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Scienza politica unità 1

Che cosa è "scienza politica"?

"Scienza politica" è lo studio dei fenomeni politici condotto con la metodologia delle scienze empiriche.

Scienza = Spiega il metodo

La "scienza politica" in quanto disciplina non cerca di giudicare o di prescrivere i fenomeni politici, ma cerca di descriverli, analizzarli e spiegarli seguendo criteri di scientificità quali:

  • Falsificabilità: gli enunciati devono essere sottoposti a un procedimento di prova ed errore usando metodi diversi: storico, comparativo o statistico-quantitativo.
  • Avalutatività: il controllo delle ipotesi non deve essere influenzato dalle opinioni del ricercatore.

Un paradigma è un "modo di vedere" che, per una certa fase storica, fornisce il quadro dei problemi da risolvere, dei metodi, delle soluzioni e dei valori professionali accettati come validi da coloro che operano in un certo ambito di studi. Un paradigma fornisce quindi uno schema interpretativo, analitico e conoscitivo, consolidato, al cui interno la ricerca scientifica procede in modo lineare.

I 5 paradigmi in scienza politica sono:

  • Stato: lo stato territoriale è il parametro esclusivo o essenziale dell’agire politico.
  • Potere: categoria di potere come oggetto della riflessione politologica.
  • Sistema: metodo di analisi globale e unificato dei fenomeni e delle loro dipendenze.
  • Mercato: metodo che applica i postulati e i concetti della teoria economica ai comportamenti politici.
  • Identità: agire politico visto, non più in chiave individualistica, ma come opposizione tra collettività rivali.

La scienza politica non cerca di giudicare quello che è giusto, legale, o che cosa è meglio: non è normativa. Questo la differenzia dall'opinione politica. La scienza politica non si interroga sul migliore dei mondi possibili: non è prescrittiva. Questo la differenzia dalla filosofia politica.

Politica = Spiega l'oggetto di analisi

Il termine "politica" può avere significati diversi:

Inglese Italiano Significato
Political Science Scienza Politica Riflessione sulla vita della polis.
Politics Politica (agire politico) Azione intenzionale, impegno politico ed esercizio della professione politica. Esempio: l'attività di governo orientata dalla maggioranza del Parlamento della Repubblica.
Polity Politico Campo politico, sfera di azione sociale o spazio formato dagli attori politici. Esempio: il Parlamento della Repubblica.
Policy Politica pubblica Politica governativa, corso di azione governativa, le politiche pubbliche e l’azione di poteri pubblici in settori particolari. Esempio: la politica dell'impiego promossa dal governo emanazione della maggioranza del parlamento della Repubblica.

Forme di stato, forme di governo

Tra le forme di stato e le forme di governo vi è la stessa relazione che tra generi e specie. Il genere indica la natura di un oggetto, la specie ne qualifica i caratteri.

Stato = categoria generale astratta che si riferisce alle istituzioni politiche. Sono forme di stato: lo stato assoluto, lo stato nazione, lo stato totalitario, lo stato sociale, lo stato minimo...

Governo = si può definire governo qualsiasi meccanismo per mantenere un ordine, regolato da certe regole. Il governo è quindi una delle componenti dello stato, che si fa corrispondere al potere esecutivo. Sono forme di governo: la forma di governo monarchica, repubblicana, democratica, presidenziale, parlamentare...

Forme di governo: definizioni tradizionali

Aristotele (criterio numerico): monarchia o governo di uno, che può degenerare nella tirannia; aristocrazia o governo di pochi, che può degenerare in oligarchia; politeia o governo di molti che può degenerare in democrazia.

Machiavelli (criterio numerico): monarchia come governo di uno solo; repubblica come governo di un'assemblea, che può essere aristocratica o democratica.

Montesquieu (criterio numerico e principi d'obbedienza): monarchia come governo di uno in cui si obbedisce per onore; repubblica come governo di molti in cui si obbedisce per virtù; dispotismo come governo di uno in cui si obbedisce per paura.

Kelsen (criterio della fonte dell'ordinamento giuridico): autocrazia in cui la produzione delle norme avviene dall'alto; democrazia in cui essa avviene dal basso.

Democrazie

Il nostro primo modulo propone un'introduzione al tema della «democrazia», che osserveremo a quattro livelli:

  • Come forma di organizzazione
  • Come un concetto a geometria variabile, a seconda che si adotti un'ottica formale o sostanziale
  • Come fenomeno storicamente e socialmente determinato
  • Come fenomeno reale che necessita di una chiave d’interpretazione per essere compreso

Se intendiamo la politica come l'organizzazione globale di una società complessa, essa può essere descritta e/o prescritta. La democrazia ha delle "regole del gioco" che ne descrivono le modalità di funzionamento in quanto forma di organizzazione (la democrazia com’è). Tali regole hanno anche una componente prescrittiva in quanto traducono il "dover essere" della democrazia (la democrazia come dovrebbe essere).

John Dunn (1979): “oggi in politica, democrazia è il nome di ciò che non possiamo avere, e che tuttavia non possiamo smettere di volere”.

Dalla forma di governo al sistema politico

Studiare una forma di governo non è lo stesso che studiare un sistema politico; si tratta di livelli d'analisi differenti.

Democrazia come forma di governo

Se pensiamo alla democrazia come forma di governo possiamo dire che nel tempo essa è cambiata molto:

  • Democrazia rappresentativa Basata su regole e istituzioni della rappresentanza: elezioni e strutture rappresentative. La partecipazione diretta dei cittadini si limita al voto. È quindi un sistema di controllo e limitazione del governo basato sulla titolarità universale dei diritti politici, in cui l’esercizio del potere viene delegato. È la democrazia moderna.
  • Democrazia diretta Definita anche “democrazia degli antichi”: un piccolo numero di cittadini si riunisce e decide direttamente. Sopravvive in istituti come quello del referendum. È quindi un sistema di autogoverno basato sulla disponibilità di tempo dei cittadini, in cui l’esercizio del potere non viene delegato.

Democrazia come sistema politico

La forma di governo democratica porta con sé un aspetto ideale: il dover essere democratico. Studiare la democrazia in scienza politica non può prescindere:

  • Dalle istituzioni e dalle regole che la caratterizzano come forma di governo.
  • Né dai valori che la connotano come ideale a cui tendere.

Ma la scienza politica studia il sistema politico democratico, più che la forma di governo o il carattere ideale. Un sistema politico, o un regime politico, comprende non solo i meccanismi di governo e le istituzioni dello stato, ma anche le strutture e i processi (interdipendenti tra loro) attraverso cui queste interagiscono con la società.

È possibile osservare lo stesso fenomeno sia in termini di “forma di governo”, sia di “sistema politico”, a seconda del livello di analisi scelto. Ad esempio, analizziamo il potere giudiziario dai punti di vista:

  • Della sua articolazione. È il livello della forma di governo.
  • Del peso della magistratura in politica (le toghe rosse). È il livello del sistema politico perché non comprende solo i meccanismi di governo e le istituzioni dello stato, ma anche le strutture ed i processi attraverso cui essi interagiscono con la società, nell’arena politica.

N. Bobbio, Democrazia degli antichi e dei moderni e Democrazia ed eguaglianza

La democrazia come forma di governo è antica: il pensiero politico greco ci ha tramandato una celebre tipologia delle forme di governo, di cui una è la democrazia, definita come governo dei molti, dei più, della maggioranza, in una parola, del popolo, in contrapposizione al governo di uno o di pochi. Il significato descrittivo generale del termine non è cambiato; ciò che si ritiene sia cambiato, nel passaggio dalla democrazia degli antichi alla democrazia dei moderni, non è il titolare del potere politico, che è sempre il popolo, inteso come l'insieme dei cittadini cui spetta in ultima istanza il diritto di prendere decisioni collettive, ma il modo, più o meno ampio, di esercitare questo diritto.

La democrazia diretta degli antichi e delle città medioevali è stata sostituita dalla democrazia rappresentativa, la forma di governo in cui il popolo non prende esso stesso le decisioni che lo riguardano, ma elegge i propri rappresentanti, che debbono decidere per lui: questo è il solo governo popolare possibile in un grande Stato. Tanto la democrazia diretta quanto quella indiretta discendono dallo stesso principio della sovranità popolare, anche se si distinguono per le modalità e le forme con cui questa sovranità viene esercitata. D'altronde, l'esercizio diretto del potere di decisione da parte dei cittadini non è incompatibile con l'esercizio indiretto, attraverso rappresentanti eletti, come dimostra l'esistenza di costituzioni come quella italiana vigente, che ha previsto l'istituto del referendum popolare, seppur soltanto con efficacia abrogativa.

Negli stessi anni in cui attraverso la Dichiarazione dei diritti nasce lo stato costituzionale moderno, gli autori del “Federalista” (Hamilton e Madison) contrappongono la democrazia diretta degli antichi e delle città medievali alla democrazia rappresentativa, che è il solo governo popolare possibile in un grande stato. La democrazia rappresentativa nasce anche dalla convinzione che i rappresentanti eletti dai cittadini siano in grado di giudicare gli interessi generali meglio che i cittadini medesimi, troppo chiusi nella contemplazione dei loro interessi particolari; pertanto la democrazia indiretta veniva ritenuta più adeguata al raggiungimento dei fini cui era stata predisposta la sovranità popolare. Sebbene Rousseau sostenesse che “la sovranità non può essere rappresentata”, per Madison la delega dell'azione di governo a un piccolo numero di cittadini di provata saggezza “avrebbe reso meno probabile il sacrificio del bene del paese a considerazioni particolaristiche transitorie”. Al contrario, il difetto della democrazia cittadina era lo scatenarsi delle fazioni, anche se le divisioni tra parti contrapposte si sarebbero riprodotte sotto forma di partiti, anche nelle assemblee dei rappresentanti.

Una volta eletto, il deputato si deve comportare non come un uomo di fiducia degli elettori che lo avevano portato al Parlamento, ma come un rappresentante dell'intera nazione. Affinché la democrazia rappresentativa sia veramente perfetta rispetto al fine, è necessario che sia escluso il mandato vincolante dell'elettore verso l'eletto, che era invece caratteristico dello Stato di ceti, in cui vigeva il principio della rappresentanza corporativa, fondata sul vincolo di mandato del delegato, istituzionalmente chiamato a fare gli interessi della corporazione senza potersene discostare, a pena di perdere il diritto di rappresentanza.

La dissoluzione dello Stato di ceti libera l'individuo nella sua singolarità e nella sua autonomia: è all'individuo in quanto tale, non perché membro di una corporazione, cui spetta il diritto di eleggere i rappresentanti della nazione; i quali sono chiamati dai singoli individui a rappresentare la nazione nel suo complesso ed quindi debbono svolgere la loro azione e prendere le loro decisioni senza vincolo di mandato. Per rendere anche formalmente vincolante il distacco del rappresentante dal rappresentato, i costituenti francesi introdussero nella costituzione del 1791 il divieto di mandato imperativo e da allora il divieto fatto ai rappresentanti di ricevere un mandato vincolante da parte dei loro elettori diventerà un principio essenziale al funzionamento del sistema parlamentare.

Democrazia ed uguaglianza

Storicamente “democrazia” ha due significati prevalenti, a seconda che si metta in maggiore evidenza:

  • Democrazia formale o democrazia come governo del popolo: l'insieme delle regole, la cui osservanza è necessaria affinché il potere politico sia effettivamente distribuito tra la maggior parte dei cittadini, le cosiddette regole del gioco.
  • Democrazia sostanziale o democrazia come governo per il popolo: l'ideale cui un governo democratico dovrebbe ispirarsi, che è quello dell'eguaglianza.

Dei due significati, quello storicamente connesso con la formazione dello Stato liberale è il primo. Per questo motivo, la democrazia moderna, non solo non è incompatibile con il liberalismo, ma può esserne considerata, sotto molti aspetti, almeno sino al certo punto, la naturale prosecuzione, se si prende il termine democrazia nel suo significato giuridico-istituzionale e non in quello etico, in un significato più procedurale che sostanziale. Questo anche se il liberalismo dei moderni e la democrazia degli antichi sono stati spesso considerati antitetici, nel senso che i democratici dell'antichità non conoscevano né la dottrina dei diritti naturali né il dovere dello Stato di limitare la propria attività al minimo necessario per la sopravvivenza della comunità e, dall'altra parte, i moderni liberali sono nati esprimendo una profonda diffidenza per ogni forma di governo popolare (e hanno sostenuto e difeso lungo tutto l'arco del secolo XIX e oltre il suffragio ristretto).

Se si assume il secondo, il problema dei rapporti tra liberalismo e democrazia diventa molto complesso e si risolve nel difficile problema del rapporto tra libertà ed uguaglianza. Libertà ed uguaglianza sono valori antitetici, nel senso che non si può attuare pienamente l'uno senza limitare fortemente l'altro. Libertarismo ed egualitarismo affondano le loro radici in concezioni dell'uomo e della società profondamente diverse: individualistica, conflittualistica e pluralistica quella liberale; totalizzante, armonica e monistica quella egualitaria. Per il liberale il fine principale è l'espansione della personalità individuale, anche se lo sviluppo della personalità più ricca e dotata può andare a detrimento dello sviluppo della personalità più povera e meno dotata; per l'egualitario il fine principale è lo sviluppo della comunità nel suo insieme, anche a costo di diminuire la sfera di libertà dei singoli.

L'unica forma di eguaglianza che, non solo è compatibile con la libertà così com’è intesa dalla dottrina liberale, ma è addirittura richiesta da essa, è l'eguaglianza nella libertà: che significa che ognuno deve godere di tanta libertà quanta è compatibile con la libertà altrui e può fare tutto ciò che non lede l'eguale libertà degli altri.

Praticamente sin dall'origine dello Stato liberale questa forma di eguaglianza ispira due principi fondamentali:

  • Eguaglianza davanti alla legge. L'eguaglianza davanti alla legge può essere interpretata come una forma specifica e storicamente determinata di eguaglianza giuridica, per esempio nel diritto di tutti di accedere alla giurisdizione comune o alle principali cariche civili e militari, indipendentemente dalla nascita.
  • Eguaglianza dei diritti. L'eguaglianza dei diritti comprende l'eguaglianza in tutti diritti fondamentali enumerati in una costituzione, tanto che si possono definire fondamentali quelli, e soltanto quelli, di cui debbono godere tutti i cittadini senza discriminazioni derivate dalla classe sociale, o da sesso, o dalla religione, o dalla razza, ecc.

Sono fondamentali i diritti che in una determinata costituzione sono attribuiti a tutti i cittadini indistintamente, quelli, in una parola, di fronte al quale tutti cittadini sono eguali. Entrambi i principi attraversano tutta la storia del costituzionalismo moderno e sono congiuntamente espressi dall'articolo 3, primo comma, della costituzione italiana vigente: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”.

Si parla di stato minimo per sottolineare la caratteristica propria dello Stato liberale di porsi come unico obiettivo la tutela dei diritti fondamentali. Il compito fondamentale non è quello di perseguire forme di eguaglianza sostanziale, ma di limitarsi unicamente a quelle di eguaglianza formale. Ne consegue l'idea di un apparato "alleggerito", incentrato sulla tutela di pochi diritti essenziali ed in grado di lasciare la massima libertà all'iniziativa dei singoli. Lo stato minimo dovrebbe, quindi, garantire i servizi relativi ad al più: giustizia, diritto e protezione. Al contrario dello Stato sociale, quello liberale predilige il rispetto e la salvaguardia dell'iniziativa privata in opposizione ad ogni tentativo di dirigismo statale.

N. Bobbio, Quali alternative alla democrazia rappresentativa?

“Democrazia” è un termine dai molti significati, ma vi è un significato preponderante su cui tutti coloro che invocano la democrazia sono ormai d'accordo.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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