Saggio breve socio-economico

Viaggio come metafora della vita

Il viaggio: esperienza dell'altro, formazione interiore, divertimento e divagazione, in una parola, metafora della vita.

I nostri insegnanti fin dalle elementari ci hanno insegnato che l'Europa è uno dei Cinque continenti del mondo, insieme ad Asia, Africa, Oceania ed America. L'America è considerata come il continente colonizzato dagli europei (Spagnoli, Francesi e Inglesi principalmente), l'Africa come il luogo di origine della specie umana che ha scelto l'Europa come luogo di riferimento e stabilizzazione, grazie a una seria di fattori che possono essere il clima, l'abbondanza di cibo e altre motivazioni ignote ai più. L'Oceania è invece il continente degli inglesi che nel 1770 stabiliscono li colonie e lo individuano come luogo di confinamento di delinquenti. L'Asia infine la possiamo considerare l'altro polo rilevante del mondo.

L'Europa è da sempre al centro di ogni evento che accade a livello globale e nonostante non ne sia diretta protagonista è inevitabilmente fattore determinante.
Quindi oggi quando pensiamo alla Cina che sta lentamente conquistando il mondo, muovendo piccoli passi in silenzio, quasi come fosse un cacciatore all'inseguimento della sua preda (il sistema economico mondiale), dobbiamo tenere presente che è stato fortemente influenzato dall'Europa che ha diffuso il capitalismo in ogni dove, nelle nostre situazioni quotidiane fino ad arrivare a colossi come Stati Uniti e Cina. Spesso ci si chiede come abbia fatto quel paese che si credeva arretrato e che fondava i suoi valori su antichi precetti, rigide tradizioni, a diventare lo stato più industrializzato al mondo. La risposta sta in una parola: contaminazione.
La storia della specie umana si può confrontare quasi fosse una sineddoche alla singola vita di un uomo che attraverso la propria crescita, incarna le fasi dello sviluppo dell'umanita; inoltre la vita si può coniugare all'esperienza di un viaggio, essendo esso stesso occasione di sviluppo e crescita ed essendo la vita in sé un viaggio.
Dall'alba dei tempi l'uomo si confronta con altri membri della propria specie e da quando è diventato sedentario, stabilendosi principalmente in Europa e in minor parte in altri stati, continuando la lunga marcia durata millenni dell'essere umano, ha costituito piccoli insediamenti umani, quelli che noi oggi chiamiamo società.
Aristotele definisce l'uomo un Animale politico, con la nostra connotazione di sociale, per intendere che è intrinseco nella sua natura entrare in rapporto con l'altro. Ma perchè entriamo in contatto con qualcosa di esterno a noi? Perchè vogliamo conoscere. Conoscere è l'unica azione in cui l'uomo supera sé stesso, in cui supera i suoi limiti e indaga qualcosa di esterno, spesso spinto da curiosità o desiderio di libertà. La liberazione per molti avviene quando si comincia a conoscere, per altri invece si limita a un azione periferica, che può essere una scelta o un capriccio personale.
Miguel Benasayag, psichiatra e filosofo, nel suo saggio “l'epoca delle passioni tristi” afferma: <<per Aristotele e San Paolo la libertà non si costruisce attraverso una specie di autonomia o di isolamento individuale, ma attraverso lo sviluppo di legami: sono questi che ci rendono liberi>> e ancora << La mia libertà dunque non è ciò che finisce laddove comincia quella dell’altro, ma anzi comincia dalla liberazione dell’altro, attraverso l’altro.>>.
Con queste due affermazioni comprendiamo, in un ottica di reciproco scambio di conoscenze ed esperienze per accrescere la nostra cultura ed essenza, il vero motivo per cui noi siamo spinti ad entrare in contatto con una nuova dimensione, a viaggiare e investigare le culture e usanze del mondo. Noi ricerchiamo la libertà, che non deve essere fine ultimo ma ci deve aiutare a comprendere cosa nella nostra vita conta veramente. Alla ricerca di noi stessi ci mettiamo in cammino verso un nuovo paese, un nuovo luogo dove fare esperienze nuove di conoscenza.
Per secoli (e secondo me anche tutt'ora) il luogo per fare un'avventura di questo tipo è stata l'Italia. Questo ricchissimo paese è stato fucina di artisti, letterati, personalità che hanno determinato indissolubilmente le sorti del mondo. Per questo è meta di infiniti turisti che nel corso degli anni hanno affrontato lunghi viaggi per scoprire le sue bellezze. Dai primi artisti che provenivano da una provincia romana per produrre opere di statuaria classica nella capitale, passando per i rampolli della nobiltà Europea e Americana che per formazione personale affrontavano il Grand Tour, e terminando con i milioni di turisti che riempiono i nostri musei e centri culturali alla ricerca di un opera pittorica o architettonica, con la speranza di vedere ciò che hanno visto su una fotografia nel libro che custodiscono sul proprio comodino, consultandolo giornalmente e sognando quelle meraviglie.
L'avvento di internet che ha portato il mondo intero nella nostra tasca, non ha placato il nostro desiderio di viaggiare e scoprire il mondo, ha invece ostentato le meraviglie che sono custodite al suo interno. Il desiderio deriva da un senso di incompletezza interiore, è un bisogno; come ogni bisogno però non può essere estinto, la nostra natura continua a ricercarlo. E' come bere un bicchiere d'acqua, una volta bevuto non estinguo totalmente la mia sete, avrò di nuovo bisogno di reidratarmi continuamente. Così la conoscenza che si assimila da un viaggio; con la differenza che per colmare la sete non utilizzerò solo acqua ma soda, tè, vodka a seconda del mio background socio-culturale e conseguentemente dei miei interessi. Per ciò ogni volta che un viaggiatore (o turista, il confine è molto sottile), si troverà nella galleria degli Uffizi nella quale c'era già stato magari da piccolo, guardando “L'adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano non guarderà un abito di un personaggio stravagante, un animaletto che riconosce (come avrebbe fatto nella prima occasione di visita); quella persona magari guarderà il bambino Gesù perchè (sempre ipotizzando), sta per diventare padre. Il continuo rinnovamento delle nostre emozioni e sensazioni, dovute al condizionamento per mano di fattori esterni, ci fanno percepire aspetti del mondo che prima erano a noi sconosciuti. La frase di Proust <<Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi>> ben definisce questo concetto.
Esiste un altro tipo di viaggio che ha come obiettivo il divertimento e lo svago. Io definisco questo genere (con connotazione negativa) vacanza. La vacanza non ha alti ideali, è però spesso ritenuta necessaria per staccarsi dal mondo di tutti i giorni, nonostante ciò, per qualche arcano motivo, ogni turista va sempre nel solito albergo di fiducia, in un luogo dove si possa sentire a casa, perchè nessuno veramente vuole lasciare ogni aspetto della propria vita alle spalle, neanche per una settimana a Gabicce Mare. Ecco che cominciamo a renderci conto che il viaggio per essere tale deve anche consistere in un ritorno, la nostra vita deve solamente essere condizionata e non determinata da qualcun'altro, noi dobbiamo continuare a essere artefici di noi stessi.
Non accade sempre questo però; può capitare che io incontri una persona durante un mio viaggio e che io sia totalmente plagiato da quella fortissima entità che noi chiamiamo amore. Probabilmente questo è il fattore che più influenza le nostre scelte, spesso ci fa compiere lunghi viaggi per ricondurci alla nostra dolce metà, ci fa agire in maniera irrazionale o in maniera avventata. Caravaggio stesso, nonostante il suo animo turbolento e la sua riconosciuta avversità con le relazioni amorose durature, comprende pienamente la supremazia dell'amore che vince su tutto, comprese le arti a cui è tanto affezionato; ne è testimonianza il quadro intitolato “Amor vincit omnia”, titolo attribuito utilizzando le parole pronunciate da Virgilio nella X egloga delle bucoliche. Michelangelo Merisi è l'esempio ideale per descrivere una vita all'insegna del viaggio, nel suo caso nel senso più generale della parola, poiché esiliato da Roma è costretto a vagabondare nella penisola senza più ritornare nell'Urbe fino alla sua morte.
Con un alito di pessimismo invece si può pensare a coloro che annualmente si recano, quasi come se fosse un doveroso pellegrinaggio, ad Amsterdam, la città dove si respira una latente libertà che invece, riflettendo teoricamente, si potrebbe definire come la città della limitazione. Qui le persone trovano, hanno trovato e troveranno più occasioni di sentirsi “liberi”, abusando di sostanze, di sé stessi e del divertimento che non rimane più tale ma diventa perdita di responsabilità. Non dobbiamo dimenticarci che anche questi viaggi derivano da una incompletezza e che sia desiderio di trasgredire, desiderio di sapere quali colori usava Rembrandt per dipingere, di che forma sono le foglie degli alberi a Central Park, che pensieri suscitano le piramidi di Giza; ci lasceranno un segno. Che sia un ricordo positivo, un souvenir importato dalla Cina comprato presso una bancarella abusiva o che sia un disturbo neurologico dovuto all'abuso di sostanze, un viaggio rimane indelebile nella mente dell'uomo che da millenni viaggia e per altrettanti viaggerà, ci resta solo decidere la meta.


A cura di Federico Magni

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