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La politica è importante

Che differenza può fare?

  • Aspetto della sicurezza > Pace e guerra
  • Differenza tra libertà e oppressione > La politica può garantire/impedire l'espressione della propria libertà di espressione (ai poli opposti forma di governo democratica-autoritaria. Lo stesso comportamento individuale può essere tutelato o condannato).
  • Aspetto economico > Differenza tra uguaglianza (possibilità di accesso ai servizi e alle risorse/ come la ricchezza è distribuita) e disuguaglianza.

La politica inficia la nostra vita.

Definizioni filosofiche

1. Aristotele

Esponente importante del pensiero politico ellenico. Il pensiero politico classico è agli antipodi della nostra visione politica contemporanea. Nella Grecia classica l'idea che sottostava allo studio della politica era che questa fosse funzionale per delineare la società migliore possibile. Qual è la migliore forma di governo? > Idea che la forma politica potesse migliorare i cittadini. Elaborare un ordinamento in positivo, come rendere migliori i cittadini e le comunità.

Quindi per i classici politica e morale erano la stessa cosa (parlare di politica e virtù era la stessa cosa) + parlare di politica e società era la stessa cosa, mentre noi abbiamo una visione verticale, la società civile viene governata dalla politica, esprime delle esigenze che vengono recepite dalla politica, che a sua volta scrive delle leggi regolando la società. La polis, invece, era organizzata orizzontalmente, non c'era governante e governato; coloro che governavano erano anche governati. Politica ed Etica Nicomachea: l'argomento è la polis, e i rapporti umani. Le attività politiche rientrano nella filosofia delle “cose umane” (per definizione imperfette e inesatte). Le “cose politiche” che tratta sono:

  • L'organizzazione della società > Organizzazione della politica. La visione di Aristotele è naturale: gli individui si uniscono in comunità naturalmente. Qualsiasi individuo costruisce una forma di comunità in vista di un fine > Micro-comunità al fine di sopravvivere e procreare = famiglia. Da sola non può sopravvivere, sviluppare ricchezza > Più famiglie si riuniscono in villaggi. Ognuno di noi eccelle in un mestiere, si svilupperanno quindi diversi mestieri. Villaggi = unione di più famiglie, che hanno però bisogno di una difesa > Si forma la Polis = Aggregazione di più villaggi. È un prodotto naturale, perché l'uomo è un animale sociale, è nato per vivere in comunità.

La visione delle comunità politiche si basa su una naturale propensione umana ad unirsi e vivere in comunità. Aristotele sviluppa però una visione dei rapporti di potere > Tre tipi di rapporti:

  1. Paterno. Potere dei padri sui figli, che ha un fondamento naturale. Il padre ha un diritto naturale di farlo, può richiedere obbedienza anche perché è nell'interesse dei figli. Esclusivamente all'interno della famiglia.
  2. Dispotico. Potere del padrone sul proprio schiavo. Il fondamento è il castigo. Il padrone ha la facoltà/capacità di punire il proprio servo. Non è nell'interesse del servo, ma del padrone.
  3. Politico. Si osserva nel villaggio e soprattutto nella polis. Si fonda sul consenso del governato > Chi comanda lo fa perché è chi obbedisce che glielo consente > Visione del potere consensuale/collaborativa. Il potere politico è degli uomini sugli altri uomini, che la società attribuisce ad alcuni suoi membri.

Qual è il fine ultimo della politica? Il bene comune. Chi comanda all'interno della polis ha come obbiettivo ultimo quello di realizzare il cittadino (il buon cittadino), migliorarlo.

  • Costumi dell'uomo
  • Come creare uomini virtuosi (politica commemorale)

Visione di politica che si basa sull'idea di comunità, che è essa stessa politica. Società significa politica.

2. Thomas Hobbes

Il "Leviatano" è stato scritto 3 anni dopo la fine della Guerra dei Trent'anni, che ha portato Hobbes a chiedersi come fare per evitare che un avvenimento simile si ripeta. La violenza deve essere eliminata, ma è intrinseca nell'umanità.

Nel mondo non regna l'ordine, ma il caos, che è una condizione naturale nello stato di natura. Prima della Guerra dei Trent'anni vigeva un ordine (artificiale) con una forma di stabilità, un potere riconosciuto come legittimo. La fonte del potere era la Chiesa: i Re erano riconosciuti come legittimi dalla Chiesa (l'autorità proveniva da Dio). Riforma protestante > La Guerra dei Trent'anni è stata durissima perché è stata una guerra di religione > La religione ha portato a scardinare le regole della politica > Hobbes ha bisogno di rifondare la politica, per fare in modo che le nuove regole non possano essere scalzate da una riforma come quella di Lutero.

Aristotele: in natura non siamo tutti uguali > Schiavo naturale, guerriero, ecc VS Hobbes: nello stato di natura tutti gli individui sono uguali (ugualmente liberi e capaci) e hanno una libertà estrema (nessuno è così forte da poter imporre la sua volontà sugli altri) > Antropologia negativa che si riflette in tre istinti naturali:

  1. Competizione = Sete di guadagno. Volontà di ottenere risorse, benefici.
  2. Diffidenza = Bisogno di sicurezza, difesa. Gli altri individui potrebbero essere una minaccia.
  3. Vana gloria = Ricerca di una reputazione.

Tutti gli individui hanno diritto su tutto. Ci sono sì leggi morali (cercare la pace, rispettare i patti, rinunciare al diritto naturale su tutte le cose) che non sono però rispettabili, perché vanno contro ai tre istinti (leggi naturali). La situazione è ingestibile, non c'è un modo di imporre le leggi morali sulle leggi naturali. Il conflitto è uno stato naturale. Serve qualcosa che possa portare ad uscire dal disordine, dallo stato conflittuale > Un artificio, il Leviatano che permette di risolvere conflitti (permettere di riportare la pace) e porta una rappresentanza.

La creazione del Leviatano richiede un patto di unione, in cui gli individui rinunciano a parte della propria libertà. Si impegnano ad osservare un certo tipo di comportamento in ambito pubblico, la loro libertà varrà solo nell'ambito privato. Il Leviatano nasce con la rinuncia degli individui a parte della libertà, perché accettiamo le leggi dello Stato. Visto che si tratta di un patto di unione, e non sottomissione, i cittadini attribuiscono degli obblighi anche allo Stato, al Leviatano. In base al principio di rappresentanza, il Leviatano rappresenta gli interessi degli individui, si assume l'obbligo di garantire i diritti dei cittadini > Da qui scaturisce il diritto di disobbedienza (di fronte ad alcune richieste del sovrano). Vale per quegli ordini che mettono a repentaglio la sopravvivenza delle persone.

In natura l'etica non esiste e questo si applica alla politica. Non c'è bene e male, e non c'è un bene ultimo verso cui tendere. C'è solo una distinzione tra lecito e illecito > Visione antitetica rispetto a quella di Aristotele. Per Hobbes la politica è pacifica ma non naturalmente, serve un artificio. In più si crea la distinzione tra pubblico e privato. Hobbes per la prima volta definisce lo spazio pubblico e privato (l'individuo mantiene la libertà nello spazio privato, ma la limita nell'ambito pubblico). L'obbiettivo ultimo della politica è l'assenza di conflitto.

3. Niccolò Machiavelli

Il principe, i Discorsi

La politica è il regno della fortuna. In politica c'è confusione, disordine, è ripetitiva, non è progresso, c'è confusione tra passato e presente. La politica è una storia di decadenza, a cui ogni tanto si riesce a porre rimedio, opponendo la virtù, con un momento di progresso. Visione ciclica che va da una fase idilliaca a una di decadenza.

Riprende la teoria dell'anaciclosi di Polibio > Ci sono diverse forme di governo > Per Machiavelli la storia dell'antica Roma rappresenta al meglio questo ciclo. Ci sono 6 forme di governo possibile: 3 forme buone e 3 degenerate. Roma nasce come una monarchia (potere nelle mani di uno, virtuoso) > Monarchia sfocia in tirannide (re non virtuosi ma corrotti. Sempre potere nelle mani di uno) > Un governo corrotto non è sostenibile a lungo, una forma di virtù emerge per contrastare il tiranno > Emergono i migliori tra i pochi, l'aristocrazia. Forma di governo aristocratica (pochi al governo virtuosi) > Ma il potere viene esercitato per la propria avarizia > Oligarchia (potere di pochi, ma corrotti) > Per uscire dalla decadenza, corruzione > Il potere viene preso dal popolo, dalla massa virtuosa. Democrazia (buoni tra tanti) > Decadenza > Anarchia. Roma ha sviluppato tutte queste fasi, fino a quando non riesce ad evitare la decadenza, l'anarchia. Spezza il ciclo. Sceglie una forma di governo mista > Roma repubblicana. Parte del potere al principio monarchico (consoli), parte agli aristocratici (senato), e parte ai migliori del popolo (tribuni della plebe).

La politica è uno scontro tra decadenza, corruzione e virtù. L'elemento del disordine è costante (Aristotele = ordine naturale, Hobbes = ordine mantenuto dalla politica). La risposta al disordine sta nelle armi, nell'armare i cittadini. Le armi sono un aspetto costitutivo della politica. Armi e leggi sono tra loro legate. Le buone leggi sono quelle che permettono ai cittadini di imbracciare le armi (per Hobbes un cittadino armato fa danni). Cittadini armati = Buone leggi. Lo Stato deve garantire ai cittadini il diritto di essere armati > Libertà. La vera libertà è quella di esercitare la virtù (imbracciare le armi). La buona politica è esercizio della virtù. Politica = Virtù = Libertà (di imbracciare le armi).

Rapporto simbiotico tra politica e guerra. L'attività più alta è la guerra. Combattere è un gesto eroico (altruistico, il bene più alto è la gloria e la virtù della propria comunità) e naturale (si fa per soddisfare una libido naturale, volontà di possesso) + Giulio Cesare è stato il più grande criminale politico, ha portato l'ordine all'interno dell'impero e di Roma.

In molti momenti della storia questa visione diventa reale > Rivoluzione francese, Napoleone

Differenze

Politica come:

  • Stato naturale > Aristotele
  • Artificio > Hobbes
  • Arte di governo > Aristotele
  • Conflitto > Machiavelli = La politica nasce per realizzare il conflitto e convogliarlo
  • Convivenza pacifica > Aristotele e Hobbes, anche se in modi diversi

Visioni che mostrano come possa evolvere l'idea di politica nel corso del tempo. Le diverse idee di politica possono fotografare delle realtà (situazione attuale maggiormente rispecchiata da Hobbes). La politica (il suo funzionamento) può essere scomposta in tre facce (tre aspetti, tra loro strettamente legati):

  1. Politics
  2. Polity
  3. Policy

Primo capitolo, paragrafi 1-4

Differenze tra Filosofia Politica e Scienza Politica

  • Verificare empiricamente le affermazioni > Quello che contraddistingue la Scienza Politica è non fare delle congetture: la filosofia si basa su speculazioni. I filosofi non parlano di casi empirici. La Scienza Politica fa sì delle congetture, ma ne verifica la veridicità nella realtà (le mette a contatto con la realtà).
  • Spiegare, non indicare cosa sia meglio > Tutti i filosofi cercavano di trovare la prospettiva migliore. La Scienza Politica non si interroga su cosa funziona meglio, vuole spiegare, comprendere il perché di un certo fenomeno. L'approccio scientifico si basa sullo spiegare, sul cercare un perché > Trovare delle relazioni causa-effetto (cercare gli effetti-le conseguenze- di alcuni fenomeni).
  • La Scienza deve rimanere avalutativa > Si studiano i fenomeni politici senza porsi la domanda: è bene o male? Distinguere tra un giudizio di fatto, ovvero una constatazione tra un dato di fatto reale e un giudizio di valore che risponde alla domanda è bene o male? Questo ha un criterio per rispondere alla domanda, dipende dai valori di chi osserva. Si possono fare solo delle deduzioni tra giudizi di fatto, legarli assieme, in modo da trarne delle considerazioni.

Obbiettivi della Scienza Politica

  • Spiegare
  • Delimitare il proprio campo di indagine > Stabilire che cos'è politica e cosa no. Capire l'essenza della politica e stabilirne i confini. Questi non sono così chiari: alcuni fatti possono essere politici o no (ad esempio, una questione originariamente economica può diventare politica).
  • Osservare se ci sono delle regole di comportamento > Dei vincoli alle azioni degli attori politici. Osservare se questi (capi di Stato, ecc) seguono delle regole, o hanno dei vincoli (limiti). Il comportamento degli attori politici può essere spiegato? Può essere intellegibile alla luce delle loro posizioni?
  • Capire qual è il legame tra i cittadini e lo Stato
  • Capire come avvengono le relazioni tra attori > In parte di cooperazione e in parte di conflitto (contrapposizione). Sono contrapposti, ma al tempo stesso, a volte, devono collaborare tra di loro.

A cosa serve una definizione empirica?

  • Indicare caratteristiche necessarie e ricorrenti (essenza) > Quali sono i tratti che contraddistinguono la politica, i suoi attori e i loro rapporti. Due elementi essenziali:
  1. Convivenza/coabitazione > La politica riguarda una collettività. Quando si tratta di questioni politiche abbiamo a che fare con questioni che riguardano non un gruppo ristretto di persone, ma una collettività (politica di Aristotele rapporti orizzontali: coloro che decidevano erano anche coloro su cui ricadeva la decisione. Oggi i rapporti sono verticali. Vedi sopra). Le decisioni che vengono prese valgono per tutti. Ma qual è il limite della collettività? Cosa definisce un gruppo? Un senso di identità. Per ogni comunità che si stabilisce c'è un concetto di identità che crea un'esclusione: un gruppo non si definisce come globale, ma come distintivo rispetto ad altri gruppi. La definizione di una collettività pone un confine > La politica vale per i cittadini che si sono definiti tali. La necessaria contrapposizione tra interno e esterno (al gruppo) definisce l'essenza della politica > Diade amico/nemico > L'essenza della politica è il rapporto amico-nemico. Ogni comunità definisce rapporti di coesione al suo interno (cooperazione) e rapporti conflittuali (all'estremo significa possibilità di violenza) con l'esterno. L'uso della violenza in un regime interno è reato; nell'ambito internazionale non proprio.
  2. Rapporti organizzati verticalmente > Comando-obbedienza. Due attori diversi, uno comanda e uno obbedisce. Un attore, un decisore politico, prende le decisioni e le fa diventare leggi, tutti gli altri obbediscono.
  • Stabilire confini con altri ambiti (autonomia):

Evoluzione storica

La nostra visione di politica è il risultato di una serie di processi. Qual è l'evoluzione storica che ha portato all'autonomia della politica?

  1. Prima fase > Il potere politico si emancipa dal potere spirituale. Entrambi non sono più nelle mani della stessa persona (prima si riteneva fosse legittimo perché il Papa era intermediario di Dio, e Dio era la fonte suprema di legittimità). La politica non ha bisogno del potere religioso (vedi Hobbes).
  2. Seconda fase > Frattura tra potere politico e la morale. La politica ha delle sue regole di comportamento, che sono a volte diverse da quelle della morale. (Ci sono diversi tipi di moralità: il soldato, che è funzionario dello Stato e attore politico, se non uccide quando gli viene dato l'ordine, ha un problema.) Ci si accorge che la politica non è più il bene comune, è un bene diverso. Questo non significa che la politica deve essere immorale, ma amorale (vedi Machiavelli).
  3. Terza fase > Separazione dall'economia. L'economia si separa dalla politica. La società civile è autonoma dallo Stato (Hobbes anticipa questo concetto). Lo Stato è l'unico ad avere l'autorità nell'ambito pubblico; nell'ambito privato, e l'economia è privata, lo Stato deve porre sì delle tutele, ma non deve intromettersi.
  4. Quarta fase > Autonomia dal diritto. Lo Stato deve sì sottostare al diritto, ma ci sono delle eccezioni. Il diritto può essere sospeso. La politica in alcuni momenti è superiore al diritto: nel momento della rivoluzione (sostituzione di un ordino con un atto violento. Un regime che si basa su un certo diritto viene eliminato. Il diritto vigente in quel momento viene infranto. Non è però reato, ma un momento di genesi: dà vita ad una nuova politica-che si prende autonomia dal diritto), dello stato di eccezione (per alcune motivazioni eccezionali la politica sospende il diritto. Le regole impedirebbero alla politica di fornire la risposta al problema in questione - nb: il passaggio dallo stato di eccezione alla fine della democrazia è vicino).

La politica è alla base, delimita, tutti gli altri ambiti, determina lo spazio d'azione. Fino a che punto la morale può essere perseguita nell'ambito pubblico? Qual è lo spazio dell'economia?

Evoluzione disciplinare

Lo studio della Scienza Politica è molto recente. Il motivo principale è che precedentemente, l'approccio alla politica era delimitato da altre discipline, la politica era affrancata ad altre.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gibellialice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Locatelli Andrea.
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