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Situazione della Chiesa agli inizi del XVI secolo


All’inizio del XVI secolo la Chiesa non aveva risolto una serie di problemi che la facevano apparire agli occhi dei fedeli come debole e corrotta. Grande rilevanza assumeva la ormai dilagante corruzione del clero, a tutti i livelli, con sacerdoti con mogli e figli, che non disdegnavano la concessione di favori a loro familiari e spesso erano maggiormente dediti all’accumulo di ricchezze più che alla cura delle anime; spesso inoltre i vescovi non risiedevano nel luogo dove avrebbero dovuto essere guide pastorali.
I papi stessi, più che guide spirituali, assumevano il ruolo di sovrani dello Stato pontificio. In generale, la Curia romana si dedicava all’accumulo delle rendite delle terre che nel corso del tempo le erano state lasciate come lascito testamentario. Non a caso, la chiesa del tempo venne definita da alcuni intellettuali del tempo come “carnale”; il fenomeno della vendita delle indulgenza, ovvero la sicurezza di poter accedere al paradiso dopo la morte a seguito del versamento di una somma di denaro, contribuì sicuramente al conferimento di questo epiteto.

Numerose erano le voci che chiedevano un ritorno della Chiesa alla purezza e alla semplicità delle origini, per guidare l’uomo verso la ricerca di Dio. In tutta Europa si crearono movimenti di rinnovamento spirituale, fra cui quello maggiormente importante è quello della “Devotio moderna”, nato in Olanda sul finire del 1300 e poi diffusosi in tutta l’Europa settentrionale. Anche gli esponenti del ceto intellettuale incominciarono ad affrontare la questione, in particolare l’umanista Erasmo da Rotterdam, che curó la redazione del “Manuale del soldato Cristiano”
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