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La violenza di genere: riflessioni

Non passa giorno che la stampa o la televisione non ci diano notizie di episodi di violenza nei confronti delle donne. Di solito, si parla di violenza fisica ma sessuale, ma esiste anche la violenza psicologica, chiamata stalking; con essa, di solito un uomo perseguita in continuazione una donna, creando in lei uno stato di paura e di ansia, al punto renderle la vita impossibile che in alcuni casi più gravi può arrivare al suicidio.
Le violenze avvengono dappertutto: sul posto di lavoro, a scuola, per la strada e addirittura in casa e questo è il luogo in cui essa più difficilmente viene a galla, perché nascosta fra le mura domestiche.
Le motivazioni sono sempre le stesse: gelosia, supremazia del maschio (e in questo casi si deve parlare di “maschio” e non di uomo), problemi economici, calo di autostima, rifiuto di adoperare la ragione.
L’uomo che pratica la violenza può essere il marito, il fidanzato, il partner in generale e spesso l’ex partner che non si rassegna al fatto che una relazione sia finita. Spesso chi fa violenza è un uomo di religione musulmana che non accetta che la moglie o le figlie vivano secondo la moda occidentale, giustificandosi con gli insegnamenti del Corano. In questo caso egli si fa forte dell’approvazione del gruppo sociale in cui vive. Infatti, è proprio di questi giorni che in Afganistan, un paese musulmano, una donna è stata frustata pubblicamente per aver ascoltato della musica e in Sudan un’altra ha dovuto subire cinquanta frustate perché aveva indossato i pantaloni.
Spesso, la violenza porta al femminicidio con mezzi atroci e barbari: accoltellamento, sfregio con l’acido, che ha il significato di lasciare una traccia indelebile sulla vita futura della donna per ricordarle che non conta nulla.
Succede che la donna che subisce, denunci tardi il fatto; pensa che, tutto sommato, l’uomo violento le vuole bene oppure che si tratti di un episodio saltuario, oppure non ne parla con la persona giusta. Bisogna anche aggiungere che la donna a volte non ha la forza e il coraggio di ricorrere alla denuncia per non dover essere sottoposta a degli interrogatori in Tribunale che possono metterla a disagio perché scavano troppo profondamente nella sua vita intima. Invece non esiste niente di più sbagliato: uno schiaffo, uno strattone, un atto violento, anche di poco conto, deve essere sempre denunciato, senza aspettare.
Le leggi promulgate dallo Stato per contrastare la violenza di genere non sono sufficienti perché non esiste la sicurezza della pena, la pena viene ridotta per motivi vari o il giudice trova un’attenuante. Recentemente il Parlamento ha approvato una legge che punisce più severamente i colpevoli: la relazione affettiva con la donna è un aggravante, utilizzo del braccialetto elettronico se il colpevole è colto sul fatto, la querela che non può essere ritirata in caso di lesioni fisiche. La normativa prevede anche un finanziamento di un piano per l’educazione alla non violenza di genere e questo è molto importante.
Quello deve essere fatto soprattutto, oltre a punire severamente i colpevoli, è educare al rispetto della persona, elemento totalmente assente nelle classi sociali senza istruzione; occorre far capire che uomini e donne hanno gli stessi diritti e nessun uomo può privare la donna di un diritto inviolabile e imprescrittibile e privarla della libertà con la violenza fisica. E’ anche necessario contrastare le opinioni diffuse o stereotipi che si hanno del ruolo della donna nella società : la donna è fatta per stare in casa, per accudire i figli, nel lavoro non è capace di occupare posti importanti, chi decide nella famiglia è l’uomo. Sono tutte affermazioni sorpassate, senza senso che non sono più adatte alla vita del mondo moderno perché considerano la donna come un essere umano inferiore. In una relazione, uomo e donna possono avere idee diverse a proposito di un problema, ma esso deve essere risolto con la discussione, con uno scambio di un parere e non con la violenza fisica.
Per sensibilizzare i cittadini alla questione della violenza di genere vengono fatte frequentemente iniziative come l’intitolazione di strade solo a donne famose o la collocazione di panchine rosse nei giardini pubblici (il rosso è il simbolo del sangue e quindi della violenza), oppure dibatti, flash-mob o pubblicità finalizzate. Sono cose piccole, ma che possono aiutare a far riflettere tutti sul problema della violenza di genere che sta diventando sempre più ampio e ingestibile se non si interviene alla radice, cioè sull’educazione di genere e sull’istruzione, cioè al rispetto e alla differenza dei due generi, insistendo sul fatto che la prevaricazione è sempre e comunque un atto di barbarie.
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