Estratto del documento

Dario Villani VG

Tesina per l’esame finale

Il nazismo e lo sterminio degli ebrei

Dalle leggi di Norimberga ad Auschwitz: tesina

La persecuzione e lo sterminio degli ebrei

Auschwitz: fabbrica di morte

Esperimenti medici nei campi di concentramento

Approfondimenti

Se questo è un uomo, di Primo Levi

La diagnosi di Hannah Arendt

Maus, di Art Spiegelman

Sommario

Introduzione: fondamenti e significato dell’antisemitismo hitleriano

1. Le tappe dell’Olocausto

La soluzione emigrazione

Ghettizzazione ad Oriente

La soluzione finale

2. Le leggi razziali

3. Lo scatenarsi delle persecuzioni

La notte dei Cristalli

Arianizzazione dell’economia

La tassazione degli ebrei

Affamare gli ebrei

Verso lo sterminio

4. La ghettizzazione ad Oriente

Il problema dell’alimentazione

Lo sfruttamento del lavoro

5. Il piano Madagascar

6. La decisione finale

La conferenza di Wannsee

7. I campi di concentramento

Il sistema delle deportazioni

8. Il complesso di Auschwitz

Mappa di Auschwitz

Mappa di Birkenau

Auschwitz

Storia e vita ad Auschwitz

Dipartimenti e gerarchie ad Auschwitz

Gli alloggi dei deportati

L’alimentazione giornaliera

Il musulmano (cadaveri viventi)

Il campo delle donne e dei bambini

Le punizioni corporali

Le esecuzioni: il blocco della morte

L’ospedale e l’infermeria del campo

Birkenau (Auschwitz II)

L’arrivo al campo

Gli alloggi dei deportati

Le camere a gas e i forni crematori

Le resistenze e le evasioni

La rivolta del Sonderkommando

Le marce di evacuazione e la liberazione

Auschwitz III 2

9. Esperimenti medici ad Auschwitz

Esperimenti su dissenteria, malaria, febbre gialla e tubercolosi

Esperimenti su gemelli e nani

Esperimenti di sterilizzazione

10. Lo Zyklon B

11. La diagnosi di Hannah Arendt

Gli ebrei e lo stato nazionale

Gli ebrei e la società

L’affare Dreyfus

12. Primo Levi

13. Maus

Art Spiegelman

Che cos’è Maus?

Personaggi

Perché topi?

Il messaggio

Tragedia collettiva e individuale 3

Introduzione

1. Fondamenti e significato dell’antisemitismo hitleriano

Spesso ci si chiede le reali motivazioni dello sterminio degli ebrei a opera dei nazisti:

ricondurre tutto alla pazzia dei persecutori sarebbe sminuire e in qualche modo giustificare il loro operato.

Le leggi razziste di cui si parlerà più avanti ebbero un profondo significato: erano strettamente connesse al fenomeno nazionalsocialista, ed erano inoltre essenziali per un eventuale successo del Terzo Reich.

“Dominare il mondo”, cantavano le giovani SS. Le mire di Hitler non conoscevano limiti, il suo sogno era un uomo interamente rinnovato, forse erroneamente ispirato al Superuomo nietzscheano.

Hitler sognava di estirpare la religione cristiana, per sostituirla con una nuova morale “una fede forte ed eroica… in un nuovo invisibile Iddio del destino e del sangue”.

Soltanto un culto, una religione infatti potevano portarlo alla meta, e il Führer andava modellando il culto necessario a tale fine.

È stato affermato quindi che il nazismo fu soprattutto una religione.

Dimostrarlo ci porterebbe lontano dal nostro tema; ci basti osservare che le tre caratteristiche richieste per definire una religione – la percezione di una potenza superiore, la sottomissione a questa e le relazioni con essa – vi erano incontestabilmente presenti.

Ma il Volk e l’anima della razza sarebbero restate nozioni vaghe e fluide se non fossero state rese tangibili agli occhi dei fedeli opponendo ad essi un’antirazza, un antipopolo: si può dire quindi che l’ebreo sia il “Diavolo” di questa religione.

La presenza del diavolo faceva sì che meglio si potesse percepire il dio: scatenando l’odio verso l’Impuro, l’adorazione della divinità era stimolata.

L’ebreo non soltanto era impuro, ma rendeva impuro tutto ciò che aveva a che fare con esso.

Così un’atmosfera di sacro orrore poté impregnare milioni e milioni di menti tedesche.

Se solo una piccola minoranza era fondamentalmente antisemita, e propugnava verso l’ebreo un odio convinto e violento, una grande maggioranza permetteva che lo si uccidesse e sfruttasse, “tendendo la propria mano verso gli assassini”.

Una parte della colpa dello sterminio degli ebrei è da attribuire quindi alla popolazione tedesca, poiché pochi non avrebbero mai potuto causare quello che è stato il genocidio degli ebrei senza il tacito consenso del popolo.

Capitolo 1: le tappe dell’Olocausto

1. La soluzione emigrazione

Inizialmente e apparentemente l’obiettivo principale del nazismo e di Hitler consistette nel rendere il Reich “judenfrei”, vale a dire “libero dagli ebrei”. Il sistema prescelto per “ripulire” la Germania dagli ebrei fu, in questa prima fase, costringerli ad emigrare. Rendendo loro intollerabili le condizioni di vita attraverso una legislazione sempre più oppressiva, si cercava di spingerli verso un esodo definitivo all’estero. Il bilancio di questa fase che va sostanzialmente dal 1933 al 1939, non fu tuttavia coronato da successo.

Dei 520.000 ebrei tedeschi che vivevano in Germania nel 1933, ne rimanevano 350.000 nel 1938. Ma in quello stesso anno con l’annessione dell’Austria i nazisti si trovarono a dover “gestire” anche i 190.000 ebrei austriaci.

Riuscire a far emigrare altri 540.000 ebrei apparve impossibile. Ad ogni espansione della Germania nazista il numero degli ebrei cresceva e le nazioni estere non furono in grado o non vollero assorbire l’ondata di emigrazione ebraica proveniente dal Reich. La soluzione “emigrazione” alla vigilia della guerra appariva sostanzialmente fallita.

Nacque allora l’idea di ampliare il concetto stesso di deportazione trasferendo forzatamente in un luogo distante gli ebrei tedeschi. Il luogo venne individuato nell’isola di Madagascar. La resistenza della Gran Bretagna tuttavia impediva la realizzazione del progetto. In più nel 1940 la situazione era drammaticamente mutata: non si trattava più di far emigrare 520.000 ebrei tedeschi, occorreva sbarazzarsi anche degli ebrei polacchi che assommavano a 2.000.000 di persone. Nel febbraio 1941 Hitler discusse il problema con il consigliere del lavoro Ley. Hitler aveva ancora in mente l’idea dell’emigrazione forzata anche se questa andava presentando sempre maggiori difficoltà a causa della guerra. Egli ammise che all’inizio aveva affrontato il problema pensando soltanto agli ebrei che vivevano nel Reich, ma ora l’obiettivo era diventato più ambizioso: l’influenza ebraica doveva essere eliminata da tutti i territori sotto il controllo dell’Asse.

Ora però “pensava a ogni cosa, da un punto di vista diverso, e non certo con maggiore simpatia” [verso gli ebrei]. Hitler pensava cioè ad altre possibili soluzioni.

2. Ghettizzazione ad oriente

In piena guerra il problema si aggravò ulteriormente. L’invasione del Belgio, dell’Olanda, della Francia, della Danimarca e Norvegia fece aumentare ulteriormente il numero degli ebrei caduti nelle mani del nazismo.

L’obiettivo prioritario, rendere judenfrei la Germania si allargò a dismisura: si trattava ora di rendere judenfrei l’intera Europa.

La soluzione non poteva più essere quella di far emigrare gli ebrei all’estero. Si fece così strada un’altra soluzione: deportare gli ebrei europei all’Est concentrandoli nei territori polacchi occupati. In questa operazione di concentramento dovevano essere coinvolti ovviamente anche gli ebrei polacchi.

Creare in Polonia dei grandi ghetti apparve la soluzione più appropriata. Tuttavia sin dall’inizio ci si scontrava con un altro pilastro dell’ideologia nazista: lo “spazio vitale” che la Germania doveva guadagnarsi ad Est. I territori conquistati dovevano infatti essere destinati ai tedeschi che avrebbero dovuto insediarvisi. Il concentramento nei ghetti della Polonia non poteva dunque rappresentare la “soluzione finale” del problema ebraico ma una “soluzione transitoria” in attesa della fine della guerra dopo la quale si sarebbe dovuta trovare una soluzione alternativa.

3. La soluzione finale

La soluzione di sterminare sul posto gli ebrei rappresentò un “salto di qualità” nel progetto di eliminare il giudaismo europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto un piano di eliminazione fisica.

Tuttavia il sistema di sterminare gli ebrei laddove vivevano non poteva essere adottato al di fuori dell’Unione Sovietica. Lo sterminio degli ebrei occidentali non poteva essere attuato con mezzi così brutali ed evidenti. Non si potevano assassinare in massa gli ebrei olandesi, francesi, greci alla luce del sole.

Le fucilazioni compiute ad Oriente erano inimmaginabili ad Occidente. Occorreva studiare un altro metodo.

Ed è di fronte a questi problemi che si fece strada la “soluzione finale”.

Vi erano state diverse esperienze di sterminio negli anni precedenti che concorsero ad ideare la soluzione finale: il programma di eutanasia aveva formato un nucleo di specialisti che aveva ideato le uccisioni con i gas; la deportazione in Polonia degli ebrei del Reich aveva fornito degli “insegnamenti” sulle tecniche di deportazione; il concentramento in ghetti aveva messo in grado le possibilità della macchina dello sterminio.

Con un bagaglio di esperienza così ampio si fece definitivamente strada la soluzione finale cioè l’annientamento fisico degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente. La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata a Himmler e a Heydrich. Lo spartiacque storico venne marcato dalla cosiddetta Conferenza del Wannsee, una riunione nella quale si iniziarono a coordinare tutti gli enti interessati al buon esito della soluzione finale. All’inizio del 1942 la “soluzione finale del problema ebraico” era stata varata.

Capitolo 2: le leggi razziali

Il punto di partenza d’ogni persecuzione sta nell’identificare il perseguitato: soltanto dopo aver distinto tra la “normalità” del perseguitante e “l’anormalità” del nemico è possibile scatenare su di lui una vera e propria persecuzione.

Perciò la prima preoccupazione del governo nazista per quello che riguarda la “risoluzione” del problema ebraico fu la precisa determinazione dell’ebreo.

Già dalla giunta al potere di Hitler i progetti per l’esclusione degli ebrei dalla funzione pubblica erano già pronti. Tuttavia proprio la necessità di espellere gli ebrei dalla “macchina dello Stato” ripropose con urgenza la necessità di dare al più presto una definizione certa dell’ebreo.

Con il decreto del 7 aprile 1933 furono licenziati tutti i funzionari pubblici di “ascendenza non ariana”.

Tuttavia non era ancora chiara cosa fosse questa “ascendenza non ariana”. A risolvere il problema intervenne il regolamento al decreto dell’11 aprile 1933 che specificava che erano da considerarsi di ascendenza non ariana

“tutti coloro che avevano uno o ambedue i genitori ebrei o uno o tutti e due i nonni ebrei. Padre, madre e nonni erano da considerarsi presunti ebrei qualora professassero la religione giudaica”

Si trattava di una definizione efficace ma destinata a creare, anche agli stessi nazisti che l’avevano elaborata, una serie di problemi. In primis applicando la definizione risultavano ebrei anche coloro che avevano un solo nonno ebreo. In poche parole gli ebrei per tre quarti, per metà e per un quarto erano parificati agli ebrei “totali”.

Il 13 settembre 1935 Hitler diede ordine di preparare una legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco.

Questa vietava i matrimoni e le relazioni sessuali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco.

Si vietava poi l’assunzione di personale di servizio ariano da parte delle famiglie ebree. Anche avvicinarsi alla bandiera del Reich era vietato. A questo punto gli ebrei erano stati di fatto espulsi dall’amministrazione pubblica e segregati dal popolo tedesco. Tuttavia occorreva eliminare i loro diritti e dunque la tutela che ogni Stato accorda ai propri cittadini.

La Legge sulla Cittadinanza fu di conseguenza promulgata il 15 settembre 1935.

Questa si presentava in modo estremamente scarno: soltanto tre articoli. Non era necessario dilungarsi in una complessa legge poiché l’obiettivo era semplice: togliere agli ebrei la cittadinanza tedesca e i privilegi e le garanzie ad essa connessi.

Questo risultato fu ottenuto attraverso una preliminare distinzione tra “suddito” e “cittadino”. Il suddito del Reich è chi gode della protezione dello Stato tedesco, il cittadino invece è un suddito di sangue tedesco o apparentato. La differenziazione accordava il pieno godimento dei diritti civili ai soli cittadini. Come risultato gli ebrei potevano essere sudditi ma non cittadini, sottoposti alle leggi dello Stato ma privi di qualsiasi reale diritto.

Per definire una volta per tutte chi fosse ebreo e chi no occorsero altri due mesi di lavoro. Fu il Segretario della Cancelleria del Reich Lammers a sobbarcarsi l’impresa con la sua commissione. Non occorreva una legge apposita di definizione degli ebrei ma un semplice regolamento alla “Legge sulla Cittadinanza”.

La commissione lavorò tra difficoltà non indifferenti: le opinioni erano diverse e oscillavano verso punte di rigidità estremamente pericolose.

Persisteva infatti lo spinoso problema dei “mezzi-ebrei”.

Il Partito Nazista intendeva assimilarli agli ebrei puri. Viceversa vennero proposte due categorie di “mezzi ebrei”. Alla fine del lavoro la proposta divenne il Primo Regolamento sulla Cittadinanza promulgato il 14 novembre 1935.

Si individuavano così ebrei e non ariani (Mischlinge). I non ariani erano sottoposti a tutte le restrizioni comuni, gli ebrei erano destinati al processo di distruzione.

Per il “Primo Regolamento alla Legge sulla Cittadinanza” erano ebrei puri:

  • Tutti coloro che hanno tre o più nonni ebrei.
  • Tutti coloro che hanno due nonni ebrei e:
  • a) Appartenevano alla comunità religiosa giudea al 15 settembre 1935.
  • b) Erano sposati ad un coniuge ebreo o stavano contraendo matrimonio con un coniuge ebreo alla data del 15 settembre 1935.
  • c) Erano nati da un matrimonio celebrato dopo la promulgazione della Legge per la Protezione e l’Onore del sangue tedesco (15 settembre 1935).
  • d) Erano nati dopo il 31 luglio 1935 da una relazione extraconiugale nella quale uno dei due genitori era ebreo puro o per tre quarti.

Analogamente erano considerati “non ariani” (Mischlinge):

  • Tutti coloro che hanno un solo nonno ebreo (Mischlinge di secondo grado).
  • Tutti coloro che hanno due nonni ebrei (Mischlinge di primo grado) ma che alla data del 15 settembre 1935:
  • a) Non appartenevano più alla fede giudaica alla data del 15 settembre 1935.
  • b) Non erano sposati o avevano cessato di esserlo con un coniuge ebraico.

Gli ebrei erano ora definiti con precisione.

Individuate le vittime si era ora in grado di privarle dei loro beni e della loro dignità di esseri umani. Un manifesto esplicativo del Primo Regolamento alla Legge sulla cittadinanza che indica quali siano gli ebrei puri, i Mischlinge di primo e secondo grado e i relativi divieti.

Capitolo 3: lo scatenarsi delle persecuzioni

1. La notte dei Cristalli

Come già detto precedentemente, nel 1935 il regime nazista promulgò le Leggi di Norimberga, che vietavano matrimoni e rapporti sessuali tra ariani ed ebrei.

La discriminazione degli ebrei tedeschi trovò comunque la sua completa attuazione nel 1938, dopo la cosiddetta “Notte dei Cristalli”.

Il 7 novembre un giovane ebreo polacco uccise un funzionario dell’ambasciata tedesca di Parigi, per protestare contro le violenze subite in Germania dai suoi genitori: il ministro della propaganda Joseph Goebbels ordinò ai militanti delle varie organizzazioni naziste di attaccare su tutto il territorio tedesco il maggior numero possibile di sinagoghe, negozi e abitazioni ebraiche: il risultato dell’operazione, svoltasi la notte tra il 9 e il 10 novembre 1937, fu l’uccisione di 36 persone, l’incendio di 101 sinagoghe e la devastazione di almeno 7500 negozi.

Anche se diversi esponenti del regime disapprovarono l’iniziativa di Goebbels, per timore delle reazioni negative dell’opinione pubblica internazionale, nel consiglio dei ministri del 12 novembre tutti i principali responsabili del governo tedesco ritennero che la situazione fosse matura per una radicalizzazione della politica antisemita: gli ebrei pertanto furono esclusi dalle scuole e da tutte le “manifestazioni della cultura tedesca”.

Nel contempo si decise di procedere alla cosiddetta arianizzazione dell’economia.

2. L’arianizzazione dell’economia

Le arianizzazioni si attuarono in due modi: dal gennaio 1933 al novembre 1938 in base ad accordi “volontari” tra venditore ebreo e acquirente tedesco. Dopo il novembre 1938 le vendite furono “forzose”. Lo Stato obbligava gli ebrei a vendere.

Nella prima fase, quella “volontaria”, occorreva creare due condizioni di base, da un lato rendere la vita delle imprese ebraiche difficile per abbassarne il prezzo di mercato. Dall’altro lato intimorire gli ebrei al punto da convincerli a vendere. Ambedue gli obiettivi vennero perseguiti attraverso il boicottaggio organizzato. Il Partito prese l’iniziativa del boicottaggio creando un “Comitato Centrale contro le atrocità ebraiche e per la propaganda del boicottaggio”.

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