Mongo95 di Mongo95
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Il riformismo viene meno con Carlo IV (1788-1808). Precedentemente si era avuta anche una riforma fiscale, con lo Stato unico ad esigere il prelievo fiscale. Riforma agraria, che colpisce nobiltà, ma soprattutto il clero, contro l’accumulazione di proprietà fondiaria. La Chiesa viene privata del diritto di acquisire beni immobiliari senza permesso dello Stato, mentre i beni già in suo possesso vengono requisiti. Anche una riforma industriale e commerciale, con liberalizzazione delle attività d’impresa, eliminazione delle corporazioni, liberalizzazione dei commerci. Obiettivo degli illuministi e procedere gradualmente alla riforma della tripartizione della società in ceti.
È Carlo IV che designa il Conte di Floridablanca come “Primo Ministro”. L’ascesa di Carlo avviene un anno prima dello scoppio della Rivoluzione francese, quindi anche lui condivide la preoccupazione di chiudere quanto più possibile il Paese in modo da impedire il contagio. In risposta a questo timore, nel 1789 vengono anche convocate le Cortes, dopo 29 anni. Le presiede Campomanes. Sintomatico del clima rivoluzionario il fatto che le Cortes non arrivano mai a discutere per ciò per cui erano state convocate, cioè autorizzare delle imposte; ma giurano fedeltà al successore di Carlo IV, il principe ereditario Ferdinando. Approvano anche limitazioni ai vincoli di mano morta. Complessivamente però, il loro lavoro non è né essenziale né fondamentale, a parte la conferma di fedeltà alla casata Borbone. Quando nel 1805 si ha una nuovissima ricompilazione di leggi, cioè il nuovo Codice civile per la Spagna, non si parla quasi per niente in esso del diritto delle Cortes di autorizzare le imposte.

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