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Saggio breve Socio-economico sull'alimentazione

L’alimentazione corretta è diventata fondamentale nella vita moderna, a tutte le età, anche per i ragazzi. Evidentemente, per essere corretta l’alimentazione deve tener conto di tutti i principi nutritivi e basarsi su una grande varietà di cibi: verdure, cereali, ortaggi, uova, carne, pasta, dolci, frutta ecc…; ma, nel contempo, essa deve erogare un numero di calorie adeguato, né superiore, né inferiore al fabbisogno energetico, che naturalmente differisce da soggetto a soggetto, secondo l’età, il sesso, il peso corporeo e il tipo di attività che si svolge.
Quando l’alimentazione è carente si possono verificare delle malattie o comunque squilibri nell’organismo, perché ogni alimento ha la sua funzione: i carboidrati hanno funzione energetica, le proteine fungono da sostanze plastiche, i grassi servono per la produzione di calorie e di energia, le vitamine servono invece a regolare e proteggere il nostro organismo. Basta la mancanza di una sola vitamina per arrecare danno al nostro corpo, e quando ciò, malauguratamente, accade diventa piuttosto complesso ripristinare la condizione ottimale.

Quando c’è invece un eccesso calorico, si forma la cosiddetta pancetta, e se si esagera si può addirittura diventare obesi; ma a parte il problema puramente estetico, la salute è in grave pericolo.
Un grande numero di infarti è infatti provocato da una percentuale di grassi nel sangue troppo elevata; per non parlare della forma fisica, che naturalmente va sotto zero. Quando c’è una carenza di calorie, mancano le energie e l’organismo deve farvi fronte attingendo dalle riserve di grasso, in mancanza delle quali si può avere un deperimento organico con danni enormi. Il problema alimentare varia però a seconda delle zone del mondo. Mentre nei paesi industrializzati sussiste un problema di abbondanza, quindi di sovrappeso, nei paesi del Terzo Mondo c’è troppo poco cibo e di qualità troppo scarsa per consentire una corretta alimentazione. Quest’ultima situazione evidentemente è la più grave, dato che migliaia di persone muoiono per denutrizione, soprattutto i bambini, come non di rado ci mostra la televisione mentre consumiamo i nostri lauti pasti. Attualmente, nei paesi sottosviluppati la fame uccide al ritmo impressionante di 20.000 persone al giorno; ma quello che più spaventa è che questo problema è praticamente irrisolvibile. I paesi occidentali dovrebbero dare a questa gente aiuti più duraturi e concreti, cercando di non approfittare della loro condizione economica per guadagnarci. Da noi, il problema è inverso; c’è troppa abbondanza, aumentiamo troppo di peso e poi abbiamo i guai per riuscire a toglierci i chili di dosso. In America, ad esempio, vengono spesi ogni anno cifre astronomiche per le diete, necessarie per una giusta linea.
Il metodo peggiore per dimagrire è quello di usare pasticche che riducano la fame, le quali, oltre a far male all’organismo, poco si prestano al raggiungimento dello scopo. La cosa più razionale è affrontare una dieta non troppo violenta, ma protratta nel tempo. Un sistema che pare funzioni bene è questo: due settimane di dieta non particolarmente rigida, intervallata da altre tre di regime alimentare controllato, senza eccessi. Naturalmente, ciò non è sufficiente ove non ci si dedichi con una certa frequenza all’attività sportiva, che a propria volta, da sola, non riuscirebbe ad annullare eccessi calorici consistenti. Dedicarsi allo sport con una certa passione è un ottimo metodo per rimanere costantemente in forma, non solo per l’efficacia in sé dell’attività fisica, che brucia calorie, ma perché costringe a non appesantirsi troppo a tavola, soprattutto se si ha l’accortezza di programmare lo svolgimento delle proprie sedute di allenamento subito dopo i pasti. Per i meno sportivi, se ci si vuole mantenere in forma è necessario calcolare le entrate e le uscite di calorie. Per cui, se oltre al pasto normale si mangia un dolce, quando proprio non se ne può fare a meno, occorre compiere un’attività fisica supplementare che pareggi il bilancio.
Al fine di migliorare sensibilmente la cultura alimentare nel nostro paese, sarebbe auspicabile l’inserimento di un’ora di istruzione settimanale nei programmi scolastici. Non dovrebbe però trattarsi di una ulteriore materia di studio, che finirebbe probabilmente per aumentare l’astio degli studenti verso la scuola, ma di un contributo piacevole e costruttivo.

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