ANALISI 2
FUNZIONI REALI DI PIU’ VARIABILI
1. -LIMITI
-CONTINUITA’
-DERIVATE
-DIFFERENZIABILITA’
-TEOREMA DEL DIFFERENZIALE TOTALE
-TEOREMA DI SCHWARZ
-MATRICE HESSIANA E MASSIMI E MININI
FUNZIONI VETTORIALI
2. -LIMITI
-MATRICE JACOBIANA
-DIVERGENZA E ROTORE
EQUAZIONI DIFFERENZIALI
3. -A VARIABILI SEPARABILI
-LINEARI DEL PRIMO ORDINE
-LINEARI DEL SECONDO ORDINE
INTEGRALI CURVILINEI
4. -LUNGHEZZA CURVA
-INTEGRALE CURVILINEO DI FUNZIONI SCALARI
-INTEGRALE CURVILINEO DI UN CAMPO VETTORIALE
-GRADIENTE DI UNA FUNZIONE SCALARE
-CAMPO CONSERVATIVO
-APERTO CONNESSO
-X TROVARE IL POTENZIALE
-CAMPI VETTORIALI IRROTAZIONALI
-FORMULA DI GREEN
-TEOREMA DI GAUSS O DELLA DIVERGENZA
-TEOREMA DI STOKES O DEL ROTORE
-APERTI SEMPLICEMENTE CONNESSI (relazione tra campi
conservativi e irrotazionali)
SERIE NUMERICHE
5. -CONDIZIONE NECESSARIA
-SERIE A TERMINI POSITIVI
-SERIE A SEGNI ALTERNI
-CRITERIO DI LEIBNIZ
SERIE DI FUNZIONI
6. SERIE DI POTENZE
7. SERIE DI TAYLOR
8.
1 REALI DI PIU’ VARIABILI:
FUNZIONI ( )
k f x , ..., x
f : R → R
FUNZIONI SCALARI DI k VARIABILI: con un numero reale
1 k
f : A → R
Una funzione si dice reale di due (di tre, di k) variabili reali se il suo dominio A è un
3 k
di R , di R
sottoinsieme di )
2 ¿
R
-Limite in più variabili P
f : A → R
Limite finito-finito: Sia una funzione reale di k variabili reali e sia un punto
0
di accumulazione per il dominio A di f. Si dice che f(P) tende ad un numero reale l per P che
∥<
P 0<∥ P−P δ
>
ε 0 δ> 0 P∈ A
tende a se per ogni esiste un tale che da e
0 0
(
lim f P)=l
¿ (P)−l∨¿
f ε
segue che . In tal caso si scrive .
P → P 0
=( )e
P x , y P=(x , y)
-Se f è di 2 variabili, posto la definizione precedente è equivalente
0 0 0 (x )
, y
alla seguente. Si dice che f (x, y) tende ad un numero reale l per (x, y) che tende ad 0 0
> >
ε 0 δ 0 ε
se per ogni esiste un (dipendente da ) tale che da
√ 2 2
( ) ( ) ( )∈ ¿ (x
x , y A f , y)−l∨¿ ε
+ − <
0< x−x y y δ e segue .
0 0 ( )=l
lim f x , y
In tal caso si scrive .
(x )
, y)→( x , y
0 0 P
f : A → R
Limite finito-infinito: Sia una funzione reale di k variabili reali e sia un
0
+∞
punto di accumulazione per il dominio A di f. Si dice che f(P) tende a per P che tende a
∥<
P 0<∥ P−P δ
> >
M 0 δ 0
se per ogni esiste un (dipendente da M) tale che da e
0 0
P∈ A segue che f(P)>M
-Limite direzionale P→ P
Supponiamo che esista il limite per di f(P). Allora, fissata una qualunque direzione v,
0
∥v ∥=1
k
∈
cioè un vettore tale che , è facile verificare che esiste ed è uguale al
v R ( +tv)
lim f P
precedente anche il .
0
t→ 0 ¿ )
x , y →( x , y
-Nel caso ad esempio di 2 variabili, se esiste il limite per ( di f(x, y), allora,
0 0
2 2 2
∈
=(h )
fissato, un qualunque vettore tale che , è facile verificare che
v , k R +k =1
h
( +th +tk)
lim f x , y
esiste ed è uguale al precedente anche il .
0 0
t→ 0 ( +tv)
lim f P
P→ P
In altre parole, se esiste il limite per di f(P), allora il limite direzionale 0
0 t→ 0
,esiste per ogni direzione v ed è indipendente da essa. Di conseguenza, se il limite direzionale
P
(in ) dipende dalla direzione (o non esiste per qualche direzione), allora f(P) non ammette
0 P→ P
limite per .
0 xy
lim
ES. Per esempio possiamo considerare il . Fissiamo poi un vettore
2 2
+
x y
( ) ( )
x, y → 0,0
2 2 2
(h )∈ tale che e poi eseguiamo le seguenti sostituzioni: x=th e y=tk. Si
, k R +k =1
h
avrà: 2
t hk hk
=lim =hk
lim .
2 2 2 2 2 2
+t +k
t h k h
t → 0 t → 0
Ad esempio, nelle direzioni degli assi coordinati il limite viene 0, mentre nella direzione (
√ √
¿=(1/
h , k 2; 1/ 2) , cioè nella direzione della retta y=x il limite viene ½.
2
Il limite direzionale dipende quindi dalla direzione (h, k). Si può pertanto concludere che la
xy ( ) ( )
x , y → 0,0
funzione non ammette limite per .
2 2
+
x y
-L’esistenza del limite direzionale non garantisce tuttavia l’esistenza del limite.
lim x √
ES. Per esempio possiamo considerare il .
( ) ( )
x , y → 0,0 2 2
+
∙ x y
y lim h
th h
√ √
Il limite direzionale esiste ed è uguale a
2 2 2 2 2 2 t →0
| |
+t =lim +k =
lim ∙ t h k ∙ t ∙ h ∙∨t∨¿
tk k k
t → 0 t →0
k ≠ 0
0 lungo ogni direzione v =(h, k) (con ). Perciò, per l’osservazione fatta prima, se
esistesse il limite della funzione per
( ) ( )
x , y → 0,0 , esso sarebbe necessariamente uguale a 0. Però, se consideriamo il limite della
x √
+¿ 2 4
+ =1
x → 0 ∙ x x
2
x
2
restrizione della funzione data la curva con x > 0 si ottiene il
y=x ¿
lim
¿
. Perciò il limite considerato non esiste.
-Continuità di un punto ∈
P A
k
DEF (di continuità in un punto): Data e dato un punto diremo
⊆
f : A R →R 0
P P P
che f è continua in , se è un punto isolato di A oppure, nel caso che sia un
0 0 0
(P)=f ( )
lim f P
punto di accumulazione di A e vale che il .
0
P → P 0
P > >0
ε 0 γ
In ogni caso f è continua in se per ogni esiste un tale che da
0
∥ ∥<
P∈ A e P−P γ segue
0
¿ (P)−f (P )∨¿
f ε .
0 k
⊆
DEF (di continuità in un punto con le successioni): Data e dato un
f : A R → R
∈
P A P
punto di accumulazione per A diremo che f è continua in se per ogni
0 0
{ }
P P → P (P )→ (P )
f f
successione in A tale che risulta che .
n 0
n 0
n ∈
n N
-Derivate parziali =( )
P x , y
2
f : A → R
DEF: Sia una funzione definita su un aperto A di e sia un
R 0 0 0
punto di A. P
La derivata parziale di f nel punto rispetto alla prima variabile è (se esiste) la derivata in
0
x x → x
↦ ( )
x f x , y
della funzione parziale , ovvero è il limite (se esiste finito) per
0
0 0
(x )−f (x )
f , y , y ∂f
0 0 0 ( )
x , y
del rapporto incrementale e si scrive .
0 0
∂x
x−x 0
In modo analogo si definisce la derivata parziale rispetto alla seconda variabile.
-La derivabilità non implica la continuità
-Derivata direzionale ∈
P A
k
f : A → R
DEF: Sia una funzione definita su un aperto A di e sia . Fissata una
R 0
∥v ∥=1
k
∈
qualunque direzione v, cioè un vettore tale che , la derivata direzionale di f
v R
P
in lungo il vettore v è (se esiste) la derivata della funzione in una variabile
0 =0
t
∈(−δ )→ ( +
t ,+δ f P tv) in .
0 0 ( +tv)−f (P )
f P 0 0
P lim
In altre parole, f è derivabile in lungo il vettore v se esiste finito .
0 t
t→ 0
3
-Differenziabilità
Consideriamo il caso di funzioni in 2 variabili: =( )
P x , y
2
f : A → R
DEF: Sia una funzione definita su un aperto A di e sia un
R 0 0 0
P
punto di A. Diremo che f è differenziabile in se oltre ad essere derivabile il
0
( ) ( )( ) ( )( )
( ) −f −f −f
f x , y x , y P x−x P y− y
0 0 x 0 0 y 0 0 =0
lim .
√ 2 2
( ) ( )
+ −
x−x y y
( )
( )
x, y → x , y
0 0 0 0
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
−f + + −
x , y f P x−x f P y y rappresenta il piano tangente al grafico di f in
0 0 x 0 0 y 0 0
(x ( ))
, y , f x , y .
0 0 0 0 ( ) ( ) ( ) ( ) ( )( )
− =f +
df P x−x , y y P x−x f P y− y
-Il polinomio omogeneo di primo grado si
0 0 0 x 0 0 y 0 0
P
chiama differenziale della funzione f calcolato in e applicato al vettore incremento
0
( )
= −
P−P x−x , y y .
0 0 0 (x )
, y
-Se una funzione f ammette derivate parziali in un punto , in tale punto si definisce il
0 0
vettore gradiente di f: f
( ) ( )
¿ x x , y , f x , y
(¿ ) .
0 0 y 0 0
∇ (x )=grad ( )=¿
f , y f x , y
0 0 0 0
-La differenziabilità implica la continuità K
f : A → R
TEOR: Sia una funzione definita su un aperto A di differenziabile in
R
∈
P A P
. Allora f è continua in .
0 0 P→ P
(P) ( )
f → f P
DIM: Dobbiamo provare che per . Dalla differenziabilità abbiamo:
0 0
( ) ( ) ( )
( )−f =grad + ∨¿)
f P P f P ∙ P−P o(¿∨P−P
0 0 0 0
Applicando la disuguaglianza triangolare e la disuguaglianza di Schwarz abbiamo:
| |
| | (| |)
| |
( ) ( ) ( )
( ) −f ∨+¿
f P P ≤ gradf P ∙ P−P o P−P
0 0 0 0
| |
| | | |
| | | | (| |)
| |
( ) ( ) +
≤ gradf P ∙ P−P o P−P
0 0 0
| |
| |
( )
→ gradf P ∙ 0+0
0
-La differenziabilità implica l’esistenza di tutte le derivate K
f : A → R
TEOR: Sia una funzione definita su un aperto A di differenziabile in
R
∈
P A P
. Allora f ha derivate direzionali in lungo ogni direzione v e si ha:
0 0
Df (P )=grad (P )
f ∙ v .
0 0
Dv ¿∨v∨¿=1
DIM: Dalla differenziabilità con H=tv e abbiamo:
(P + ( )=grad ( )∙(tv)+o (¿∨tv∨¿)
f tv)−f P f P
0 0 0
( +tv)−f (P ) ( ) (¿∨tv∨¿) (P )∙
f P grad f P ∙(tv)+o t grad f v o(t∨¿ v∨¿)
0 0 0 0
= = +
t t t t
( +tv)−f ( )
f P P
0 0 =grad (P )∙
lim f v
0
t
t→ 0
-La derivabilità non implica la differenziabilità
-Teorema del Differenziale Totale:
4 k
f : A → R
Sia una funzione definita su un aperto A di derivabile in tutto A con derivate
R
∈
P A P
parziali continue in . Allora f è differenziabile in .
0 0
-La condizione espressa da questo teorema non è però necessaria alla differenziabilità.
2 2
f : A→R
-Teorema di Schwarz: Sia una funzione di classe su un aperto A di ,
C R
allora: 2 2
∂ f ∂ f ( )∈
x , y A
(x (x )
, y)= , y per ogni . (derivate parziali seconde miste)
∂y∂x ∂x∂y 2
: A →R
-Massimi e minimi in relativi : Sia f una funzione di classe su un aperto A di
C
( )
( ) (P )
f P f
∈ xx 0 xy 0
(P )=
P A . H f
2 e sia Consideriamo la matrice: che è detta la
R 0
0 (P ) ( )
f f P
yx 0 yy 0
P
matrice hessiana di f in . Possiamo notare che, in conseguenza del Teorema di Schwarz, si
0
(P )=f ( )
f P
ha e, pertanto, la matrice è simmetrica.
xy 0 yx 0
Avremo quindi il seguente teorema: 2 2
: A → R
TEOR: Sia f una funzione di classe definita su un aperto A di .
C R
∈
P A
Supponiamo che in un punto si annullino le due derivate parziali di f. Se il
0 P
determinante della matrice hessiana in ossia:
0
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
=f −f
detHf P P f P P f P
0 xx 0 yy 0 xy 0 yx 0
P (P )<
f 0
è positivo, allora è un punto estremante, quindi massimo relativo se
xx 0
0 ( )>
f P 0
o minimo relativo se xx 0
se è negativo, non è estremante ma è detto punto di sella
se è nullo, non si ha nessuna informazione sulla natura del punto critico
5 VETTORIALI IN PIU’ VARIABILI
FUNZIONI ( )
k m f x , ..., x
f : R → R
FUNZIONI VETTORIALI DI k VARIABILI: e è un vettore
1 k
(f (x ), (x ))
,... , x ... , f ,... , x
1 1 k m 1 k m
Tali funzioni sono anche dette campi vettoriali. Sia un’applicazione definita in un
f : A → R
k
sottoinsieme A di .
R
-Limite P
k m
Limite finito-finito: Sia una funzione vettoriale e sia un punto di
⊂
f : A R → R 0 m
accumulazione per il dominio A di f. Si dice che f(P) tende ad un vettore per P che
L∈ R ∥<
P 0<∥ P−P δ
>
ε 0 δ> 0
tende a se per ogni esiste un tale che da da (norma in
0 0
k m
∥ (P)−l∥<
P∈ A f ε
) e segue che (norma in ).
R R
-Matrice Jacobiana
m k
Sia un’applicazione derivabile definita su un aperto A di Denotiamo con
f : A → R R .
f , f , ... , f le m funzioni reali che compongono la f (sono funzioni reali di k variabili reali).
1 2 m ∈
P A
Fissato un punto , la matrice:
0 P
si chiama matrice jacobiana dell’applicazione di f in (tutti i valori della matrice sono
0
P
calcolati in ).
0 f , f , ... , f
La matrice è composta da m righe che sono i gradienti delle componenti della
1 2 m
funzione f. Quando k=m la matrice è quadrata e in questo caso ha senso il suo determinante.
-Alcuni esempi di funzioni vettoriali di variabile reale sono: COORDINATE POLARI, SFERICHE E
CILINDRICHE.
-Divergenza e rotore (agiscono su campi vettoriali)
(f (x ) ( ) ( ))
,... , x , f x ,... , x , ... , f x , ... , x
1 1 k 2 1 k k 1 k
k k
DIVERGENZA Sia , un campo
⊆
f : A R → R (x )=¿
f , ..., x
1 k
1 k
vettoriale di classe su un aperto A di . Si definisce divergenza di F e si indica con
C R
¿ f la funzione a valori reali: k ∂f
∑ i
¿ (x )= (x )
f , ..., x , ... , x .
1 k 1 k
∂ x
i=1 i
DELLE DERIVATE PARZIALI DELLE COMPONENTI DI F LUNGO LA DIREZIONE DEGLI
SOMMA
ASSI (x ), ( ), (
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-
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