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Nel 1603, salì sul trono d’Inghilterra e d’Irlanda Giacomo I Stuart, che era già re di Scozia. L’Irlanda era rimasta fedele al cattolicesimo e sopportava a fatica il dominio inglese. In Inghilterra la religione ufficiale era l’anglicanesimo. Egli ne era il capo supremo: a lui spettava il compito di nominare i vescovi ed essi gli dovevano obbedienza. Anche la chiesa scozzese era calvinista, ma era organizzata in maniera diversa: vi erano le assemblee elette dai credenti, i presbiteri. La chiesa anglicana aveva molti nemici all’interno dell’Inghilterra. Vi era innanzitutto una minoranza cattolica agguerrita. Anche più decisa era la posizione dei puritani, che accusavano la chiesa inglese di Papismo. Consideravano dispotico il loro potere e proponevano che la chiesa anglicana fosse Purificata e riformata secondo l’esempio di quella presbiteriana. Durante il suo regno egli cercò di accrescere il proprio potere. Pensava che un re dovesse governare seguendo soltanto la propria volontà. Il parlamento non vedeva affatto di buon occhio queste affermazioni. Nel 1625 salì al trono il figlio di Giacomo, Carlo I.

Nel 1628 l'assemblea presentò a Carlo I un documento che cercava di limitare i poteri del re. Irritato per questa iniziativa, Carlo I si rifiutò di riunire nuovamente il Parlamento e governò per una decina di anni senza consultarlo.

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