Il Seicento, un’epoca di grandi trasformazioni

Le grandi trasformazioni dell’economia europea del Seicento


I documenti del XVII secolo affermano la presenza di fenomeni quali le carestie, le lunghe guerre, la contrazione della produzione agricola, le epidemie e un forte calo demografico. Su questa base gli storici hanno parlato di crisi generalizzata, sebbene questi fenomeni non fossero diffusi ovunque. Essi colpirono maggiormente l’Italia è la Spagna, che non seppero affrontare le nuove sfide del mercato mondiale e alcune zone europee, che risentivano della strutturale debolezza delle loro economie. Tali fattori si fecero sentire con minor peso in Inghilterra, Olanda nelle provincie settentrionali della Francia, che conobbero questo periodo che un crescente incremento, a seguito delle loro potenzialità commerciali in tutto il mondo e grazie alle nuove classi sociali emergenti.

La rivoluzione dei prezzi tra XV secolo e XVII secolo


Dalla seconda metà del XV secolo vi fu un lento ma costante aumento dei prezzi di quasi tutti i prodotti, ed ebbe un’eccessiva accelerazione dalla metà del XVI secolo in poi, configurandosi nei termini di una rivoluzione dei prezzi, che fu in sostanza l’inflazione. La più nota delle ipotesi sulle cause di questa, fu del filosofo francese Jean Bodin → l’afflusso di metalli preziosi (America Latina) aveva provocato una svalutazione della moneta realizzata con tali metalli (argento) e un conseguente aumento dei prezzi. Su tale incremento influì anche l’aumento della domanda, sia di beni alimentari che dei beni richiesti per sostenere l’attività bellica. Questa situazione favoriva chi traeva profitto dalla. Produzione o dalla commercializzazione di quei beni, ma sfavoriva quelli che potevano contare solo su un compenso fisso, questo contribuì gradualmente alla povertà.

La crisi finanziaria degli Stati: il caso della Spagna


Il fenomeno dell’inflazione coinvolse anche le finanze di alcuni paesi europei , gravate dalle spese del mantenimento delle corti e della burocrazia e per l’attività bellica. Alcuni regnanti fronteggiarono la situazione aumentando le tasse, chiedendo prestiti e impadronendosi di beni ecclesiastici, ma successivamente intrapresero efficaci politiche di sviluppo e di ripresa. Altri Stati come la Spagna e i Regni italiani, non seppero affrontare la situazione. La Spagna fu certamente il. caso più grave: la dispendiosa politica di Carlo V aveva lasciato al figlio Filippo II un regno totalmente indebitato da costringerlo nel 1557 a dichiarare bancarotta, cioè l'impossibilità a pagare i debiti contratti. Se tale dichiarazione veniva fatta da un privato , i creditori potevano rivalersi sui propri beni, ma quando viene dichiarata dallo Stato non c’è possibilità di rivalsa, è per questo motivo che assieme allo Stato spagnolo fallirono anche i creditori della Corona. I motivi della crisi sono:
L’enorme costo della macchina burocratica costruita da Filippo II, che portò alla formazione di una nuova classe sociale, quella dei letrados: impiegati improduttivi e corrotti, le cui sistematiche pratiche clientelari causavano uno spreco di risorse, che assieme al prelievo fiscale, pesava sui sudditi.
Il dispendioso mantenimento della flotta e dell’esercito, funzionali al progetto di imporre in Europa l'egemonia cattolica spagnola.
La refrattarietà ad ogni forma di cambiamento del sistema dei valori civili ispirato al modello cattolico spagnolo, che rifiutava qualsiasi attività lavorativa.
La rinuncia della maggior parte della popolazione, schiacciata dalle tasse e oppressa da un sistema burocratico corrotto, a dedicarsi ad attività imprenditoriali.
La cacciata dal paese di ebrei e moriscos, gli unici che mantenevano vivo il tessuto commerciale e produttivo del Paese. Questo segnò il declino economico della Spagna, neppure l’argento proveniente dal Perù potè arginare la grave crisi, in quanto il metallo prezioso non raggiungeva nemmeno la patria, bensì le città di Genova e Anversa, creditrici della Corona.

Nel resto d’Europa: rafforzamento della finanza, nuovi tipi di società e nuovi strumenti di tecnica commerciale
Tra il XVI e il XVII secolo, in ampie regioni d’Europa, la crescente necessità di scambi e alcuni accorgimenti tecnici, permisero alle attività creditizie si superare le difficoltà economiche e di finanziarie nuove imprese produttive e commerciali portatrici di prosperità. In Paesi come l’Inghilterra e la Polonia, la zecca smise di dipendere dall’importazione di metalli preziosi, riducendo il contenuto di argento nella moneta, oppure sostituendolo con il rame. Sempre in Inghilterra e nei Paesi Bassi, si salvaguardò il credito allo Stato garantendone la sua solvibilità; lo Stato indebitato cominciò infatti ad offrire rendite e introiti permanente ai suoi creditori. In vari Paesi, inoltre, si incrementò il numero delle grandi compagnie finanziarie, createsi a partire dal XV secolo. Le compagnie erano di fatto controllate da una sola famiglia, ma le loro filiali venivano presentate formalmente come indipendenti. In modo tale che le difficoltà di una o più filiali non si ripercuotessero sull’intero organismo. Vennero infine introdotti nuovi strumenti di tecnica commerciale, come la partita doppia, ovvero l’assicurazione delle merci dai rischi della navigazione e la lettera di cambio che superava l’idea del denaro come realtà metallica tangibile.

Un modello vincente: lo sviluppo coloniale e commerciale dell’Inghilterra


Con la scoperta dell’America e delle Indie Orientali, una parte crescente delle transizioni spostò dal Mediterraneo all’Atlantico. In questo quadro spicca l’Inghilterra che, a partire dal regno di Elisabetta I, intraprese una politica di conquista al di là dell’Oceano, riuscendo col tempo a trarne vantaggi. Oggetto dell’interesse inglese fu anche la parte settentrionale del continente americano. La prima spedizione avvenne nel 1555 con l’ammiraglio John Hawkins, che diede il via ad un lucroso commercio di schiavi, dal 1564 finanziato dalla stessa Elisabetta I. Il Primo atto di navigazione (1562), promulgato dalla regina, stabilì che solo le navi inglesi importassero in madrepatria vino e cereali. La seconda circumnavigazione del globo fu compiuta, dal 1577 al 1580, da un ammiraglio inglese, Francis Drake, mentre l’esploratore Walter Raleigh diede vita nell’isola di Roanoke il primo insediamento inglese nell'America del Nord (1584), che diverrà poi la colonia della Virginia in onore della nubile regina. Inizialmente gli inglesi non ricevettero grandi fortune come gli spagnoli (metalli preziosi), in quanto le zone da loro conquistate erano adatte al solo sfruttamento agricolo e le popolazioni locali, i pellerossa, erano nomadi, dunque nemmeno il loro sfruttamento fu possibile. I territori americani divennero allora metà per la deportazione di individui sgraditi in patria. Ben presto si sviluppò però un ben più consistente movimento verso il nuovo mondo, a cominciare dalle minoranze religiose, le quali venivano perseguitate in patria. Noto è il caso dei padri pellegrini, un gruppo di puritani che, seguendo le norme calviniste del lavoro, svilupparono sulle coste un'attiva comunità civile, destinata ad avere un grande futuro. I metalli che non potevano essere reperiti in nei territori colonizzati, venivano acquisiti da una rete lucrosa di attività di rapina legalizzata a danno dei galeoni spagnoli. I corsari (Drake, Hawkins, Raleigh) assalivano le navi spagnol, impadronendosi dei metalli preziosi. Nell’ambito del commercio intercontinentale, Elisabetta favorì la nascita di compagnie private di tipo monopolistico, le quali possedevano l’esclusiva di un commercio in una determinata regione. Tra le più note: Compagnia della Moscovia (1555) area russa e nord asiatica, Compagnia dell’Est (1579) area baltica, Compagnia del Levante (1584) impero ottomano, infine la più potente e famosa, la Compagnia inglese delle Indie Orientali (1600). Tali compagnie attiravano l’attenzione di investitori con la vendita delle azioni, che venivano scambiate nelle Borse europee. In questo modo l’inghilterra, non solo riuscì a liberarsi della subordinazione commerciale alla Spagna, ma invertì in breve tempo i rapporti di forza internazionali.

Verso nuovi sistemi produttivi: dall’industria a domicilio alle manifatture accentrate


Nel XVII secolo il grande incremento demografico, fu alla base di importanti trasformazioni nei sistemi produttivi. L’aumento della richiesta di beni di consumo determinò l’affermazione del sistema dell’industria a domicilio, in cui il lavoro veniva svolto nelle abitazioni private dei membri di una famiglia, e del sistema dei grandi opifici, cioè manifatture accentrate per la produzione di vestiario e generi di lusso per la nobiltà. Nel sistema della produzione a domicilio, il mercante-imprenditore, disponeva del capitale e delle materie prime, ma non dei macchinari né delle sedi produzione. Così distribuiva il lavoro nelle campagne, evitando i vincoli delle corporazioni professionali cittadine, servendosi di manodopera conveniente.
Nel sistema della manifattura accentrato, invece, la produttività del lavoro dipendeva non solo dall’abilità dell’operaio, ma che dal perfezionamento degli strumenti di lavoro. In questo settore furono infatti integrati nuovi macchinari e nuove procedure → premessa della futura trasformazione industriale.

La nobiltà terriera europea di fronte ai mutamenti dell’economia


Di fronte alla complessiva evoluzione del quadro commerciale europeo, la nobiltà continuava a mantenere posizioni di dominio, anche se la crisi la spinse a tentare di utilizzare i patrimoni in modo più remunerativo. La nobiltà cercò innanzitutto di riappropriarsi di terreni divenuti di fatto proprietà di chi le coltivava, cercando di reintrodurre rapporti di tipo feudale. Nell’area centrale e meridionale dell'Europa si tentò di intensificare lo sfruttamento dei contadini, con gravami in natura o nuove imposte, interventi che provocarono violente rivolte. Questo fenomeno prende il nome di rifeudalizzazione delle aree rurali.

Le recinzioni in Inghilterra e la nascita dell’agricoltura moderna


In Inghilterra la vendita di beni ecclesiastici a seguito del scisma anglicano, avevano favorito un’ampia ridistribuzione della proprietà fondiaria. A tale modifica dette maggior impulso il sistema delle recinzioni. Dopo la peste del XIV secolo i diritti feudali erano stati sostituiti da forme di affitto, ma era rimasto in vita il sistema agrario degli open fields. Già nel XV secolo era nato un movimento deciso a dividere gli appezzamenti in proprietà private, mediante recinzioni, che impedissero l’uso comune della terra per destinarla ad un solo proprietario. La ridistribuzione delle terre comuni aveva costretto molti piccoli proprietari terrieri, non più in grado di sostenersi, a vendere i loro beni e a confluire nel già nutrito gruppo dei braccianti agricoli. Nel XVI secolo con l’aumento generalizzato dei prezzi, la tendenza a rendere private e a recintare gli open fields si accentuò generando delle conseguenze:
Diminuzione dei terreni dei piccoli proprietari , caratterizzati da una ricca varietà di culture, e l’aumento di quelli dei grandi proprietari, adibiti a monocolture.
Introduzione di nuove tecniche che favorivano la produzione estensiva, portatrice di maggiori guadagni.
Impianto di coltivazioni destinate all’uso industriale, come quelle di lino o di canapa per l’industria tessile.

Le nuove forme di servaggio in Europa orientale e l’economia del sottosviluppo


Le condizioni favorevoli per lo smercio dei prodotti agricoli e l'esistenza del servaggio contadino portarono allo sviluppo della riserva signorile di tipo feudale, basata sulle corvée. Le riserve signorili russe e polacche erano basate sul basso costo della forza lavoro e sullo sfruttamento di grandissime estensioni di territorio, che compensavano il persistere di tecniche di coltivazione tradizionali, perciò non potevano essere considerate di tipo capitalistico. Nel XVI e XVII secolo si iniziò a parlare di economia del sottosviluppo a proposito delle aziende signorili dell’est Europa. Si andava sostanzialmente profilando una divisione internazionale del lavoro agricolo: i settori in cui la produttività sfruttava lavoro servile e non si sviluppava erano posti in zone marginali dell'Europa, mentre i settori in cui la produttività era in crescita, erano posti nelle zone più sviluppate.

Le classi sociali svantaggiate


Nel corso dei secoli XVI e XVII, le trasformazioni economiche producevano però anche nuove povertà, che le antiche consuetudini non erano più in grado di alleviare. In Inghilterra si assistì all’irrigidimento della severa legislazione riguardante i vagabondi, una disprezzata categoria sociale, di cui entravano sempre più a far parte i piccoli proprietari e i braccianti caduti nell’indigenza. Uno statuto emanato nel 1547 da Edoardo VI, stabiliva che qualora qualcuno si rifiutasse di lavorare doveva essere concessa in schiavitù a chi ne aveva denunciato l’accattonaggio. Elisabetta tentò di risolvere il problema con le Poor Laws del 1597-1601, primo esempio di questo tipi di intervento nello Stato. Nel corso del Seicento, sulla spinta dell’etica del lavoro calvinista, prese a mutare l'atteggiamento culturale verso la povertà. Non considerata più una condizione degna di assistenza e di solidarietà cristiana, essa fu vista come la conseguenza di una degradazione sociale, della quale il povero stesso era ritenuto responsabile.

I tratti fondamentali della rivoluzione scientifica


Il periodo compreso fra la metà del XVI secolo e la fine del XVII secolo fu anche quello della rivoluzione scientifica. La natura venne vista come una realtà oggettiva è misurabile, regolata da precise leggi universali, e la scienza moderna fu concepita come un sapere sperimentale basato su dati osservabili e verificabili. A partire da Galileo Galilei il linguaggio della scienza fu individuato nella matematica (matematizzazione dell’Universo). La ricerca scientifica assunse anche un carattere intersoggettivo, in quanto se i suoi risultati devono essere utilizzati per il bene comune, è necessario che il suo metodo sia pubblico e che le tappe del suo sviluppo siano caratterizzate dall’interscambio e dal confronto tra i membri della società. La scienza stessa stabilì profondi rapporti con la tecnica: molti scienziati realizzarono personalmente le loro invenzioni. Luoghi di diffusione del sapere furono le università e ancor di più le accademie.

Arte barocca: l’espressione di un’epoca di trasformazioni


Il XVII secolo fu l’epoca del nuovo stile artistico del Barocco. Culla di tale stile fu la città di Roma dei papi, che grazie all’opera dei grandi artisti e architetti, volle testimoniare la prosperità e la stabilità della Chiesa postconciliare. Il barocco operò in campo urbanistico-architettonico trasformazioni e arricchimenti, con forme costruttive curve e sinuose, abbondanza dei marmi, stucchi e decorazioni. Alle arti figurative fu invece affidato il compito di sollecitare , stupire e commuovere i fedeli. Il barocco si diffuse rapidamente in tutta Europa , soprattutto nei paesi cattolici. Il Seicento fu anche un’epoca di ricchissima opera teatrale (Shakespeare), oltre che in quella letteraria (romanzo) e musicale (melodramma).

La nuova concezione della politica tra Cinquecento e Seicento


Nel Cinquecento-Seicento il processo di formazione e consolidamento dello Stato moderno fu accompagnato da un’originale riflessione teorica sulla politica. Niccolò Machiavelli fu il primo ad individuare nella politica una scienza autonoma, deputata a cercare le soluzioni concrete ai problemi della convivenza civile. In Francia invece si aprì un ampio dibattito sul fondamento e la legittimità della sovranità, che ebbe il suo principale protagonista in Jean Bodin. I suoi Sei libri dello Stato (1576) divennero il manifesto teorico dello Stato moderno: partendo da definizioni universali, Bodin stabilisce i fondamenti, le caratteristiche, le funzioni del potere statale, che è assoluto, illimitato e incondizionato. Il giusnaturalismo, teoria che sostiene l’esistenza di un diritto naturale comune a tutti gli uomini, ed ebbe i suoi principali esponenti in Johannes Althusius, Ugo Grozio e Samuel Pufendorf. Secondo Althusius, la società civile precede lo Stato, che non ha quindi potere assoluto e la sovranità sussiste a servizio della società civile stessa. Grozio pone all'origine della convivenza civile un contratto che gli uomini liberamente sottoscrivono. Pufendorf conferisce, infine, al diritto una forma indipendente dalla religione, individuandone i principi fondamentali nella razionalità naturale.

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