Test ingresso, università "blindata": numero chiuso in 4 corsi su 10

Marcello G.
Di Marcello G.

Siete aspiranti Farmacisti, Psicologi, Ingegneri industriali o informatici? Allora fate attenzione alla città in cui decidete di studiare. Perché non è così scontato che riuscirete a frequentare le lezioni e a sostenere gli esami. Queste, infatti, sono solo alcune delle facoltà che hanno fatto registrare un boom dei test d’ingresso a livello locale, ‘autogestiti’ dalle singole università. Perché i corsi di laurea ad accesso programmato non solo quelli esplicitamente indicati dalla legge (la n.264 del 1999) - Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura, Scienze della formazione primaria, Professioni sanitarie - e che hanno un numero di posti fisso a livello nazionale. L’autonomia universitaria, infatti, consente agli atenei di stabilire dove e come applicare lo strumento del numero chiuso.


Numero chiuso, in crescita quello locale

Attualmente, i corsi che prevedono test d’ateneo (escluso l'accesso programmato nazionale) sono quasi mille: gli ultimi dati disponibili, estrapolati dalla piattaforma Universitaly e riportati dal Rapporto sulla condizione studentesca CNSU 2018 ci dicono che nel 2017 sono stati ben 972. Numeri mai registrati in precedenza. Che seguono, probabilmente, il recente rinnovato appeal degli studi universitari. Visto che, dopo il picco del 2014 (965 corsi ad accesso programmato locale), c’era stata una netta inversione di tendenza che aveva riportato i corsi selettivi a quota 926. Quelli, però, erano gli anni in cui la crisi economica aveva spinto alla fuga dagli studi post diploma.

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L’autonomia universitaria genera disparità

Con la ripresa delle immatricolazioni, dunque, riparte la corsa verso l’alto (tra i parametri per autorizzare i test d’ingresso c’è anche la proporzione tra studenti e professori). Così può capitare spesso e volentieri di trovarsi di fronte a un paradosso. Se, ad esempio, a Milano un corso di studi prevede piena libertà nell’immatricolazione, non è detto che lo stesso identico corso organizzato a Bari sia esente dalla selezione all’ingresso. Ma quali sono le facoltà che hanno sfruttato di più questa opportunità, soprattutto per i corsi triennali? Dove, in pratica, per potersi iscrivere sarà quasi certo di dover passare per il filtro delle prove preliminari? Quelle più ‘cattive’ rientrano sicuramente nell’area tecnico-scientifica.

Le facoltà tecnico-scientifiche le più selettive (per scelta)

Come anticipato, Farmacia e Ingegneria industriale svettano su tutte le altre (con circa 60 corsi ad accesso programmato locale); subito dietro – con 40 corsi – le Biotecnologie e le varie branche dell’Ingegneria dell’informazione (informatica, elettronica, telecomunicazioni, ecc); seguono Economia, Psicologia e Biologia (immediatamente sotto quota 40). Nel caso di Farmacia, Biotecnologie, Biologia e Psicologia, tra l’altro, i corsi a numero chiuso superano di gran lunga quelli ad accesso libero. Mentre per quel che riguarda Ingegneria Industriale, Ingegneria dell’informazione ed Economia, pur essendoci parecchi corsi con le prove preliminari, quelli aperti a tutti rimangono ancora la maggioranza. Basta saper scegliere l’ateneo.

Lauree umanistiche (e magistrali) no problem

Pochissimi problemi, invece, per chi è orientato verso le lauree umanistiche: sono una rarità le facoltà che fanno svolgere i quiz per immatricolarsi, ad esempio, in Lettere o in Filosofia. Stesso discorso per le lauree magistrali, dove in tutte le aree quasi mai si fa un’ulteriore selezione, considerando anche il minor numero di iscritti rispetto alle triennali; unica eccezione Psicologia (ma c’è da considerare il ciclo unico).

Test d’ingresso per 4 corsi su 10

Un passaggio, quello dei test d’ingresso, che ormai accomuna gran parte delle aspiranti matricole. Stando ai dati dello scorso anno, in circa 4 corsi di laurea su 10 gli studenti devono cimentarsi con le prove d’accesso. Un numero facilmente ricavabile: nell’anno accademico 2017/2018 sono stati 4441 i corsi attivati dalle varie facoltà italiane, 720 sono quelli ad accesso programmato gestito a livello nazionale, 972 quelli a numero chiuso per scelta delle singole università. Totale: 1692 corsi di laurea, il 38%. Se fossero solo quelli stabiliti per legge ci si fermerebbe circa al 16%.


Test di ingresso, ecco quali sono le facoltà con il numero aperto

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