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Confessio Augustana


Carlo V il 20 giugno del 1530 radunò la dieta ad Augusta con la partecipazione di Campegio, di nuovo in veste di legato, cercando di giungere alla soluzione del conflitto religioso, ma non poté impedire che l'assemblea si concludesse con la presentazione da parte dei protestanti di una confessione di fede, la Confessio Augustana , che doveva rimanere la dichiarazione fonda mentale del luteranesimo.
Tuttavia l'ambiguità formale del documento alimentò nell'imperatore e nel papa l'illusione di una possibile riconciliazione con i protestanti ottenibile con qualche minore concessione forse da trattarsi in un futuro concilio ecumenico. Quando poi una composizione pacifica si rivelò impossibile e Carlo v riprese il suo vecchio piano di sottomettere i protestanti con le armi, questi reagirono costituendo nel 1531 a Smalcalda una lega con un esercito federale e una cassa comune per la propria difesa. Alla dieta indetta a Ratisbona nell'aprile del 1532, Carlo v minacciato dai turchi sul Danubio e nel Mediterraneo e preoccupato per una possibile ripresa offensiva da parte della Francia, concesse ai protestanti la pace religiosa che non fu approvata da Clemente VII, e ogni decisione fu rimandata al concilio ecumenico come deliberato alla dieta di Norimberga.
Secondo gli accordi presi a Bologna, dove si era convenuto soltanto che il concilio dovesse essere tenuto in una località di comune gradimento dei partecipanti e con il consenso di tutti i principi, a Roma fu avviata la preparazione del concilio ma, quando si attivarono i mezzi diplomatici per la convocazione, proprio il secondo presupposto venne a mancare non solo da parte degli Smalcaldici, che indirettamente si opposero, ma anche da parte di Francesco I e di Enrico VIII che per motivi chiaramente politici diedero risposte evasive.
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