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Tema sulla memoria


L’autore con la citata frase “Se questo è un uomo” vuole aiutarci a capire e a comprendere quanto sia importante e doveroso ricordare quello che è successo più di sessantacinque anni fa riguardo alla Shoah.
Con questo messaggio evocativo, egli si rivolge in particolare alle nuove generazioni che non sono state testimoni diretti sui fatti di genocidio degli Ebrei e dei deportati in genere, affinchè questo messaggio rimanga loro ben impresso nella mente e contribuisca a non farsi ingannare dalla falsa propaganda di gruppi estremisti di destra, che tendono a negare la verità storica dell’olocausto.
Le stesse nuove generazioni, che avendo ben presente gli errori e le esperienze negative del passato, possano affrontare al meglio e con più sicurezza e consapevolezza il proprio futuro. Non a caso si è avvertito, da parte delle maggiori istituzioni, un forte dovere civico e morale nel ricordare, in modo significativo e costante nel tempo, i milioni di vittime dell’olocausto, istituendo la “giornata della memoria” che ricorre il 27 gennaio di ogni anno e “la giornata del ricordo” istituita il 10 febbraio di ogni anno nel ricordo delle vittime italiane delle foibe.
In queste tristi ricorrenze, la visita ai tetri e squallidi luoghi in cui si è perpetrato la deportazione e il genocidio (lager nazisti di Auschwitz, Dachau, Birkenau, Buchenwald, Mauthausen ed anche il poco conosciuto binario ventuno della stazione ferroviaria di Milano da cui partivano le tradotte di deportati italiani), suscita in tutti noi, nel ricordo delle testimonianze apprese, sentimenti di disagio e commozione, ripensando al fatto che in quegli stessi luoghi, molti anni fa, si sono consumati fatti tragici e veri drammi familiari. Intere famiglie si sono dovute separare e salutare con strazianti addii non sapendo che fine avrebbero fatto e se mai un giorno si sarebbero potuti rincontrare.

Tramite la lettura di libri e memoriali, scritti dai sopravvissuti e anche da chi purtroppo non è riuscito a sopravvivere, ma ha comunque lasciato un ricordo della sua esperienza, ripreso e pubblicato anni dopo dai superstiti, mi sono potuta documentare sulle loro reali esperienze di vita, vissuta in condizioni disumane, internati in tetri lager nazisti o in clandestinità con la paura e il terrore quotidiano di essere scoperti e deportati.
Primo Levi e Anna Frank sono stati testimoni diretti del periodo più buio del secolo scorso, quello culminato nella caccia agli Ebrei e alle minoranze etniche, nei campi di concentramento e di sterminio, seguendo la logica abominevole della superiore razza ariana. Entrambi hanno sperimentato sulla propria pelle, seppure in modo diverso, la crudeltà umana, lo stato animale, cui l’uomo accecato da aberranti dottrine e idealismi, può regredire.
Senza tutte queste testimonianze dirette di chi ha vissuto in quell’inferno, senza le fotografie, i filmati, i miseri resti di quei luoghi tristemente famosi, stenteremmo a credere come l’animo umano si possa essere spinto verso quello stadio di degrado e di follia.
Se dalla storia passata possiamo trarre un utile insegnamento per il presente e il futuro, il fatto che ancora oggi si continua a guardare con sospetto, se non addirittura con odio, a tutto quello che è altro e diverso, il fatto che si continua a sbandierare continuamente l’antisemitismo, la xenofobia, l’omofobia, ci dovrebbe preoccupare non poco. O non abbiamo colto nessun insegnamento dalla storia passata o l’animo umano racchiude dentro di se talmente tanto odio e malvagità per cui questi insegnamenti sono destinati, in tanti casi, a cadere nel vuoto.
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