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Stati Europei tra il 1550 e il 1600

La Spagna di Filippo II

Il figlio di Carlo V, Filippo II, si trovò alla guida di un insieme di territori molto vasti e privi di unità amministrativa, geografica e sociale. Questi territori erano:
- la Spagna;
- le Indie Occidentali (il continente americano);
- i possedimenti italiani (Milano, Napoli, Sardegna, Sicilia);
- i Paesi Bassi;
- la Franca Contea;
- il Portogallo.
Filippo II scelse come capitale la città di Madrid, ma non riuscì a creare una stabile struttura di governo. L’unità tra le diverse province dell’Impero, carente a livello politico, fu perseguita sul piano religioso. Filippo II era in sintonia con la Chiesa cattolica. I rapporti con l’Inghilterra iniziarono a peggiorare a causa soprattutto dell’aggressività della pirateria inglese e dell’appoggio che la regina Elisabetta dava ai ribelli dei Paesi Bassi. Nel 1588 la ”Invencible Armada” spagnola fu sconfitta dagli Inglesi.

La rivolta dei Paesi Bassi

I Paesi Bassi erano soggetti alla Spagna e comprendevano gli Stati che oggi
corrispondono:
- all’Olanda;
- al Belgio;
- al Lussemburgo;
- a parte della Francia settentrionale.
Le regioni meridionali avevano tratti rurali, mentre il nord attraversava un intenso sviluppo economico. Le popolazioni dei Paesi Bassi si dimostrarono presto insofferenti della subordinazione agli Spagnoli a causa del pesante fiscalismo e del fatto che il calvinismo si stava diffondendo soprattutto al nord, aumentando l’ostilità contro la Spagna cattolica. Le intenzioni di Filippo II erano di sottomettere completamente i Paesi Bassi. La rivolta iniziò nel 1566 quando gli strati popolari della città, esasperati dalle difficoltà economiche, iniziarono a saccheggiare chiese e conventi. Filippo II rispose con la forza. Il principe d’Orange, Guglielmo di Nassau, il più potente feudatario della regione, si pose
alla guida dei ribelli ma, sconfitto si rifugiò in Germania. Il re di Spagna punì severamente tutti i ribelli e i protestanti. Nel 1576, Guglielmo d’Orange formò l’”Unione di Gand” tra le province del Nord e quelle del Sud e propose un progetto di parificazione che lasciava ai Paesi Bassi una certa autonomia e che, pur confermando il cattolicesimo come religione ufficiale, consentiva la
libera professione degli altri culti. Il governo spagnolo fu costretto ad accettare questo progetto, a causa delle difficoltà finanziarie. In seguito, però, il fronte dei ribelli si spezzò e nel 1579 si costituì l’”Unione di Arras”,

cattolica, comprendente le province meridionali. Ad essa rispose l’”Unione di Utrecht”, protestante, comprendente le sette province settentrionali. Queste ultime, nel 1581, dichiararono la loro indipendenza dalla Spagna. Né Filippo II, né i suoi successori riuscirono a piegare la resistenza della “repubblica delle sette Province Unite” (o Olanda, dal nome della più importante di esse). La vicenda si concluse solo nel 1648 con il riconoscimento dell’indipendenza. L’Olanda fu calvinista e la sua forza consisteva nel commercio e nel mare.

L'Inghilterra dei Tudor

In Inghilterra, ad Enrico VIII era succeduto il figlio Edoardo VI (1547-1553). Alla sua morte la Corona passò a Maria Tudor (1553-1558), figlia di Enrico VIII e di Caterina d’Aragona. Cattolica, sposata con Filippo II di Spagna, Maria fece condannare a morte molti protestanti. Morì senza figli e il trono passò ad Elisabetta I, figlia di Anna Bolena, fervente protestante e considerata dalla Chiesa di Roma erede illegittima al trono. Durante il suo lungo regno (1558-1603) l’Inghilterra visse un periodo di positiva crescita in tutti i campi (ad esempio con W. Shakespeare). Dal punto di vista agricolo, si formarono numerose aziende agricole condotte con criteri moderni da liberi coltivatori (yeomen) e da piccoli gentiluomini di campagna (gentry, rappresentati nella Camera dei Comuni). L’antica aristocrazia stava attraversando, invece, un periodo di difficoltà finanziarie. I legami tra Francia e Scozia erano stati consolidati dal matrimonio dell’erede al trono scozzese, Maria Stuart, con il delfino di Francia, Francesco.
Elisabetta e Filippo II temevano l’alleanza franco-scozzese. Maria Stuart, discendente di Enrico VIII e cattolica, era considerata da Roma la legittima

pretendente alla Corona inglese. Un eventuale successo di queste pretese avrebbe significato la costituzione di un grande complesso territoriale formato da Scozia, Inghilterra e Francia. Nel 1570 Maria Stuart rimase vedova e fu costretta ad abdicare al trono a favore del figlio Giacomo. Rifugiatasi in Inghilterra, Maria continuò a tramare contro Elisabetta la quale decise di farla condannare a morte (1587). La questione della successione ad Elisabetta era stata risolta anticipatamente: alla sua morte il nuovo re sarebbe stato Giacomo I Stuart, già re di Scozia e figlio di Maria Stuart.

Le guerre di religione in Francia

I figli del defunto sovrano Enrico II erano: Francesco II, Carlo IX ed Enrico III. Essi erano minorenni e il potere venne di fatto tenuto dalla madre Caterina de’Medici. Si profilavano in Francia le prime avvisaglie di un duro scontro religioso tra cattolici e calvinisti (ugonotti). Questa tensione raggiunse il culmine nel 1562. Caterina era personalmente indifferente alle controversie teologiche e cercò di destreggiarsi tra i due opposti schieramenti:
- quello cattolico che aveva come guida i signori di Guisa
- quello riformato che aveva come guida le famiglie dei signori di Navarra
In campo combattevano i protestanti, sotto la protezione di Enrico di Navarra, e i cattolici diretti da Enrico di Guisa. Ebbe, così, inizio la cosiddetta “Guerra dei tre Enrichi” che vedeva schierati:
- i realisti (con Enrico III);
- i cattolici (con Enrico di Guisa);
- gli ugonotti (con Enrico di Navarra).
Il re Enrico III fece assassinare il Guisa e si appoggiò sempre più apertamente ad Enrico di Navarra. La guerra continuò per diversi anni, anche dopo che nel 1593 il re, Enrico IV, abiurò al calvinismo e poté così essere consacrato re, in quanto convertitosi al cattolicesimo. Con l’Editto di Nantes (1598) gli ugonotti francesi ebbero riconosciute la libertà di culto e la parità dei diritti politici con i cattolici.

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