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La seconda Rivoluzione inglese

Quando Carlo II Stuart muore, non lasciò eredi per cui si apre una greve questione dinastica. Il trono sarebbe dovuto passare al fratello Giacomo II che però era cattolico. Per questo motivo, nel Parlamento e nel paese si formarono partiti opposti: coloro che chiedevano che Giacomo II fosse escluso dalla successione in virtù del fatto che il volere della nazione avrebbe dovuto prevale sulla prerogativa reale delle successione ereditaria e coloro erano del parere che il diritto divino era superiore alla volontà della nazione. Nacquero così due partiti: il Whig e i Tory. Il Wigh trovava adesione nella borghesia mercantile, era liberale e progressista, mentre il partito Tory era molto conservatore e faceva gli interessi dell’aristocrazia terriera e della chiesa anglicana.
Inizialmente sembrò che avessero la meglio il partito contrario a Giacomo II e ai cattolici: infatti questi ultimi vennero esclusi dalle cariche pubbliche e venne approvato l’ Habeas Corpius Act (1679) con cui la libertà personale era garantita contro le tendenze assolutiste di Carlo II. Successivamente, Carlo II tramite il Bill (= proposta di legge) di inclusione, sciolse il Parlamento e ottenendo finanziamenti dalla Francia, negli ultimi anni del suo regno ebbe così la possibilità di governare senza ricorrere al Parlamento. Pertanto, alla morte di Carlo II, salì al trono Giacomo II. Quest’ultimo aveva due figlie, Maria e Anna, sposate a due principi protestanti, rispettivamente a Guglielmo III di Orange e Giorgio di Danimarca. Questo lasciava sperare che alla morte di Giacomo II il trono inglese ritornasse in mani protestanti.
Tuttavia la situazione non migliorò perché Giorgio II manifestò chiaramente la volontà di restaurare il cattolicesimo e la sua sottomissione alla politica francese non fece che irritare ancora di più gli animi. Per questo, in Scozia, scoppiò un’insurrezione capeggiata dal duca di Monmouth, un bastardo del re che, tuttavia, fu repressa con violenza. Nel frattempo a Giorgio II nasceva un figlio maschio, il futuro Giacomo III, e questo rendeva ancora più probabile il consolidamento della presenza di un monarca cattolico sul trono inglese. Allora Tories et Whigs si trovarono d’accordo per reagire contro il re chiamando a governare Guglielmo III d’ Orange di fronte al quale Giacomo fuggì e si rifugiò presso Luigi XIV.
Il Parlamento riconosceva Guglielmo d’ Orange e Maria sovrani d’ Inghilterra e dichiarava legittimi eredi i discendi della dinastia Stuart purché protestanti (cioè i discendenti di Anna e di Maria Stuart). Inoltre con la Dichiarazione dei diritti, i due sovrani confermavano le tradizionali prerogative del Parlamento. Fu anche promulgato un editto di tolleranza da cui, però, furono esclusi i cattolici.
Con questa rivoluzione, avvenuta senza spargimento di sangue, la monarchia inglese diventava monarchia costituzionale, mantenendo tale fisionomia fino ad oggi.
L’Europa era quindi caratterizzata da due principi, ciascuno facente capo ad una grande potenza: l’assolutismo monarchico di origine divina della Francia e il costituzionalismo facente capo all’ Inghilterra in cui l’autorità monarchica era controllata da un Parlamento: due mondi, due economie, due tendenze religiose e due imperi coloniali nettamente in contrasto
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