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L’Europa di Carlo V: conquista e formazione


Nel 1494 Carlo ottavo entrò a Roma persuadendo con la diplomazia papa Alessandro sesto Borgia a non opporre resistenza. Poi proseguì nella sua discesa verso l'Italia meridionale, conquistando Napoli nel 1495.
Temendo di rimanere bloccato nei territori meridionali della penisola, Carlo ottavo si affrettò a ripercorrere a ritroso il tragitto e a tornare in Francia. Nel frattempo, infatti, Venezia, Firenze, l'Impero, la Spagna, lo Stato pontificio e la stessa Milano di Ludovico il Moro avevano formato una lega antifrancese con cui si scontrò nel 1495 nella battaglia di Fornovo, presso Parma, e da cui riuscì a mettersi in salvo solo grazie alla sua potente artiglieria, ma gli Aragonesi riconquistarono Napoli pochi mesi dopo.
La discesa di Carlo ottavo fu poco più di un'incursione, ma lasciò un segno profondo in Italia, soprattutto in Toscana. Infatti dopo la cacciata di Piero de' Medici Firenze fu pervasa da una serie di conflitti interni che culminarono nella creazione di un governo repubblicano nel quale rivestì un ruolo di primaria importanza il frate domenicano Girolamo Savonarola, che istituì un Consiglio grande, formato da circa 3000 cittadini, che parve riportare Firenze ai tempi della democrazia comunale. Nel 1497 Savonarola fu scomunicato dal pontefice Alessandro sesto che temeva lo spirito anticuriale del frate, e poco più tardi, un complotto tra le famiglie patrizie, che formavano la fazione degli "arrabbiati", e i sostenitori dei Medici, i cosiddetti "palleschi", dalle sei palle presenti sullo stemma mediceo, fece naufragare l'esperimento di Savonarola. Nel 1498 il frate fu arrestato e condannato al rogo come eretico. Negli anni successivi l'aristocrazia cittadina limitò l'influenza del Consiglio grande e riorganizzò la Repubblica fiorentina sul modello di quella veneta.
Nel 1498 Luigi dodicesimo d'Orléans, il successore di Carlo Ottavo, organizzò una nuova spedizione in Italia per tentare di impadronirsi del Mezzogiorno e del ducato di Milano. Inoltre voleva ottenere il pieno riconoscimento della conquista della Borgogna, attuata di fatto nel 1477, sposandone l'erede, Anna. Dato che per rendere legittima quell’unione gli otteneva la dispensa papale, nel 1498 strinse accordi con il pontefice Alessandro Sesto.
Nel 1499 Luigi dodicesimo conquistò milano, deponendo Ludovico il Morro, e strinse un accordo con i regnanti di Spagna per spartirsi il Mezzogiorno d'Italia. Ferdinando secondo d'Aragona, però, non mantenne fede agli impegni presi e, nel 1503, presso il fiume Garigliano (tra Lazio e Campania), l'esercito francese e quello spagnolo ingaggiarono una furiosa battaglia. Prevalsero gli Spagnoli e il re di Francia dovette chiudere la sua campagna in Italia accontentandosi dell'acquisizione del Milanese, mentre agli Spagnoli fu riconosciuto il controllo sul Regno di Napoli.
Nel frattempo Cesare Borgia, figlio naturale di papa Alessandro sesto Borgia, dopo essere stato investito del ducato di Valentinois da Luigi dodicesimo nel 1498, aveva cercato di costituire un proprio stato tra la Romagna e le Marche, sottomettendo i numerosi signori locali. Il suo tentativo fallì e ad approfittarne fu la repubblica di Venezia, che si impadronì di Rimini e Faenza.
Giulio secondo, il successore di Alessandro sesto Borgia, tentò di trasformare lo Stato pontificio in un territorio più compatto. Da un lato fece assediare Bologna e Perugia, inclini a considerarsi repubbliche indipendenti, piuttosto che città soggette al dominio papale, dall’altro si propose di riconquistare le aree della Romagna cadute in mano ai veneziani dopo la sconfitta di Cesare Borgia.
Per realizzare questo ambizioso programma il papa promosse un’alleanza antiveneziana. Nella lega di Cambrai, stipulata nel 1508, entrarono a far parte, insieme con il pontefice, l'imperatore Massimiliano primo d'Asburgo, il re di Francia Luigi dodicesimo e il re di Spagna Ferdinando d'Aragona, ciascuno con l'intenzione di sottrarre a Venezia parte dei suoi domini. L’anno seguente l’esercito francese affrontò e sconfisse quello veneziano nella battaglia di Agnadello, presso Cremona, mentre le fazioni aristocratiche, assoggettate a Venezia, si schierarono in appoggio all’esercito imperiale. Nonostante la rovinosa sconfitta, Venezia riuscì a superare la crisi, ma dopo la battaglia di Agnadello fu costretta a rinunciare alle recenti acquisizioni territoriali in Romagna, Lombardia e Puglia.
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