Saggio breve
Ambito artistico-letterario
Argomento: Il motivo della “casa violata”


Casa dolce casa

Destinazione Editoriale: “L’inchiesta”, mensile di attualità e politica per un pubblico di media preparazione.


La casa propagandata
In attesa di creare quattro milioni di posti di lavoro come ha promesso, Silvio Berlusconi fa lavorare i postini e mentre Beppe Grillo riempie le piazze, lui riempie le buche delle lettere. Milioni di italiani, alcune settimane fa, nel vivo della campagna elettorale, hanno ricevuto una bella lettera. Sembra una comunicazione ufficiale e sulla busta c’è scritto: “Avviso importante: rimborso dell’Imu 2012″. All’interno della busta una lettera con la sigla del Pdl spiega le modalità di questo rimborso. Introdotta dal governo di Mario Monti, l’Imu sulla prima casa è tra tutte le riforme del Professore quella più odiata dagli italiani. La tassa, infatti, non colpisce solo il portafoglio, ma l’idea stessa che gli italiani hanno della libertà, del successo e del loro stile di vita. L’abitazione costituisce indubbiamente, per l’importanza che riveste nella vita di ogni italiano, un bene primario che deve essere tutelato in modo adeguato e concreto. La casa è il luogo in cui si riunisce la famiglia; in essa l’individuo cresce.

Eppure, nel 2012 l’Imu ha fruttato alle casse dello Stato quasi venti miliardi di euro; Berlusconi prometteva non solo di sopprimerla, ma anche di restituire in contanti, con un assegno o attraverso un bonifico quello che gli italiani avevano già pagato.
La trovata del politico milanese è giustificata dall’altissimo valore ricoperto dall’abitazione nel Bel Paese. La casa è un bene essenziale. La sua tassazione, come nel caso dell’Imu, nell’immaginario popolare, sembra equivalere ad una violazione. Perciò, anche la casa diventa mezzo di propaganda politica, poiché tratto caratterizzante dell’elettore. Ed è, quindi, nuovamente violata.

La casa tra storia, mito e letteratura
Il valore della casa non è solo un tema di attualità, ravvivato con la questione Imu, bensì un archetipo radicato nella cultura e nella letteratura dell’uomo. Il mondo classico, anche in questo caso, ne è un esempio. Lisia, nella celeberrima orazione “Per l’uccisione di Eratostene”, presenta, per mezzo delle parole del suo cliente Eufileto, la casa come uno ktema, un possesso. Come nel caso della donna, con una relazione adulterina, anche la casa è stata violata da Eratostene di Oe; per questo Lisia cerca di dimostrare la legittimità dell’omicidio compiuto da Eufileto, in quanto appartenente ad un fonos dicaios, delitto d’onore. La casa è il nucleo affettivo e formativo dell’uomo, per questo è necessario proteggerla e tutelarla con qualsiasi mezzo.

Il tema percorre l’intera produzione epica greca e latina, dove il nostos, il ritorno dell’eroe dalla guerra di Troia, si traduce in ricerca della casa, della normalità. Una ricerca simile a quella che lega i personaggi di Cesare Pavese. L’autore piemontese nel romanzo “La casa in collina” ripropone il tema, con uno sfondo completamente rinnovato: la Seconda Guerra Mondiale, i soprusi dell’esercito tedesco e le lotte partigiane. Corrado, il protagonista dell’opera, dopo una serie di disavventure, sceglie di ritornare al suo paese natale, ma il ritorno a casa non migliora il suo stato psichico. Eppure, ancora una volta, l’abitazione è sinonimo di sicurezza, ma anche insolitamente di chiusura verso il prossimo.

La casa violata ne “I promessi sposi”

Il tema della casa assume un’importanza centrale ne “I promessi sposi”, non solo perché il racconto si basa sulle vicende di Renzo e Lucia, che nella casa vedono l’approdo concreto della loro speranza d’amore, il simbolo del nucleo familiare; ma anche perché questo tema esprime un aspetto essenziale della visione cristiana del mondo di Manzoni. Per l’autore, infatti, solo l’amore, non come passione, ma come affetto profondo, è la forza capace di superare il male presente nel mondo. E proprio il contrasto fra bene e male si riflette nell’armonia degli affetti domestici, nella disarmonia creata dall’autoritarismo o dalla violenza della storia, che coinvolge anche la casa. Un primo esempio è la devastazione compiuta dal Griso, capo dei bravi, e i suoi compagni, nella “povera casetta” di Lucia e Agnese, tesa al rapimento della ragazza: (cap. VIII) “Si metton tutti, con men cautela, a guardare, a tastare per ogni canto, buttan sottosopra la casa.”. Ma più grave è soprattutto la conseguenza di questa violazione dell’intimità domestica: Lucia, Agnese e Renzo sono infatti costretti a fuggire per evitare il pericolo ancora incombente.

Ma ben più grave è la violenza subita dalla canonica di Don Abbondio al passaggio della guerra: (cap. XXX) “Don Abbondio e Perpetua entrano in casa, senza aiuto di chiavi, ogni passo che fanno nell’andito, senton crescere un tanfo, un veleno, una peste, che li respinge indietro; con la mano al naso, vanno all'uscio di cucina; entrano in punta di piedi, studiando dove metterli, per iscansar più che possono la porcheria che copre il pavimento; e dànno un'occhiata in giro. Non c'era nulla d'intero; ma avanzi e frammenti di quel che c'era stato, lì e altrove, se ne vedeva in ogni canto.”. Inoltre, quando Renzo, nel corso della peste, torna al paese per avere notizie di Lucia e di Agnese, si sofferma anche nella sua casa. Scopre allora lo stato disastroso della sua vigna e vede anche gli effetti provocati all’interno dell’abitazione dalle violazioni, dalle intemperie e dall’abbandono: (cap. XXXIII) “[Renzo] mise piede sulla soglia d’una delle due stanze che c'era a terreno: al rumore de' suoi passi, al suo affacciarsi, uno scompiglìo, uno scappare incrocicchiato di topacci, un cacciarsi dentro il sudiciume che copriva tutto il pavimento: era ancora il letto de' lanzichenecchi. Diede un'occhiata alle pareti: scrostate, imbrattate, affumicate. Alzò gli occhi al palco: un parato di ragnateli. Non c'era altro.”.
Secondo il critico Gavino Olivieri, nel “Commento a I promessi sposi”, pubblicato nel 1997, “la casa è vista da Manzoni non solo come il sacrario degli affetti familiari, nucleo vitale di irradiazione dei precetti evangelici, ma come il rifugio cui tutti hanno diritto, anche i malvagi. […] La violazione della casa è sentita da Manzoni come infrazione dell’ordine naturale, come profanazione del sacro.”. Quindi, Manzoni proietta la sua etica familiare nell’ambiente degli umili, portatori di un modello di vita dal quale è esclusa ogni ipocrisia, legata alla forza economica o del potere, ma anche la retorica falsa delle emozioni, dei sentimenti passionali fonte di una gioia temporale e mondana. La casa degli umili, diviene simbolo di questi valori; essa non corrisponde al mito dell’idillio borghese, caro alla letteratura settecentesca e ottocentesca. L’abitazione si trasforma nello spazio sereno e raccolto dell’intimità affettiva, aperto anche alla solidarietà cordiale verso gli altri, legandosi anche alla sacralità dell’ospitalità verso lo xenos - lo straniero – caratterizzante del mondo greco.

La casa violata ne “I Malavoglia”
La casa del nespolo rappresenta il nucleo nevralgico della narrazione de “I Malavoglia”, il capolavoro di Giovanni Verga. Anche in questo caso l’abitazione è uno spazio protettivo che racchiude tutti i sentimenti più intimi ed è simbolo dell’unità familiare come fonte di affetto, amore e solidarietà. Ma per pagare i debiti accumulati i Malavoglia sono costretti ad abbandonare la casa del nespolo: (cap. IX) “Il povero vecchio non aveva il coraggio di dire alla nuora che dovevano andarsene colle buone dalla casa del nespolo, dopo tanto tempo che ci erano stati, e pareva che fosse come andarsene dal paese e spatriare, o come quelli che erano partiti per ritornare, e non erano tornati più […]. Ma infine bisognava sgomberare con tutte quelle povere masserizie, e levarle dal loro posto. Che ognuna lasciava il segno dov’era stata, e la casa senza di esse non sembrava più la stessa. La roba la trasportarono di notte, […] come se non si sapesse in paese che la casa del nespolo ormai era di Piedipapera, e loro dovevano sgomberarla; ma almeno nessuno li vedeva colla roba in collo.”. Il critico Bàrberi Squarotti, nella “Letteratura” Atlas, edita nel 2002, sottolinea che “l’abbandono della casa è vissuto come un’azione vergognosa; il trasloco viene organizzato di notte perché i paesani non vedano. […] Assistiamo alla profanazione della casa del nespolo da parte dello zio Crocifisso, il quale entra da padrone con gli operai per ristrutturare la casa, ormai di sua proprietà. Il rifacimento della casa è la distruzione di un mondo di ricordi, di affetti, di esperienze ora dolorose, ora felici. Le parti della casa e degli oggetti, che hanno un valore affettivo e di memoria, vengono trattati come cose, spogliati del loro significato simbolico e affettivo.”.

La casa violata nella contemporaneità
La casa violata, dalle proteste contro l’Imu, alle vicende di cronaca degli edifici occupati, fino al crescente fenomeno dei topi d’appartamento, rappresenta un problema di estrema attualità, non solo un espediente letterario. E’ il fulcro indiscusso dell’esistenza, parte costitutiva dell’individuo; per questo deve essere preservata e protetta. Non è un caso che questa rientri tra i diritti inviolabili dell’uomo, riconosciuti e garantiti dalla Costituzione Italiana. La casa è un prolungamento della libertà personale, bene indiscutibile e indispensabile. La sua violazione non rappresenta soltanto un’infrazione, ma soprattutto un duro colpo all’interezza dell’individuo, poiché rappresentazione dell’uomo stesso.

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