato che in questi seminari non solo
si studiava (pagando l’alloggio), si mangiava, si dormiva, e si studiava in ambienti separati in base alle classi
e allo stesso modo anche i docenti risiedevano all’interno di queste strutture, l’unione di tutti questi
elementi portava alla necessità di costruire edifici molto grandi che potessero assolvere a tutte le funzioni
richieste da questo tipo di istituzione. 3
Questo portò alla nascita di grandi corti, e dato che questi edifici vengono realizzati ex novo, e non possono
nascere lontani dal centro delle città, spesso è necessario acquistare uno o più isolati del centro storico,
demolirlo e ricostruirlo, oppure approfittare dell’ampliamento delle fortificazioni e sfruttare tali spazi vuoti.
(La nostra facoltà in via Corte d’appello è un ex collegio gesuita, infatti abbiamo due chiostri, la zona in cui
abbiamo l’aula magna si trova sopra la via corte d’appello; infatti, l’edificio si pone su una strada, dividendo
gli spazi.) Va’ tenuto conto che tutto ciò viene costruito in tempi rapidi poiché vi operano le maestranze dei
laghi.
Collegio Borromeo a Pavia: seconda metà del XVI secolo. Sono gli stessi gli anni di Alessi ma il linguaggio
è molto diverso, anche per il fatto che questi collegi sono edifici istituzionali, fa capire il cambio repentino
di linguaggio adottato. Quindi l’imponenza delle forme deriva dalla necessità dell’istituzione e quindi come
lo stile e la differenza tra Alessi e Tibaldi sta nella committenza.
Il collegio Ghislieri a Pavia 1571: In questo caso un pontefice, probabilmente tramite Carlo Borromeo,
fonda un collegio. Questo collegio è realizzato nell’ anno della battaglia di Lepanto, all’interno, il linguaggio
è molto sobrio. E anche se sappiamo che Tibaldi è principalmente un pittore, come nella pittura lui è al
corrente di quel tipo di linguaggio più decorativo, egli non lo usa in architettura in quanto non è ciò che gli
viene chiesto.
La casa professa di San Fedele Milano: Tibaldi disegna una delle più importante delle chiese milanesi dei
Padri Gesuiti.
L'ordine dei Gesuiti (Compagnia di Gesù), fondato nel 1540 da Ignazio di Loyola, inizialmente seguiva uno
stile di vita povero e austero, come indicato nella regola della Compagnia. I membri dell'ordine erano
chiamati a vivere in povertà, obbedienza e castità, e ad abbandonare ogni possesso materiale per
concentrarsi sulla missione educativa e religiosa. (L'attività missionaria e il potere politico: I Gesuiti si
distinsero anche nelle missioni all'estero (in particolare nelle Indie Orientali e in America Latina), dove
stabilirono importanti missioni e colonie, alcune delle quali, come quelle in Paraguay, diventarono centri
prosperi, con un grande influsso economico e sociale. Il loro impegno nei governi e nelle corti europee
contribuì a modificare il loro stile di vita.). Tuttavia, la situazione cambiò progressivamente nel corso dei
secoli successivi, soprattutto a partire dal Seicento, quando i Gesuiti acquisirono una crescente influenza
politica, culturale ed economica in Europa e nelle colonie. Questo portò a una transizione verso uno stile
di vita più opulento, in parte a causa dei ruoli di prestigio e delle responsabilità che l'ordine ricopriva, ma
anche per il supporto che riceveva da monarchi e dai fedeli. [Il cambiamento nell'approccio gesuita verso
la povertà fu una delle cause che portarono alla sospensione dell'ordine da parte di Papa Clemente XIV
nel 1773 con la bolla papale "Dominus ac Redemptor". Questa decisione, che comportò la soppressione
ufficiale della Compagnia di Gesù, era dovuta anche alle preoccupazioni della Chiesa riguardo al
crescente potere economico e politico dei Gesuiti, nonché alle loro tensioni con altri ordini religiosi e
poteri politici. Tuttavia, la Compagnia di Gesù fu restaurata nel 1814 da Papa Pio VII, e sebbene
mantenesse ancora una certa influenza, il suo stile di vita continuò a essere orientato verso i principi
originari di povertà e servizio.]
La facciata di questa chiesa, presenta infatti molti elementi del manierismo lombardo ligure, come
secondo ordine viene usato il capitello specchiato, tipico di questo stile.
Sulla pianta bisogna dire qualcosa di importante: i gesuiti sono nati come ordine pauperistico, ovvero
promuovono un tipo di immagine della semplicità e della povertà. Per via di questo le prime chiese dei
gesuiti sono delle chiese molto semplici, ovvero con piante rettangolare, raramente con cappelle, aggiunte
più tardi. Elemento osservabile anche in questa chiesa, molto semplice con un’abside e una navata
composta da due campate.
Gli ordini pauperistici si rifanno al modello delle confraternite per disegnare le loro chiese.
Le confraternite sono associazioni religiose laiche che si sviluppatesi in Europa a partire dal Medioevo,
con il fine di promuovere la pietà cristiana, l'assistenza reciproca tra i membri e la realizzazione di opere di
4
carità e beneficenza. Erano generalmente composte da uomini o donne che si riunivano per pregare
insieme, svolgere opere di carità, aiutare i malati e i poveri, e in alcuni casi anche per difendere la fede. I
luoghi di riunione di tali confraternite erano le chiese fraternali.
La chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma: chiesa posta all’interno di un complesso ospedaliero, ha un
tipo di pianta ricco di cappelle, con una pianta rettangolare con singola abside, le
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