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Il fenomeno dell'immigrazione


Negli ultimi anni, il problema dell’integrazione degli immigrati è diventato sempre più complesso per diversi motivi perché le aree di provenienza si sono progressivamente ampliate e di conseguenza il numero dei migranti è aumentato notevolmente con il relativo incremento delle collettività straniere.
Fino agli anni ‘80/’90 del secolo scorso le varie minoranze etniche erano quasi sempre riuscite ad inserirsi senza grossi problemi nel tessuto socio-economico del paese di arrivo (Turchi in Germania e Austria, Maghrebini e migranti provenienti dall’Africa nera in Francia o in Belgio, etnie dell’Asia meridionale in Gran Bretagna).
Attualmente le condizioni per uno sviluppo armonico fra popolazioni autoctone e immigrati stanno diventando più problematiche.
Di solito, per essere completa, l’integrazione passa attraverso tre fasi: integrazione economica, integrazione sociale, integrazione culturale cioè accettazione di norme comportamentali, stereotipi, stili di vita, ideologie della cultura dominante, cioè di quella del paese che accoglie. Al giorno d’oggi, poiché il mercato del lavoro ha una struttura molto rigida che risente della disoccupazione, gli immigrati incontrano già una notevole difficoltà nel raggiungere la prima fase dell’integrazione. Infatti la mancanza di un lavoro stabile in grado di assicurare una fonte di reddito adeguato, rende difficile il semplice soddisfacimento dei bisogni elementari di ogni giorno come alloggio e vitto per cui l’immigrato si trova costretto a rivolgersi a strutture di prima accoglienza quali mense o attività di volontariato offerte da associazioni laiche o religiose. Se poi esistono pregiudizi o atteggiamenti ostili da parte degli autoctoni nei confronti dei gruppi etnici (per motivi politici o religiosi), il problema si complica ulteriormente perché, per sfuggire a tendenze xenofobe e per proteggersi, lo straniero tende ad isolarsi, a formare un gruppo chiuso con gli immigrati del proprio paese in cui a volte è presente l’illegalità. L’ unico ambiente capace di insegnare l’integrazione, o meglio l’inclusione, è la scuola. Tutti i paesi europei sono concordi nel sostenere che tre sono i punti su cui insistere per un approccio corretto al problema degli immigrati: l’insegnamento della lingua del paese ospitante, l’insegnamento della lingua materna e della cultura ad essa legata, il rispetto della religiosità dell’altro. Per evitare le classi ghetto, l’inserimento dei giovani immigrati nelle classi normali sembra essere una carta vincente, anche se ciò comporta senz’altro l’attivazione di misure di sostegno o di accompagnamento per portare gli studenti stranieri allo stesso livello dei compagni. In questo senso si può affermare che l’Italia sta facendo tutti i tentativi possibili.
Il cammino verso l’integrazione resta comunque molto difficile, soprattutto quando manca la volontà dell’immigrato nell’accettare integralmente la cultura del paese ospitante. Uno dimostrazione di ciò ci viene data dallo scarso numero di richieste che vengono presentate ogni anno per ottenere la cittadinanza italiana.
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