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Il XVI secolo come inizio del mondo moderno


Il XV secolo ha portato profondi cambiamenti nella conoscenza della Terra, come dimensione spirituale dell’uomo ed equilibrio dei vari Stati.
Ecco perché, nonostante non ci sia stata una rottura brutale con il Medio Evo, è giusto far cominciare nel XVI secolo l’epoca che di solito si chiama”tempi moderni”.
Le novità portate dal XVI secolo sono:
1) Un ampliamento geografico: al vecchio mondo già conosciuto anche se non esplorato nella sua totalità, si aggiunge un nuovo continente e si aprono delle nuove rotte marittime. Da queste scoperte, sorgono due grandi imperi coloniali: quello spagnolo e quello portoghese
2) Uno sviluppo economico: i vascelli vanno e vengono fra gli stati europei e le nuove terre; l’afflusso dei metalli preziosi determina lo sviluppo delle attività commerciali e di conseguenza si ha una sorta di pre-capitalismo la cui durata, però, è piuttosto effimera.
3) Una trasformazione degli Stati:
a) nei paesi più evoluti come Francia, Inghilterra e Spagna, il potere
reale si rafforza e si sviluppa, mentre la borghesia acquista un potere
crescente;
b) fra Spagna e Francia inizia una lotta per il predominio. Nessuna delle due può uscire vincitrice da questa situazione, anche se la Spagna, alla fine riesce a stabilire il suo dominio sull’Italia.
4) Un ampliamento delle conoscenze umane ed un contatto plus diretto con l’Antichità che determinano un potente movimento letterario ed artistico, il Rinascimento, e che fanno trionfare una nuova concezione dell’uomo, considerato al centro dell’Universo.
5) Una crisi religiosa molto grave (la Riforma) che conduce alla rottura del mondo cristiano occidentale, provoca lotte sanguinose all’interno degli Stati e mette in lotta due sovrani: Filippo II, che nonostante la sua potenza, non può consolidare il predominio spagnolo e cattolico e Elisabetta che contribuisce allo sviluppo dell’Inghilterra protestante.
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