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Concetti Chiave

  • L'inettitudine nel Novecento è rappresentata come l'incapacità dell'uomo di agire, limitato da un mondo moderno e pieno di pretese, generando frustrazione e un senso di fallimento.
  • I romanzi del '900 presentano l'inetto come antieroe, come nel caso di Adriano Meis ne "Il fu Mattia Pascal", dove l'identità è centrale per il cambiamento personale.
  • Il flusso di coscienza emerge come tecnica narrativa per esprimere emozioni e conflitti interiori, evidenziando l'inettitudine degli individui, con Joyce tra i pionieri di questa forma.
  • Il rapporto conflittuale con un padre autoritario, come quello di Zeno Cosini, contribuisce all'inettitudine, creando pressioni che immobilizzano e generano frustrazione.
  • Italo Svevo interpreta l'inettitudine come una debolezza interiore, dove l'individuo, rappresentato da Zeno, subisce passivamente gli eventi senza riuscire a reagire o realizzare i propri sogni.

L'inettitudine nel Novecento

In questo appunto si prende in considerazione il tema dell'inettitudine dell'uomo del Novecento, ricorrente anche nella letteratura di quel periodo grazie ad intellettuali come Italo Svevo e Luigi Pirandello. Si prendono in considerazione anche intellettuali come Franz Kafka e James Joyce.

L'inettitudine dell'uomo del Novecento nella letteratura articolo
L’inettitudine indica l’incapacità dell’uomo che ha nell’agire, come se una sorta di freno impedisse lui di vivere la vita che vorrebbe. Limitato dal mondo che lo circonda, troppo innovativo, veloce e pieno di pretese per lui. Non si tratta di mancanza di idee ma di un’impossibilità di azione, che si sente, e si sente quasi come rabbia, necessità di riscattarsi in qualche modo, prima di tutto per dimostrare di essere persone valide. Sembra che si viva solo nella propria mente, come un viaggio onirico, anziché vivere davvero, come dovrebbe essere. Ci si sente inadatti alla vita, come dei falliti senza speranza. Diventa tutto come un tormento, che fa quasi impazzire e ti fa sentire un niente, una persona incapace, inutile e stupida. Questa sorta di atteggiamento è stato presente in maniera notevole nel primo Novecento, un periodo che entrò molto a contatto con la modernità, più di quanto non fosse mai accaduto.

per ulteriori approfondimenti sul tema dell'inettitudine in letteratura vedi anche qua

L'inetto nei romanzi del '900?

L’inetto diventa il protagonista dei romanzi del ‘900, l’antieroe, il perdente, il fallito della società. Pirandello propone quest’atteggiamento contemporaneo nel romanzo “Il fu Mattia Pascal”, dove il protagonista Adriano Meis approfitta della sua falsa morte per cercare di cambiare identità e vita.

Si tratta di un personaggio angosciato, insoddisfatto della sua vita e dalla quale non riuscirà a fuggire, perché si renderà conto che senza identità non si può cambiare nulla. Si sentirà per sempre un estraneo, che viaggia in incognito e che non può essere affidabile, e per questo sarà estraneo dal mondo. “La mia vera estraneità era ben altra e la conoscevo io solo, non ero più niente io; nessuno stato civile mi registrava, tranne quello di Miragno, ma come morto". E’ quindi un personaggio che non è riuscito a trovare il suo posto, un posto sociale che più si addice a lui, e per tale motivo rimane un uomo frustrato perché non è stato in grado di modificare la realtà a suo piacimento, ne è solo stato vittima. Come Pirandello, anche Svevo ha trattato il tema dell’inettitudine nei suoi scritti, e anziché descrivere eroi e miti, rappresentò l’uomo così com’è, con i suoi problemi reali. In questo periodo del primo ‘900, in Europa e anche in Italia, si verificò una crisi in ambito letterario, poiché si constatò un rifiuto del romanzo e della novella perché troppo ancorati al Naturalismo e al Decadentismo.

Il flusso di coscienza

La soluzione al vecchio romanzo arriva con il nuovo romanzo novecentesco, con il flusso di coscienza del monologo interiore, con il quale è possibile esprimere sensazioni, emozioni e idee così come appaiono nella mente; uno dei primi scrittori a fare uso di questa tecnica narrativa fu James Joyce, influenzato dalle pubblicazioni di Freud sulla psicoanalisi. Il flusso di coscienza viene usato nei romanzi psicologici, ovvero in quei romanzi dove emerge in primo piano l'individuo, con i suoi conflitti interiori e, in generale, le sue percezioni. L’inettitudine è proprio uno dei temi che gli scrittori di questo periodo affrontano, per rappresentare al meglio la condizione dell’intellettuale della società del primo Novecento. Il pubblico però, non rispose positivamente, in particolare agli scritti di Italo Svevo, poiché si sentì quasi giudicato e costretto a riflettere su problemi come l’inadeguatezza di vivere e, confrontato con quei difetti comuni a tutti. Svevo trae dalla società contemporanea un’immagine di uomo che non sa realizzare i suoi progetti, e che non sa vivere. Secondo Svevo l’inettitudine è una debolezza interiore e, l’uomo, pieno di frustrazioni, avverte la sua inferiorità e subisce gli eventi, non li domina. Non è dunque un eroe, né in senso positivo né in senso negativo, l'inetto sveviano è colui che è sottoposto passivamente alle circostanze senza poter essere in grado di reagire.

Zeno Cosini e l'inettitudine

Un esempio di uomo inetto in Svevo è sicuramente Zeno Cosini, protagonista del romanzo “La coscienza di Zeno”, ma per il quale la vera malattia non corrisponde all’inettitudine, ma proprio alla vita. L’esempio più evidente d’inettitudine è possibile confrontarlo con l’atteggiamento che ha Zeno nel capitolo “Il fumo”, nel quale si propone costantemente di fumare un’ultima sigaretta per poi non fumare mai più. “ Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente”. Dunque proprio l’incapacità di smettere di fumare fa sì che il personaggio di Svevo si possa identificare con l’inettitudine, poiché non riesce a modificare la realtà a suo favore, in questo caso a favore della sua salute. Un altro esempio di questa “malattia”, si può notare nel capitolo “La storia del mio matrimonio”, dove Zeno corteggia quattro sorelle, ma innamoratisi della più bella finirà per sposare la più brutta. Ciò sta a significare che Zeno si è lasciato trasportare passivamente dagli eventi, senza avere la possibilità di decidere, si è adattato.

Il rapporto con il padre

L’inettitudine, spesso, nasce anche dal rapporto con un padre aggressivo e sicuro si sé, e ciò accade anche a Zeno che, con suo padre ha sempre avuto un rapporto conflittuale.

Il padre, un borghese, legge molto, è soddisfatto del suo mestiere e non sopporta l’ironia di Zeno, la sua continua distrazione e la sua inettitudine. Il rapporto dei due migliora durante la malattia del padre, perché Zeno deve stargli vicino giorno e notte, ma mentre il padre in un ultimo sforzo, si alza nel letto, allunga la mano verso Zeno per colpirlo, muore. Zeno si sentirà molto in colpa perché ha desiderato per lungo tempo la morte del padre ma “mi convinsi che quello schiaffo che m'era stato inflitto da lui moribondo, non era stato da lui voluto. Divenni buono, buono e il ricordo di mio padre s'accompagnò a me, divenendo sempre più dolce. Fu come un sogno delizioso: eravamo oramai perfettamente d'accordo, io divenuto il più debole e lui il più forte”. Dunque la presenza di un padre invasivo, che pretende molto dalla vita del figlio, influisce notevolmente su di lui, perché lo pone in una situazione di pressione che quasi lo immobilizza. Situazione simile l’affronta anche Franz Kafka, il quale ne “La lettera al padre di Kafka” esprime una volta per tutte il suo sentimento verso quel padre opprimente, che lo umiliava e disprezzava per la sua incapacità e insicurezza nell’affrontare la vita e, in particolare il problema con le donne.

L'influenza del padre

Il genitore ha così influenzato negativamente la mente del figlio, che per essere almeno al pari del padre doveva sposarsi. Ma si rese conto che nemmeno il matrimonio poteva essere la soluzione, perché procurerebbe sì una certa indipendenza, ma al tempo stesso avrebbe ancora un legame con il padre. “Cercare una via d’uscita ha qualcosa di folle, e la follia minaccia di punire ogni mio tentativo”.

Federigo Tozzi e l'inettitudine

Così come Svevo e Kafka appare Federigo Tozzi, il quale durante la sua vita ha avuto molti conflitti con un padre violento e autoritario. Per Federigo l’inettitudine è una malattia, che non fa più decidere, ma solo subire passivamente quel che accade, di qui l’esempio del romanzo “La capanna”, nel quale descrive Alberto, che si ribella al padre-padrone e, proprio per questo motivo viene punito. Un giorno assiste ad una scena in cui il padre seduce una serva all’interno della capanna, alla morte del padre ne ripete gli stessi comportamenti seducendo la ragazza nello stesso luogo.

L'inettitudine dell'uomo del Novecento nella letteratura articolo

E’ evidente che il protagonista sente un desiderio di riscatto e affermazione, e per riuscirci segue il modello del padre. Ma lui non è come il padre, è un ragazzo imbranato, impacciato, timido che non sa come comportarsi in situazioni nuove. Inoltre non sa cogliere quei messaggi che vengono detti tra le righe, per cui Alberto vive solo quel che riesce a vedere con i suoi occhi, per di più è sempre sotto pressione del padre che lo giudica, lo demoralizza e lo fa rendere conto della sua inadeguatezza, della sua inutilità e incapacità nell’affrontare cose che per il padre appaiono naturali e semplici.

Conclusione sull'inettitudine

Giungendo ad una soluzione, l’inettitudine, è una situazione psicologica che come dice Zeno Cosini, al contrario della vita, non si tratta di malattia poiché “qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo.

Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza”.

  • Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello).
  • La coscienza di Zeno - Il fumo (Italo Svevo).
  • La coscienza di Zeno - La morte del padre (Italo Svevo).
  • Lettera al padre di Kafka (Franz Kafka).
  • La coscienza di Zeno - Psicoanalisi (Italo Svevo).
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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'inettitudine nel contesto del Novecento?
  2. L'inettitudine rappresenta l'incapacità dell'uomo di agire e vivere come desidererebbe, bloccato da un mondo che sembra troppo innovativo e pieno di pretese. Non è una mancanza di idee, ma un'impossibilità di azione che genera frustrazione e un senso di fallimento (testo).

  3. Come viene rappresentato l'inetto nei romanzi del '900?
  4. L'inetto diventa l'antieroe dei romanzi del '900, come nel caso di Adriano Meis ne "Il fu Mattia Pascal", dove il protagonista cerca di cambiare identità ma si rende conto che senza una vera identità non può cambiare nulla (testo).

  5. Qual è il ruolo del flusso di coscienza nella letteratura novecentesca?
  6. Il flusso di coscienza permette di esprimere sensazioni e conflitti interiori, affrontando temi come l'inettitudine, ma spesso il pubblico non risponde positivamente, sentendosi giudicato e costretto a riflettere sulle proprie inadeguatezze (testo).

  7. In che modo il rapporto con il padre influisce sull'inettitudine dei personaggi?
  8. Un padre aggressivo e sicuro di sé può generare inettitudine nel figlio, come nel caso di Zeno Cosini, il cui rapporto conflittuale con il padre lo immobilizza e lo porta a sentirsi inadeguato e colpevole (testo).

  9. Come viene vista l'inettitudine da Federigo Tozzi?
  10. Per Tozzi, l'inettitudine è una malattia che porta a subire passivamente gli eventi, come dimostra il personaggio di Alberto ne "La capanna", che cerca di emulare il padre ma si sente sempre inadeguato e incapace (testo).

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