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La letteratura ha sempre avuto bisogno della natura, sia essa uno sfondo, un vero e proprio protagonista o un simbolo. La natura può assumere accezioni diversissime e si presta ad innumerevoli ruoli, in quanto comprende svariati temi e si collega a più visioni del mondo (da quella religiosa a quella laica, da quella scientifica a quella filosofica). Il suo maggiore impiego è senza dubbio quello simbolico: autori delle epoche più diverse si sono serviti degli elementi naturali per sviluppare metafore di eccezionale coinvolgimento emotivo, similitudini totalmente inaspettate e climax degni di un film pluripremiato. Nel passo di Ariosto tratto dall'Orlando Furioso ci troviamo di fronte ad una scena quasi idilliaca: vegetazione rigogliosa, colori diversificati, animali innocui e meravigliosi alla vista. Ma cosa si nasconde dietro questa descrizione così particolareggiata? La risposta è semplice: il lettore. È il lettore stesso che si immedesima completamente nella scena e si trova protetto ed affascinato dalla natura circostante. Essa simboleggia un luogo di riposo, di pace, di fuga, adatto alla riflessione e alla meditazione. Questo, tuttavia, non è l’unico simbolo presente nell'Orlando Furioso: di certo episodi come quello di Angelica e Sacripante ci ricordano la selva ariostesca, quel luogo caotico in cui l’irrazionalità prevale e nessuno raggiunge l’oggetto del proprio desiderio, quel luogo in cui la fortuna fa il suo corso, la casualità agisce sui personaggi, abbandonando quel collegamento alla Provvidenza tipico della tradizione precedente; l’uomo è al centro, non Dio. La presenza divina è di certo presente in altri autori, primo fra tutti il contrastante Tasso, che vuole essere ricordato come poeta cristiano senza però rinunciare all'incanto, all'aspetto laico e passionale delle vicende. Pensiamo solo al Giardino Incantato di Rinaldo ed Armida, il luogo idilliaco dove l’amore prende forma e si impossessa dei corpi, dove la vista, lo sguardo giocano un ruolo fondamentale nel rapporto tra i personaggi, senza mai lasciare in secondo piano l’ambiente circostante; ambiente che, tuttavia, è falso, ingannatore, e qui Tasso ci riporta al dovere, alla retta via, alla consapevolezza del fascino del male. Con questo artificio letterario collega un tema tanto umano alla purezza della fede in Dio. Ancora di più nella purificazione di Rinaldo avvertiamo la presenza divina, ma soprattutto la partecipazione attiva della natura, che accompagna Rinaldo nella sua faticosa salita verso la purezza e la semplicità: le lacrime come rugiada, la fatica come il Monte Oliveto, le bellezze eterne e celesti contrapposte ai piaceri effimeri terreni. E di chi parlare se non di San Francesco? San Francesco loda Dio per il suo operato, osserva con attenzione la natura circostante e ne elogia le qualità migliori; la natura è un tramite, un ponte che lo avvicina a Dio. Forse più un mezzo che un simbolo, ma sicuramente un elemento essenziale per la sua produzione. La natura non ha solo questa funzione: mentre si presta alle innumerevoli figure retoriche preferite dall'autore, svolge il ruolo di cornice per una storia precisa, ben delineata; una scenografia che si sviluppa, unica nella mente di ognuno, con le parole dell’autore. Non c’è scena teatrale senza scenografia, così come non c’è narrazione senza cornice, e quale migliore cornice del mondo che più conosciamo, al quale noi stessi apparteniamo, principio di ogni bellezza e fonte di ispirazione per ognuno di noi, che è la natura?

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