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L'uomo e la natura nella letteratura dal '600 all'800

Con il passare del tempo ogni persona tende a cambiare i propri comportamenti , le proprie idee, i propri obiettivi coinvolgendo anche ciò che lo circonda. L'uomo modifica secondo le proprie necessità l'ambiente esterno, lo osserva, lo studia per risolvere quelle domande che l'uomo si è posto per secoli e che forse si porrà per l'eternità. Con il Barocco si ha un'esaltazione della natura, è stato il primo movimento a prendere in considerazione l'idea di infinito esemplificata nell'architettura con fughe prospettiche che mirano ad occupare uno spazio tendente verso qualcosa senza limiti. E' l'arte del Seicento, che mira al sentimento, al sublime e più in particolare a ciò che è inafferrabile e illimitato, si abbraccia l'astrattezza che rimane legata alla natura, a ciò che è dinamico e istintivo.
L'uomo ha una nuova visione della realtà e del mondo, percependo le cose in modo differente rispetto al classicismo, motivata dalla rivoluzione scientifica che ha scaturito in lui incertezza e inquietudine. L'uomo può fare affidamento solo ai suoi sensi e alla ragione che sarà l'unica a salvarlo dai dubbi rendendolo consapevole della sua vita e di ciò che intorno a lui sta cambiando. Il Barocco potrebbe segnare il vero inizio del giusto utilizzo della ragione caratterizzata dall'ingegno e dall'acutezza.

Questo è il secolo della rivoluzione scientifica che afferma un nuovo modo di concepire la scienza perché per la prima volta si può parlare di autonomia della scienza in quanto si inizia a distaccare da teorie infondate basate sulla magia o sulla religione, diventa produttivo l'uso della matematica in quanto costringe ad abbandonare idee fondate sull'immaginazione o procedimenti privi di logica. Il Seicento è il secolo in cui Galileo Galilei, Keplero e Isaac Newton esposero le loro teorie sulla gravitazione universale; il mondo inizia ad assomigliare sempre più ad una macchina di cui occorre studiare il funzionamento e già questa idea spiega quanto sia forte la consapevolezza di dare spiegazione a qualcosa che fino ad ora è stato oscurato dall'ignoranza. Grazie alle nuove scoperte si andava ora a contrastare la concezione aristotelica ritenuta indiscutibile dalla Chiesa la quale attraverso la Congregazione dell'Indice sospese le opere di Galileo che sostenevano la teoria eliocentrica. Ma dopo sforzi e insistenze si raggiunse il punto in cui ciò che ha sempre affermato la Chiesa non ha delle basi scientifiche alle spalle e questo segna l'inizio di una ricerca laica, sperimentale dettata però dal possibile mutamento continuo motivata da una coscienza relativa delle proprie conoscenze. Si percepisce sempre più l'infinità dell'universo e “gli uomini si scoprono sospesi su un abisso” perché non riescono più a trovare una posizione nel mondo, occupano una posizione tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. Nuove esigenze fanno nascere idee utopiche in cui si riesce a stabilire un equilibrio tra natura e ragione; si cerca nello stato il diritto alla felicità. Ma la realtà è ben diversa, per Hobbes che presenta l'uomo come “Homo homini lupus” (ogni uomo è lupo di un altro uomo), tendente a sopraffare sugli altri uomini per raggiungere i propri fini personali. Si ha un'immagine confusa del mondo caratterizzata da incertezza, cattiveria, instabilità. Questa situazione determinò una serie di necessità: si sentì il bisogno di sicurezza, di autorità in campo sociale, sul piano religioso l'uomo si sente incerto, confuso poiché era nato in lui un sentimento di umiltà e miseria rispetto all'immensità dell'universo. Nell’immaginario religioso, l’uomo si percepisce sempre più in preda al trascorrere del tempo. Alla natura immutabile della tradizione aristotelica si sostituisce l’idea da una natura in trasformazione, sottoposta così come gli uomini a una sorta di caducità. Parallelamente ai dubbi e alle incertezze degli uomini correvano anche le difficoltà di Galileo Galilei secondo il quale “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Si sentiva la necessità di persone che portassero avanti a costo della loro vita le proprie idee, per far sì che la scienza continuasse il suo percorso per essere utile all'intera umanità considerando però che la scienza può produrre sia buoni che cattivi frutti. Galileo per quanto riguarda i suoi studi si soffermò in particolare sui fenomeni naturali, era un grande osservatore: mentre di notte lavorava, di giorno trascriveva le proprie scoperte lavorando al Sidereus Nuncius, un rendiconto scientifico che comunicava ai dotti di tutto il mondo le nuove scoperte. Scopre che la superficie della luna è piena di crateri anziché liscia come si sosteneva, dopo lunghe osservazioni riuscì a capire che Giove ha quattro satelliti, viene a conclusione che non esistono stelle fisse e cosa più importante che al centro di tutto è presente il Sole. Il rapporto che Galileo ha con la natura è un rapporto di coordinazione con la matematica: tutto ciò che vede cerca di dimostrarlo con teorie di carattere scientifico.
Galileo affermò una concezione meccanicista della natura secondo cui “ La natura inesorabile e immutabile e mai non trascende i termini delle leggi impostegli” e la visione di essa come di “un grandissimo libro che non si può intendere se prima non si impara a intendere la lingua e a conoscere i caratteri ’n quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto”. Galileo rivoluzionò l'immaginario settecentesco caratterizzato da una presa di coscienza sempre maggiore in quanto la luce della ragione prevaleva sul buio dell'ignoranza ponendo l'affermazione della libertà della ragione umana al primo posto. Questo nuova visione del mondo ha portato ad una modernizzazione della società caratterizzata da cambiamenti sia politici sia culturali sia economici, in particolare nascono riviste e giornali dediti ai problemi d'attualità, dibattiti di idee, questioni pubbliche che tendono a mettere in gioco pensieri e novità. L'esempio massimo a cui aspirare era la natura; l'uomo duplica la natura costruendone una artificiale a immagine di quella originaria. Ne scaturisce una meccanizzazione della vita in cui il tempo è al centro di ogni cosa e dal quale tutto dipende perché scandisce il tempo quotidiano, per uno scopo produttivo: tempo denaro. Inoltre un'altra causa è l'idealizzazione della natura “vista come maestra e regolatrice dello sviluppo civile ma anche considerata come matrice della sensibilità profonda dell'uomo”. Più l'uomo si identifica nella natura seconda più vede la natura prima come un mito; si oppongono due qualità di vita distinte, l'una legata al tempo, alle macchine, alla città, al denaro mentre l'altra legata ai valori, all'interiorità, alla campagna. Ugo Foscolo rappresenta maggiormente questa concezione del mondo e della vita seguendo dottrine materialistiche e meccanicistiche dell’Illuminismo, secondo le quali il mondo è fatto di materia sottoposta ad un processo in continua trasformazione governato da leggi meccaniche.
Tale visione porta Foscolo a considerare l'uomo un prigioniero della natura e la ragione come qualcosa di malvagio perché causa di disperazione per cui l'unica soluzione si identifica con il suicidio. Nella poesia “Alla sera”, Foscolo intende la sera come una morte che aspetta con tranquillità per mettere fine a tutte le sofferenze vissute: “Forse perché della fatal quiete tu sei l'immago a me sì cara vieni o sera!”. Il poeta tende ad accettare la realtà, il dolore e i suoi pensieri, le sue meditazioni sono prodotte dalla vista del paesaggio: è la natura che genera alcuni istinti. In contrasto con il paesaggio di “Alla Sera” è il paesaggio di “A Zacinto” poiché evoca serenità mettendo in evidenza anche la bellezza, la fertilità di questa terra che è la sua isola natale. Attraverso la natura, Foscolo intende esprimere il suo stato d'animo affiancato temi che oscillano tra vita e morte, dolore, nostalgia e delusione, delusione motivata dal suo forte interesse per la politica che è stata per lui la più grande sconfitta. “O Natura! … Ma se tu ci hai dotati del funesto istinto della vita sì che il morale non cada sotto la soma delle sue infermità ed ubbidisca irrepugnabilmente a tutte le sue leggi, perché poi darci questo dono ancor più funesto della ragione?”, Foscolo considera la natura portatrice di quella condizione del dolore che gli uomini vivono poiché “Le sciagure derivano dall'ordine universale, e il genere umano serve orgogliosamente e ciecamente a' destini”. Foscolo non fu l'unico a guardare con occhi negativi la vita, anche per Leopardi la vita era un male ma ora le cause non sono più le condizioni storiche come causa di infelicità, ma le condizioni esistenziali dell'uomo. Il Settecento e Ottocento sono i secoli che implicano il rapporto con la natura, la necessità di valori e significati, la ricerca di nuovi rapporti tra gli uomini.
E' la natura che governa, gli uomini dipendono da essa in quanto determina l'infelicità umana perché stabilisce la tendenza umana al piacere producendo negli uomini un bisogno di felicità. “Forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile, di occhi e capelli nerissimi” , la natura matrigna, forza spietata indifferente al destino dei viventi nemica della loro felicità. L'uomo è dunque alla ricerca di una posizione nell'universo che lo renda felice, che lo soddisfi, che lo faccia allontanare da dubbi esistenziali sull'origine dell'universo o sulle problematiche dell'io interiore., l'uomo vorrebbe solo essere lasciato in pace. Non trova alcuna risposta l'uomo nella natura perché essa sta lì indifferente, come la “silenziosa luna” nel “Canto notturno di un pastore errante dell'Asia” ; la natura fa da limite a ciò che è finito, superabile solo dall'immaginazione e dalla fantasia. Si ha dunque avuto un'evoluzione a partire dal Barocco del concetto di natura che si è andata modificandosi subendo un'astrattezza che piano piano si è riconosciuta in una condizione pessimistica e infelice dell'umanità. E' grazie alla ragione che c'è stato questo sviluppo, questo progresso che ha fatto capire davvero quanto sia potente la natura rispetto all'uomo che occupa invece una posizione di subordinazione; è una natura da non sottovalutare poiché ci si rivolta contro se proviamo la sua forza e immensità.

1) Pascal - “Pensieri”
2) Brecht - “ I capolavori di Brecht” “ Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”
3) Galileo Galilei - “Lettera a madama Cristina”
4) Galileo Galilei - “Il Saggiatore”
5) La scrittura e l'interpretazione tomo VIII
6) Ugo Foscolo - “Alla sera”
7) Ugo Foscolo - “Ultime lettere di Jacopo Ortis” “La lettera da Ventimiglia”
8) Giacomo Leopardi - “Operette morali” “ Dialogo della Natura e di un Islandese”

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