Ominide 450 punti

Il simposio e le regole del bere vino nell'Antica Grecia

In una Grecia patria delle belle arti, la letteratura si connette strettamente alla condotta di vita del tempo, e questo rapporto si solidifica con l’avvento della lirica. Essa poi assume una peculiarità che la introduce nella vita privata dei cittadini greci: è definita infatti di carattere simposiale, ossia da recitarsi nel momento del simposio. Il poeta lirico, accompagnato dalla lura o dall’aulòs, diveniva il protagonista del momento, condividendo i suoi versi con i presenti. Ma che cos’è il simposio? E soprattutto, che funzione ha nella vita dei greci?
Il simposio è il momento in cui i convitati, riuniti a banchetto, bevono vino, cantano, scherzano, discutono di qualsiasi argomento, anche se il tema privilegiato è l’amore, seguito dalle opinioni politiche. Era allietato da giovani (uomini o donne, che non partecipavano attivamente, ma servivano i convitati e li intrattenevano) che cantavano, accompagnando le loro elegie con il suono del flauto. Tramite Teognide si è poi scoperto che non veniva utilizzato un flauto semplice, ma un flauto corto, l’auliskos, il cui uso si prediligeva perché aveva un suono più acuto. Teognide conferma anche la predominanza dell’argomento amoroso, in particolare il lamento dell’innamorato per la donna amata.

Il simposio aveva un forte carattere discriminatorio: infatti erano ammessi soltanto gli uomini, e per di più soltanto quelli di alto rango sociale. I membri di questo gruppo ristretto hanno un legame solidissimo tra di loro, e sono i protagonisti della nuova realtà sociale delle eterie, piccoli gruppi di persone che appunto condividono le stesse ideologie, le stesse simpatie e gli stessi valori. Proprio per questo motivo sorgono numerose eterie nell’età arcaica, in particolare nei momenti di guerre civili, quando c’erano scontri tra fazioni opposte che richiedevano alleanze e comunque la necessità di condividere le proprie opinioni con i propri sostenitori. Finite le guerre civili e politiche, l’abitudine del simposio rimane, ma assume il carattere di riunione fra amici, pur mantenendo quel minimo di opinionismo politico.
Di forte importanza all’interno del simposio era sicuramente il vino, in quanto era la bevanda principalmente servita, e permetteva numerosi e allegri brindisi. Ma questa semplice bevanda aveva una molteplicità di significati, oltre al fatto che c’era un vero e proprio “codice” di regole riguardo al modo di berla, una sorta di antenato dell’odierno galateo. Le regole erano stabilite dalla comunità maschile dominante nella polis, e la più importante era quella che riservava la bevanda solo agli uomini, escludendone le donne e i bambini. Inoltre il vino doveva essere mescolato all’acqua in un recipiente (il cratere), per poi essere versato nei calici e essere bevuto lentamente e moderatamente, poiché altrimenti si incorreva nella smodatezza della ubris. Era caratteristico dei Greci infatti bere il vino con moderazione: essi criticavano e giudicavano nefasti i Barbari (in particolare i Traci e gli Sciti), che bevevano ai limiti dell’ubriachezza e non usavano mescolare il vino con l’acqua. Per questo Anacreonte accosta nella sua lirica il nome di Bacco, dio delle feste e inventore leggendario del vino, alla consapevolezza del senso del limite. Egli utilizza inoltre il verbo “bere”, contrapposto a quello di “trincare”, più volgare e che evidenzia l’ingordigia priva di gusto tipica dei Barbari. La nobiltà nel bere vino è dunque uno dei canoni principali del mos maiorum greco, e la moderazione (quella che verrà poi definita in latino mediocritas) fa sì che il simposio diventi un ponte di armonia tra il mondo umano e quello divino. Il vino, infatti, è dono di Dioniso, e come tale va onorato e non ne va fatto cattivo uso.
Ma il vino non è soltanto un topos della lirica greca: esso infatti è citato anche prima, ad esempio nell’Odissea di Omero. Il poeta lì condanna Polifemo che, con avidità, beve velocemente una enorme quantità di vino, fino a svenire ubriaco. Traspare quindi una ripresa delle tradizioni greche e una condanna alle trasgressioni. La manifestazione di scelleratezza di Polifemo è in netto contrasto con la compostezza del banchetto con Alcinoo, o degli Achei. Anche il fatto che il ciclope beva il vino puro ne delinea un profilo negativo: era infatti buon costume diluirlo sempre con l’acqua (anche perché il vino greco presentava un’altissima gradazione alcolica). Omero infine cita anche una tipologia particolare di vino: quello rosso. I Greci, infatti, bevevano molte varietà di vini, ma quello che prediligevano era appunto quello rosso, perché il più dolce ma allo stesso tempo il più forte.

Hai bisogno di aiuto in Temi di Italiano Svolti?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email