APPUNTI COMPLETI STORIA CONTEMPORANEA
1. La Natura della Storia e la sua Funzione
La storia nasce dalla curiosità per il passato e dal desiderio di conoscere le scelte
dell'essere umano, configurandosi come una manifestazione della memoria collettiva. Essa
possiede un uso civile a livello ufficiale, come dimostrato dai discorsi politici che richiamano
valori comuni (es. Mattarella), e serve a comprendere il presente attraverso uno
svolgimento diacronico. Esiste un legame indissolubile tra presente e passato: come
affermato da Benedetto Croce, "tutta la storia è storia contemporanea", poiché ogni
indagine storica nasce da un interesse o da un interrogativo del nostro presente. Questo
mutamento di interessi ha portato a nuove indagini, come lo studio del ruolo della donna o
delle classi subalterne (contadini e operai), precedentemente ignorati dalla storiografia
classica.
2. Metodologia, Fonti e Peculiarità
Lo studio del periodo contemporaneo presenta sfide specifiche rispetto ad altre epoche:
• Continuità spazio-temporale ed emotiva: Gli eventi vicini, come il fascismo o la
Resistenza, generano un coinvolgimento che va oltre il mero interesse culturale.
• Esubero di fonti: A differenza del Medioevo, dove la cultura era appannaggio della
Chiesa, l'epoca contemporanea dispone di una quantità enorme di fonti (stampa, radio,
cinema, televisione, email). Il problema principale dello storico diventa quindi la selezione e
il districare i nessi di causalità.
• Deperibilità e distruzione: Le fonti contemporanee sono fragili (es. email non conservate)
e talvolta soggette a distruzione intenzionale per motivi politici, come nel caso dell'"Armadio
della Vergogna" relativo ai crimini nazifascisti.
• Storia e Memoria: Le fonti orali permettono di raccogliere dati emotivi e soggettivi dai
testimoni diretti, ma richiedono un confronto con fonti imparziali per evitare pareri troppo
parziali
• Archivistica: L'accesso ai documenti è regolato da norme giuridiche; ad esempio, i
fascicoli personali sono consultabili solo dopo 70 anni per motivi di privacy.
3. Grandi Interpretazioni e Periodizzazione
Periodizzare è un atto soggettivo di interpretazione dello storico. Diverse visioni si
confrontano sulla datazione dell'età contemporanea:
• Rivoluzione Francese (1789): Segna la fine dell'Ancien Régime, una società statica
basata sul diritto divino e sui ceti, per passare a una società basata sui diritti individuali e
sulla ragione.
• Arno Mayer: Sostiene che l'Ancien Régime sia proseguito nei valori e nelle strutture fino
alla Prima Guerra Mondiale.
• Eric Hobsbawm: Definisce il "Secolo Breve" il periodo tra il 1914 (scoppio della Grande
Guerra) e il 1991 (crollo dell'URSS), incentrato sullo scontro tra grandi ideologie.
• Paul Ricoeur: Suggerisce di identificare "eventi inaugurali" trasversali come la crisi del
1929 o l'Olocausto per superare una visione puramente eurocentrica.
L'OTTOCENTO: DALLA RESTAURAZIONE AI NUOVI STATI NAZIONALI
L'Ottocento si apre con il tentativo di Restaurazione, ovvero il ripristino dell'ordine politico e
sociale precedente la Rivoluzione Francese e l'età napoleonica. Gli obiettivi fissati dal
Congresso di Vienna (1815) erano:
- Legittimità: Riportare sul trono i sovrani che erano stati spodestati (secondo il
principio della sovranità divina e dinastica).
- Equilibrio: Rimodellare la mappa europea per bilanciare le potenze, prevenendo
future egemonie francesi o di altre nazioni
- Restaurazione: Ripristinare le istituzioni e i confini antecedenti il 1789
Tuttavia, i risultati ottenuti in Europa non furono una mera restaurazione dell'antico regime,
poiché la Rivoluzione e l'esperienza napoleonica avevano lasciato segni profondi:
- Si diffusero Carte costituzionali (spesso concesse dai sovrani)
- La società si trasformò da una società di ceti a una società di cittadini.
- Si svilupparono amministrazioni centralizzate e moderne
- Furono mantenuti l'Esproprio dei beni ecclesiastici e le Imposte centralizzate.
- Si rafforzò un forte Senso di Identità Nazionale
Ideologie e Limiti del Liberalismo
L'Ottocento fu un secolo caratterizzato da un forte scontro ideologico tra le
- ideologie conservatrici
Edmund Burke (1790): Viene indicato come figura di riferimento associata all'anno 1790.
Burke è considerato il padre del conservatorismo moderno; nel 1790 pubblicò "Riflessioni
sulla Rivoluzione in Francia", in cui criticava la rottura violenta con il passato operata dai
rivoluzionari, difendendo invece il valore della tradizione e del cambiamento graduale
guidato dall'esperienza storica.
Joseph de Maistre (1819): È citato come esponente del pensiero conservatore del primo
De Maistre è un esponente del pensiero reazionario. Egli sosteneva la necessità
Ottocento.
di ripristinare l'ordine antico, vedendo nel potere assoluto della monarchia e nella religione
gli unici baluardi contro il caos sociale.
Ultramontanismo: Questo termine indica una specifica corrente all'interno delle ideologie
conservatrici. L'ultramontanismo era un movimento cattolico che guardava "oltre i monti" (le
Alpi), verso Roma, sostenendo la supremazia assoluta del Papa sia in ambito religioso che
politico, in opposizione alle tendenze laiche e nazionalistiche degli Stati moderni.
- ideologie progressiste
Adam Smith (1790) e il liberismo: Smith viene associato alla nascita del liberismo
economico. Smith è considerato il fondatore dell'economia politica classica; la sua ideologia
si basa sull'idea che il mercato, lasciato libero da interferenze statali, sia in grado di
autoregolarsi e produrre benessere per l'intera società attraverso la "mano invisibile".
Benjamin Constant (1819) e la libertà individuale: Questo autore pone al centro del suo
pensiero la libertà dell'individuo rispetto al potere dello Stato. Constant è celebre per aver
distinto la "libertà degli antichi" (partecipazione diretta alla vita politica) dalla "libertà dei
moderni" (il godimento dell'indipendenza privata e delle libertà civili), ritenendo quest'ultima
fondamentale nelle società moderne.
Alexis de Tocqueville (1835-40): Viene citato in relazione al periodo in cui pubblicò le sue
Nelle sue opere, Tocqueville esaminò i vantaggi e i pericoli della
analisi sulla democrazia.
democrazia, avvertendo del rischio della "tirannia della maggioranza" e sottolineando
l'importanza del pluralismo sociale.
John Stuart Mill (1859-1869)Mill portò l'ideologia progressista verso nuovi traguardi,
difendendo la libertà di espressione come motore del progresso sociale e diventando uno
dei primi grandi pensatori maschi a sostenere apertamente il suffragio femminile e la parità
di genere.
Nonostante i valori di libertà, il pensiero liberale dell'epoca era intrinsecamente limitato,
poiché l'idea che tutti gli uomini fossero uguali non si applicava a tutti gli individui. Erano
esclusi dalla partecipazione politica e dal suffragio (allora non universale):
- Gli analfabeti, ritenuti soggetti a pressioni.
- I poveri, ritenuti corruttibili.
- Le donne, le ultime a essere incluse nel suffragio.
Questa esclusione rifletteva il dibattito sul suffragio universale; come evidenziato in un
dialogo, l'idea di universalità era intesa riguardo a "quelli che ne sono capaci".
Nazione e Moti Rivoluzionari
L'idea di Nazione/Patria divenne un elemento motore dell'Ottocento, legato alla volontà di
creare stati nazionali. Giuseppe Mazzini (1805–1872) incarnò questa spinta con la sua
definizione di patria: "la casa dell'uomo, non dello schiavo". Per Mazzini, non poteva esserci
patria finché esisteva una tirannide, sia essa domestica (un governo tiranno interno) o
straniera (come quella austriaca in Italia).
Mazzini, inizialmente legato alla Carboneria (una società segreta), rielaborò il suo pensiero
in esilio a Londra, fondando la Giovine Italia e successivamente la Giovine Europa. La sua
visione era repubblicana e si basava sull'unità della nazione, respingendo i progetti
federalisti (come quello di Cattaneo) a favore di una struttura centralizzata. La Giovine
Europa promuoveva l'idea di nazioni solidali che collaborassero in Europa senza primati.
Questa spinta nazionale e costituzionale si manifestò nei moti rivoluzionari:
• Moti del 1820: Richieste costituzionali in Spagna, nel Regno delle due Sicilie, in
Piemonte e Portogallo. Furono limitati alle élite borghesi e sedati, ad eccezione della Grecia,
che iniziò la sua emancipazione dall'Impero Turco.
• Moti del 1830: Caratterizzati dalla ribellione al sovrano e dal principio nazionale. In
Francia portarono alla caduta di Carlo X e all'instaurazione della monarchia di Luigi Filippo
d'Orléans, che divenne "re dei Francesi" (per volontà francese) e non "della Francia"89.
• Moti del 1848: Diffusi in tutta Europa (Francia, Italia, Austria, Prussia), combinando
In Francia, la rivoluzione portò alla
richieste di libertà, nazionalismo e indipendenza8.
caduta della monarchia e alla nascita della Seconda Repubblica (1848–1852), con un
allargamento della partecipazione popolare, anche se la popolazione istruita rimaneva
limitata.
ARGOMENTO 1: I MOTI DEL 1848
I. Caratteristiche Generali della Rivoluzione del 1848
La crisi rivoluzionaria del '48 coinvolse gran parte dell'Europa continentale, diffondendosi
rapidamente dalla Francia all'Italia, all'Impero asburgico e alla Confederazione germanica.
Solo la Russia e la Gran Bretagna rimasero immuni.
Fattori Comuni e Obiettivi:
1. Crisi Economica: Un elemento comune fu la crisi economica del biennio 1846-47,
che colpì prima il settore agricolo, poi quello industriale e commerciale, causando
carestie, miseria e disoccupazione.
2. Tradizione Rivoluzionaria: L'azione consapevole dei democratici e degli intellettuali
si inserì nel malessere, richiamandosi alla tradizione della Rivoluzione francese.
3. Contenuti delle Insurrezioni: Le richieste dominanti furono libertà politiche e
democrazia, spesso intrecciate, in paesi come Italia, Germania e Impero asburgico,
con la spinta verso l'emancipazione nazionale.
4. Novità: La caratteristica peculiare del '48 fu la massiccia partecipazione dei ceti
popolari urbani (artigiani e operai) e l'emergere di obiettivi sociali accanto a quelli
politici. La coincidenza con la stesura del Manifesto dei comunisti di Marx ed Engels
portò a considerare il 1848 l'anno di nascita ufficiale del movimento operaio.
II. La Rivoluzione in Francia (La Seconda Repubblica)
La Francia fu il centro di irradiazione del moto. La "monarchia liberale" di Luigi Filippo
d'Orléans e del suo primo ministro Guizot appariva troppo oligarchica.
● L'Insurrezione di Febbraio: I democratici chiedevano il suffragio universale. La
proibizione di un "banchetto" a Parigi il 22 febbraio 1848 innescò la crisi. L'intervento
dell'esercito radicalizzò la situazione, e la Guardia nazionale (espressione della
borghesia cittadina) si schierò con i dimostranti. Luigi Filippo abbandonò Parigi il 24
febbraio.
● La Proclamazione della Repubblica: Fu costituito un governo provvisorio che
proclamò la Repubblica (la Seconda Repubblica) e annunciò l'elezione di
un'Assemblea costituente a suffragio universale. Per la prima volta nella storia
europea, il governo incluse due socialisti (Louis Blanc e Alexandre Martin, detto
Albert).
● Le Riforme Sociali e la Svolta: Il governo stabilì la durata massima della giornata
lavorativa a undici ore e affermò il principio del diritto al lavoro, istituendo gli ateliers
nationaux per dare impiego ai disoccupati, sebbene in lavori di pubblica utilità.
● Sconfitta Democratica: Le elezioni di aprile 1848, a suffragio universale, portarono
alla vittoria i repubblicani moderati, grazie all'elettorato rurale conservatore. L'ala
radicale fu sconfitta. La decisione di chiudere gli ateliers nationaux provocò una
sanguinosa insurrezione operaia a Parigi nel giugno 1848. La repressione,
guidata dal generale Cavaignac, segnò una svolta conservatrice.
● Fine della Repubblica: In novembre fu approvata una costituzione democratica. Le
elezioni presidenziali di dicembre videro la vittoria schiacciante di Luigi Napoleone
Bonaparte (nipote dell'imperatore), sostenuto dal blocco conservatore e clericale.
● Dal Colpo di Stato all'Impero: Bonaparte, in contrasto con la maggioranza
moderata, attuò un colpo di Stato il 2 dicembre 1851, sciogliendo la Camera. Nel
dicembre 1852, un nuovo plebiscito sancì la restaurazione dell'Impero e Luigi
Napoleone assunse il nome di Napoleone III.
III. La Rivoluzione nell'Europa Centrale
Nell'Impero asburgico e nella Confederazione germanica, lo scontro principale fu tra
borghesia liberale e assolutismo; la componente sociale fu meno preponderante che in
Francia.
Impero Asburgico
● Vienna: L'insurrezione scoppiò a Vienna il 13 marzo 1848, costringendo il cancelliere
Metternich (simbolo della Restaurazione) ad abbandonare il potere e a fuggire.
L'imperatore Ferdinando I promise la convocazione del Reichstag (Parlamento) a
suffragio universale.
● Tensioni Nazionali: Le notizie da Vienna fecero precipitare la situazione nelle
province.
- In Ungheria, sotto la guida di Lajos Kossuth, i patrioti crearono un governo
nazionale e decretarono la fine dei rapporti feudali, avviando l'organizzazione
di un esercito nazionale verso la piena indipendenza.
- A Praga, i patrioti cechi, chiedendo maggiori autonomie, formarono un
governo provvisorio e convocarono un congresso dei popoli slavi.
● La Riscossa Imperiale: La repressione militare della sollevazione di Praga (giugno
1848) segnò l'inizio del recupero per il potere imperiale. Il governo di Vienna sfruttò le
rivalità tra slavi (in particolare i croati, guidati da Josip Jelacic) e magiari per
stroncare il separatismo ungherese.
● Fine della Rivoluzione Asburgica: Nonostante una nuova insurrezione a Vienna in
ottobre, la capitale fu assediata e occupata. Ferdinando I abdicò in favore del nipote
Francesco Giuseppe. Nel marzo 1849, il nuovo imperatore sciolse il Reichstag e
promulgò una costituzione moderata e centralistica.
Confederazione Germanica
● Berlino e l'Assemblea di Francoforte: Dopo i fatti di Vienna, manifestazioni a
Berlino il 18 marzo costrinsero Federico Guglielmo IV di Prussia a concedere la
libertà di stampa e a convocare un Parlamento prussiano (Landtag). Nello stesso
contesto, fu richiesta un'Assemblea costituente per tutti gli Stati tedeschi, che si riunì
a Francoforte sul Meno a metà maggio.
● Declino e Sconfitta: In Prussia, il movimento liberal-democratico declinò
rapidamente. L'Assemblea di Francoforte si divise sulla questione nazionale tra i
"grandi tedeschi" (unione attorno all'Austria) e i "piccoli tedeschi" (stato nazionale
intorno alla Prussia). Prevalse la tesi "piccolotedesca".
● Il Rifiuto della Corona: Nell'aprile 1849, il re Federico Guglielmo IV rifiutò la corona
imperiale offertagli dall'Assemblea, in quanto proveniente da un corpo rivoluzionario.
Questo rifiuto segnò la fine dell'Assemblea di Francoforte, che fu sciolta dalle truppe
nel giugno 1849.
IV. La Rivoluzione in Italia
La rivoluzione italiana fu inizialmente autonoma, incentrata sulla richiesta di costituzioni.
● Le Costituzioni: La sollevazione di Palermo (gennaio 1848) indusse Ferdinando II di
Borbone a concedere una costituzione. Seguirono Carlo Alberto (con lo Statuto
Albertino), Leopoldo II di Toscana e Pio IX. Questi statuti avevano un carattere
fortemente moderato.
● L'Insurrezione Antiaustriaca: La crisi asburgica diede nuova spinta alla questione
nazionale. A Venezia, Daniele Manin proclamò la Repubblica veneta (17 marzo). A
Milano, le "cinque giornate" di insurrezione (18-22 marzo), guidate tra gli altri da
Carlo Cattaneo, costrinsero il maresciallo Radetzky a ritirarsi nel "Quadrilatero"
(Verona, Legnago, Mantova e Peschiera).
● La Prima Guerra d'Indipendenza: Il 23 marzo, Carlo Alberto dichiarò guerra
all'Austria. Inizialmente, la guerra sembrò nazionale e federale grazie all'invio di
truppe da Napoli, Toscana e Stato Pontificio.
● La Sconfitta: A causa della scarsa risolutezza di Carlo Alberto e del ritiro di Pio IX,
Leopoldo II e Ferdinando II (quest'ultimo sciolse anche il Parlamento appena eletto),
l'esercito piemontese, pur sostenuto da volontari (tra cui Garibaldi), fu sconfitto a
Custoza (luglio 1848). Fu firmato l'armistizio con l'Austria.
● La Fase Democratica (1848-1849): Dopo la sconfitta piemontese, solo i democratici
(in Italia e in Ungheria) rimasero a combattere.
○ In Toscana e a Roma, i sovrani furono costretti alla fuga.
○ Nel gennaio 1849, fu eletta a suffragio universale l'Assemblea costituente
romana, che proclamò la Repubblica Romana il 9 febbraio, adottando la
"democrazia pura" e un triumvirato (tra cui Mazzini e Saffi). La Repubblica
abolì i tribunali ecclesiastici e propose una riforma agraria.
● La Ripresa della Guerra e la Restaurazione: Carlo Alberto riprese la guerra contro
l'Austria nel marzo 1849, ma fu subito sconfitto a Novara. Carlo Alberto abdicò in
favore del figlio Vittorio Emanuele II.
● Gli austriaci procedettero alla restaurazione in tutta la penisola. La Repubblica
Romana, difesa eroicamente anche da Gari
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Storia contemporanea
-
Appunti completi Storia della filosofia contemporanea
-
Appunti di Storia contemporanea
-
Appunti Storia dell'arte contemporanea