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Gli Hannover sul trono inglese

Alla morte di Maria Stuart (1701) e di Guglielmo III (1702) - che non avevano figli - la corona passò ad Anna Stuart. Ma alla morte di questa (1714) il parlamento, per evitare che i cattolici Stuart si insediassero definitivamente sul trono e per impedire qualsiasi tentazione di restaurazione assolutistica, fece in modo che la corona passasse alla dinastia tedesca degli Hannover, protestanti e lontanamente imparentati con gli Stuart. Il nuovo re, Giorgio I Hannover (1714-27), si dimostrò ben presto un corpo estraneo alla nazione, di cui ignorava perfino la lingua. Il "re tedesco", quindi, svolgeva una funzione puramente formale, e lo stesso si può dire del suo successore, Giorgio II (1727-60). Una prova, questa, dell'influenza decisiva del parlamento sulla monarchia inglese. Convocato regolarmente ogni tre anni, il parlamento approvava annualmente il bilancio statale, e in questo modo controllava di fatto la vita della nazione. Anche se il re aveva potere di veto sulle leggi approvate dal parlamento e nominava i rappresentanti della camera dei lords e i ministri, l'ordinamento istituzionale inglese conobbe una progressiva evoluzione verso le forme di una monarchia parlamentare.

A partire dal 1715, la vita politica inglese fu dominata per alcuni decenni dal partito whig, che rappresentava gli interessi dei ceti borghesi. Durante il lungo governo del loro leader, Robert Walpole, primo ministro dal 1720 al 1743, il processo di rinnovamento capitalistico dell'economia inglese ebbe così modo di consolidarsi. Non mancarono scandali e corruzione, e la vita politica era pur sempre gestita da una ristrettissima minoranza di appartenenti alle classi privilegiate; ma, nonostante questo, maturarono le condizioni che avrebbero portato la Gran Bretagna alle soglie della rivoluzione industriale.

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