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Amicizia e Letteratura


All’interno di tutto il materiale letterario che oggi si possiede, tra le poesie d’amore, i racconti storiografici ed epici, non possono mancare episodi in cui gli autori analizzano oppure descrivono l’amicizia: un tema molto presente nella letteratura di qualsiasi epoca, tuttavia gli autori ne danno una diversa interpretazione e si soffermano su diversi aspetti. Senza dubbio l’esempio emblematico di amicizia è costituito dai due guerrieri troiani presenti nel libro nono dell’Eneide: Eurialo e Niso. Nonostante la diversa età, la storia di questi due uomini rispecchia ciò che spesso si intende per amicizia, ovvero l’unione in spirito inscindibile di due o più persone; infatti, Virgilio non manca di precisare che "fra di due regnava un solo amore" e "sempre uniti correvano in battaglia". Inoltre, per sottolineare questo aspetto, non solo l’autore li descrive sempre uniti, ma i due eroi muoiono all’incirca nello stesso momento, insieme, esattamente come sono vissuti. Accanto a questa idea degli amici indivisibili, Virgilio inserisce inoltre il tema del sacrificio: infatti, poco prima che Eurialo muoia, Niso accorre e si fa strada tra i nemici verso il compagno per offrirgli aiuto, pur sapendo che questa sua azione gli sarebbe stata fatale lui stesso sarebbe morto, e successivamente, dopo che Eurialo è caduto, Niso "irrompe nel folto della schiera" per uccidere a sua volta l’assassino dell’amico, ma muore a sua volta.

Con questa scena Virgilio esprime il proprio ideale di amico, ovvero una persona che non abbandona mai il compagno, è disposta a tutto, pronta a seguirlo sempre e, se necessario, fino alla morte, ritratto che caratterizza appunto Niso, amico e compagno fedele. Fra i latini, un altro autore che però parla dei propri amici è Catullo, il quale all’interno del Carme XI del Liber invoca i compagni Furio e Aurelio affinché questi vadano da Clodia, la donna amata. Il poeta utilizza, infatti, la parola "compagni" e, nell’esortarli, li invita ad attraversare le Indie, il Nilo e le Alpi, a patire qualsiasi sventura e a condividere il suo stesso destino; quest’immagine è molto simile ai due amici descritti nell’Eneide, poiché anche in questo caso gli amici che vengono ritratti sono l’uno fedele all’altro e pronti a qualsiasi cosa per il bene del compagno.
Non solo al tempo dei romani, ma anche più avanti, nel Medioevo in Italia ci sono autori che scrivono della propria esperienza di amicizia: ne è un esempio Dante Alighieri, che non solo cita suoi amici come Catullo, ma dedica loro un intero sonetto del periodo giovanile, "Guido i ’vorrei che tu e Lapo ed io", tratto dalle Rime. Come si evince dal titolo, la lirica è destinata a Guido Cavalcanti e Lapo Gianni suoi amici, ai quali comunica la volontà di essere "presi per incantamento e messi in un vasel ch’ad ogni vento per mare andasse al loro voler". Queste parole esprimono l’incessante desiderio del poeta di isolarsi con i propri amici e abbandonare la realtà per vivere insieme in una sorta di nuovo mondo, in cui vige solo la loro volontà, costituito esclusivamente dai tre compagni che sono i protagonisti di questo viaggio verso la libertà, intesa come unica convivenza felice di tre amici con le rispettive donne amate. Il tema dell’isolamento è indice della volontà di voler evadere dalla vita comune per potersi rifugiare con i compagni come se questi ultimi fossero un riparo, una consolazione e un porto sicuro in cui poter vivere in pace e in buona compagnia; chiaramente quest’idea rappresenta il sogno di Dante, che spera nella realizzazione di questo "viaggio" e fantastica sulla possibilità della propria vita insieme agli amici.
Tuttavia Dante, come Catullo, all’interno del suo capolavoro letterario quale la Divina Commedia, inserisce una coppia di amici, sebbene non sia di rilievo: Ulisse e Diomede. I due eroi greci, posti fra i consiglieri di frode, "così insieme a la vendetta vanno come all’ira"; come Eurialo e Niso questi furono uniti durante la guerra di Troia, usarono l’astuzia prendendo parte a famose imprese e sono insieme anche dopo la morte in una fiamma biforcata anche se quella di Ulisse è più grande, poiché noto macchinatore di inganni.
Per quanto riguarda il XIX secolo Alessandro Manzoni che, nonostante non parli della sua esperienza personale, presenta diverse digressioni a proposito di questo tema ne "I Promessi Sposi". In primo luogo Manzoni dedica all’amicizia un passo del romanzo in cui sostiene che questo sentimento sia "una delle più grandi consolazioni di questa vita", mentre, dice, "una delle consolazioni dell’amicizia è quella di avere a cui confidare un segreto". In questo modo l’autore fa luce più sull’aspetto utilitaristico dell’amicizia piuttosto che considerarla un legame affettivo, valutando i vantaggi e gli svantaggi: infatti, inizialmente afferma che nel momento in cui si confida ad un amico un segreto, rivelarlo procura sollievo, in quanto liberi dal fardello e dall’onere di custodirlo. Allo stesso tempo però "deporre un segreto nel seno d’un altro, da a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui", quindi, dal momento che ognuno ha più di un amico, si viene a creare una catena di amici fidati a coppie, al punto che il segreto giunge ad una persona, della quale non si fida il primo che ha messo in circolazione il segreto. In questa seconda parte, Manzoni critica un aspetto naturale e comune dell’amicizia, ovvero il fatto che ognuno abbia più amici e quindi l’insieme di questi non è spesso un circolo chiuso, ma si estende anche a individui che non sono amici di tutti, per cui, all’interno di questa cerchia vengono incluse anche persone di cui una parte non si fida e con le quali alcuni non vorrebbero avere a che fare. Procedendo nel romanzo non solo Manzoni parla dell’amicizia ma inserisce una scena in cui don Rodrigo si trova insieme ad amici per divertirsi e per allontanare i tristi pensieri, ed ecco un altro esempio dell’utilità degli amici: il fatto che questi, quando ne abbiamo bisogno, ci aiutano a superare brutti momenti e, quando necessario, ci danno la possibilità di distrarci e concentrarci su altro.
Inoltre Manzoni, sul finire della storia, include un episodio in cui due amici, di cui uno è Renzo, si ritrovano dopo tanto tempo e tante disavventure. In questa scena i due amici sono sorpresi nel rincontrarsi e "senza sospendere i discorsi" parlano fra loro, raccontando le proprie vicende, condividendo le gioie, i dolori e le rispettive esperienze, e in questo modo "trovano più amici di prima". Questo passo tratta senza dubbio della possibilità che due amici hanno di condividere e allo stesso tempo di conoscere nuove storie attraverso i racconti di una persona fidata che sicuramente ci comprende e conforta. Anche nel 1900 questo tema è trattato da autori come Cesare Pavese che nel suo ultimo libro "La luna e i falò" fornisce un esempio di vera amicizia, costituito da sé stesso e da Nuto, l’amico d’infanzia che ritrova poi in seguito tornando a casa. L’autore, nonché protagonista, da giovane vive nelle Langhe e stringe amicizia con Nuto, ragazzo più grande, che come lui lavora in cascina e poi dopo anni di lontananza Pavese torna al suo paese d’origine e ritrova il suo migliore amico. Inizialmente l’autore scrive che in età infantile gli piaceva Nuto, perché andavano d’accordo e lo " trattava come un amico", sebbene spesso voglia far intendere che viveva nella sua ombra e lo seguiva come un mentore ( a causa dell’età); poi, da adulti al ritorno trova nella stessa persona l’amico fedele di un tempo. Tutto ciò è un esempio della continuità di questo legame fra due persone, malgrado la distanza e il tempo, quindi è un modello di vera amicizia, sincera, immutabile e duratura, nonostante le circostanze.
Infine è possibile concludere che l’amicizia, comunque venga trattata, è un legame molto forte che talvolta spinge a compiere dei sacrifici e che conduce a prestare più attenzione verso gli altri, ma un vero amico sarà sempre presente per ognuno di noi e lo accompagnerà tutta la vita e dal momento che l’amicizia è così importante e proprio come dura nel tempo, è un tema sviluppato in letteratura in tutte le epoche.

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