Saggio breve: La ricerca della felicità

“Che sapore ha la felicità”
“Noi riteniamo che sono per sé stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.” Recita così la Costituzione degli Stati Uniti d’America, che già ben due secoli fa, poneva la felicità come cardine di una giusta società.
Il significato più profondo dell’ambìto stato d’animo, ha infinite sfaccettature: è per questo che deve essere ricercato da ogni individuo all’interno del proprio essere.
Non esiste una ricetta o un manuale che garantisca il raggiungimento di essa. L’unico modo per comprendere appieno il suo concetto è conoscere se stessi, conoscere i propri limiti e saperli accettare, senza voler continuamente mettersi alla prova.

Il filosofo polacco Zygmunt Bauman afferma che: “… per vivere l’arte della vita dobbiamo porci delle sfide difficili … scegliere obiettivi ben oltre la nostra portata, e standar di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo le capacità di fare. E possiamo solo sapere di riuscire prima o poi a eguagliare quegli standar e a raggiungere quegli obiettivi dimostrandoci così all’altezza della sfida.” Non lasciatevi ingannare. Ricordate che chi vive di speranza, muore di speranza. Non bisogna certamente accontentarsi dello stretto indispensabile, ma al contrario combattere per ciò che vogliamo, ponendoci però dei traguardi raggiungibili, adatti alle nostre capacità.
Il quesito cruciale tuttavia non è tanto come, ma cosa.
Cos’è ciò che sta al centro della nostra incessante ricerca? Certo è che il concetto di felicità può assumere innumerevoli sfumature. Spesso è infatti sinonimo di libertà.
Quando un individuo non ha la possibilità di esprimersi, di agire senza essere soggetto all'autorità o al dominio altrui, vive in uno stato di oppressione. L’unico desiderio è quello di rimpossessarsi della sua innata libertà e solo con il conseguimento di essa ottiene il raggiungimento della felicità.
Un tema molto discusso è il denaro. “I soldi non fanno la felicità”, certo, ma senz’altro aiutano per gran parte a realizzarla.
I giornalisti Mauro Maggioni e Michele Pellizzari affermano nel quotidiano “La Stampa” che: “… Nonostante le molte oscillazioni, la soddisfazione media riportata dagli europei era, nel 1992, praticamente allo stesso livello di 20 anni prima, a fronte di un considerevole aumento del reddito pro capite nello stesso periodo …”
Il primo dubbio che sorge è la veridicità dei dati: ognuno esprime la propria felicità in relazione al suo personale parametro, che solitamente coincide con il raggiungimento o meno dei suoi obiettivi. Se cambiano le aspettative, cambia il livello di raggiungimento di tale sentimento. Ci si interroga così se soldi e potere economico portino allo stato d’animo discusso, in una società in cui marchi e loghi identificano il ruolo e la posizione sociale dell’individuo consumatore. Si fa presto a dire che la felicità non si acquista con i soldi, ma le persone che faticano a comprarsi il pane per vivere, che tutti i giorni si danno da fare per mantenere una famiglia, la penseranno così? E se proviamo a guardare la situazione dalla parte opposta, troviamo anche i casi in cui persone facoltose assumono un atteggiamento ipocrita, sostenendo che la felicità non deriva dai soldi, vivendo intanto nel lusso sfrenato, senza farsi mancare nulla.
Altro aspetto della felicità sono i rapporti interpersonali.
L’uomo per indole necessita del prossimo. E’ per natura portato a legarsi con una figura che lo supporti fisicamente e psicologicamente, che costituisca per egli il suo punto di riferimento. Ma ciò che più lo appaga è essere ricambiato con la stessa moneta: sentirsi a sua volta unico ed importante per qualcuno, essere amato nei suoi pregi e nei suoi difetti, con tutta la forza con cui egli ama il prossimo.
La felicità è infatti una condizione di equilibrio tra quanto gli altri ci chiedono e la realizzazione delle nostre aspirazioni. Quello che più importa è che ciascuno realizzi se stesso, coltivi le proprie passioni, identifichi quelle peculiarità e quei talenti che lo contraddistinguono dagli altri, rendendolo un individuo unico e irripetibile.
Il compito di una giusta società è quindi quello di creare le condizioni affinché ogni individuo abbia opportunità di conoscere e diventare se stesso, proprio come afferma l’Art. 3 della Costituzione Italiana: “… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economia e sociale del Paese.”
Rinunciaci: la felicità inseguita ovunque, sempre più sfugge. L’Ariosto nell’Orlando Furioso sosteneva che la ricerca dell’oggetto del desidero porti alla follia, e ciò vale anche per tale sentimento. La sua ricerca ci porta spesso alla frustrazione, alla depressione e all’insoddisfazione per l’insuccesso.
L’uomo deve quindi distogliersi dalla ricerca della felicità e concentrarsi invece su quei piccoli piaceri, quelle piccole gioie che riempiono l’animo di serenità, gratificazione e soddisfazione.

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