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Le rivoluzioni borghesi del XVIII secolo


La Rivoluzione Industriale


Tra il 1750 e la prima parte del’800 quasi tutta l’Europa occidentale fu investita da una importante trasformazione nelle basi dell’Economia, cosa che ebbe enormi effetti sull’ordine sociale e sui modelli di vita determinando nuovi ordinamenti politici dai quali emerse la pena affermazione della Borghesia capitalista. Nel suo epicentro, l’Inghilterra, l’origine del processo fu la trasformazione della vecchia manifattura del cotone in sistema di fabbrica, seguita da progressi anche in altri rami dell’Industria tessile nonché di quelle metallurgiche e meccaniche. Un contributo decisivo a questa grande trasformazione proviene dalle innovazioni tecnologiche:
• Utilizzazione delle macchine al posto dell’abilità e del lavoro umano;
• Sostituzione dell’energia umana, animale o naturale con fonti di energia artificiale che consentono la conversione del calore in lavoro;
• Uso di nuove materie prime, soprattutto le sostanze minerali, che sostituiscono in buona parte quelle animale e vegetali.
Questo processo che interessò prima l’Inghilterra e poi il resto dell’Europa viene chiamato Rivoluzione Industriale.
I primi effetti di questa trasformazione furono l’aumento della produttività e del reddito individuali, un maggior equilibrio tra popolazione e risorse, un flusso continuo di investimenti in conoscenze e tecnologie, la creazione intorno alla fabbrica di nuovi poli di aggregazione sociale, la trasformazione del volto delle città europee (urbanizzazione) e, poi, la modificazione dei modi di pensare, agire e aggregarsi degli uomini. Accanto ai vantaggi e ala svolta che segnò nella storia della civiltà, la Rivoluzione Industriale presentò anche costi elevatissimi (umani e sociali):
• Maggiore sfruttamento coloniale da parte delle grandi potenze economiche per rispondere adeguatamente alla domanda di materie prime delle fabbriche;
• Assenza di regole e norme di tutela per gli operai che lavoravano e vivevano in condizioni rischiose e malsane;
• Sfruttamento brutale della manodopera infantile e femminile;
• Aumento del divario tra i paesi ricchi e quelli meno ricchi (si pongono le basi per la creazione tra Paesi sviluppati e sotto-sviluppati che ancora oggi caratterizzano il mondo).
Come abbiamo detto, la Rivoluzione Industriale scoppiò, prima che altrove, in Inghilterra e questo accadde per i seguenti fattori:
• Presenza di bacini carboniferi oltre a giacimenti di rame, stagno e ferro;
• Presenza di molti fiumi indispensabili per il trasporto via acqua;
• Interazione tra agricoltura e industria;
• Sostegno dello Stato attraverso la domanda della Corte e del Governo e attraverso la creazione di infrastrutture;
• Concentrazione di manodopera specializzata grazie alla preesistenza di Industrie rurali a domicilio;
• Aumento della domanda e allargamento del Mercato sia interno che esterno.
Le prime zone industrializzate sono:
• Manchester;
• Liverpool;
• Birmingham;
• Bristol;
• Londra;
• Edimburgo;
• Glasgow.
Il settore dell’Economia inglese che varcò per primo la soglia della Rivoluzione Industriale fu quello del cotone.
Nell’Industria cotoniera furono introdotti nuovi macchinari per la filatura che velocizza il processo produttivo:
• Filatoio meccanico che entra in funzione nel 1764;
• Filatoio ad acqua di Arkwright del 1769;
• Filatoio intermittente Crompton del 1779.
Alle tecnologie per la filatura si affiancano ben presto numerose altre invenzioni relative alle diverse fasi della lavorazione (es. stampa a rullo dei tessuti o candeggio chimico). Il consumo di cotone si moltiplicò per 12 nel periodo compreso tra il 1780 e il 1800 rendendo così indispensabili altri miglioramenti nella fase della tessitura che furono realizzati con il collaudo del Telaio Meccanico di Cartwright del 1785.
Nell’Industria del ferro il capitale investito, il valore prodotto, il numero di addetti erano inferiori durante il XVIII secolo a quelli dell’Industria del cotone. Tuttavia, le potenzialità di sviluppo erano altissime sia per l’offerta di metallo a basso prezzo, sia per il processo di meccanizzazione dell’Industria metallurgica e di ha anche per la progressiva sostituzione dell’energia idrica con l’energia a vapore.
A partire dal 1830, le ferrovie diventarono il settore trainante della Rivoluzione Industriale. Un nuovo convertitore di energia, la macchina a vapore, e lo sfruttamento su larga scala del carbon fossile permisero lo sviluppo e la diffusione dell’Industrializzazione (ricordiamo che la prima applicazione commerciale della macchina a vapore risale al 1776 grazie all’invenzione di Watt). Questa macchina consentiva un notevole risparmio di energia e garantiva possibilità di applicazione in tutti i campi dell’Economia.
La Rivoluzione Industriale portò con sé notevoli cambiamenti nel sistema di produzione e nei rapporti fra le classi sociali, conducendo alla nascita del proletariato: essa significo la netta separazione fra i proprietari dei mezzi di produzione e i produttori. A livello di organizzazione del lavoro l’Industrializzazione comportò la concentrazione dei salariati in un unico luogo di produzione, la fabbrica, prendiamo come esempio la descrizione di una filanda. Migliaia di lavoratore erano sottoposti a una temperatura dei 30° con un orario di 14 ore al giorno dentro locali chiusi a chiave. La nocività degli ambienti era elevatissimo, effluvi di gas, vapore, polvere e pulviscoli di cotone costituivano ciò che i lavoratori erano costretti ad inalare. I bambini diventavano rachitici, mentre gli adulti, spesso, diventavano inabili mediamente a 40 anni. La forza lavoro infantile era reclutata dalle strutture dell’assistenza pubblica e dagli Enti ecclesiastici e, dunque, sottoposta ad un duplice sfruttamento, cioè quello di lavoro di fabbrica e quello degli Enti assistenziali che firmavano contratti di apprendistato con gli imprenditori.
Tra il 1780 e il 1830 i lavoratori cominciarono ad organizzarsi, dando vita a movimenti di protesta che chiedevano essenzialmente riduzione dell’orario di lavoro, aumento del salario e miglioramento degli ambienti lavorativi. In questo periodo si formano Leghe e Club di lavoratori radicali tra cui ricordiamo il Movimento Luddista. Il nome deriva da Ned Ludd che distrusse un telaio meccanico nel 1779, ma fu nel 1811-12 che oltre 1000 telai furono sfasciati. La fase culminante del Luddismo finì con la legge del 1812 che rendeva la distruzione dei telai un delitto punibile con la morte.

La Rivoluzione Americana


Nel 1620 i Padri Pellegrini (una comunità puritana) intrapresero un viaggio a bordo nella Mayflower che, dall’Inghilterra, attraverso l’Atlantico, li portò nel Massachwsetts: il loro arrivo nella terra chiamata New England è considerato l’atto di nascita delle colonie inglesi d’America. Da quel momento al 1732 le colonie inglesi in America divennero tredici; queste colonie vengono suddivise in Nord, Centro e Sud e ogni gruppo ha un suo tipo di società, di economia e di composizione etnica.
Le 4 colonie del Nord (Massachwsetts, New Hampshire, Connecticut, e Rhode Island) avevano come classi sociali piccoli proprietari terrieri, contadini, imprenditori navali e i contrabbandieri; i principali prodotti nel Nord erano i cereali, legname, pesce, pellicce, Rhum e le navi. Per quanto riguarda l’etnia erano pressoché tutti inglesi.
Le 4 colonie del Centro (New York, Pennsylvania, New Jersey e Maryland) erano caratterizzate da 2 classi, cioè piccoli proprietari terrieri e contadini; i prodotti principali sono i cereali e il legname. Nel Centro vi era presenza di inglesi, scozzesi, irlandesi, olandesi, svedesi e tedeschi.
Le 5 colonie del Sud (Delaware, Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia) si basavano su due classi, cioè i latifondisti e gli schiavi che lavoravano tabacco, riso e cotone. Qui vi era la presenza di inglesi, francesi e africani (schiavi).
Fino alla metà del XVIII secolo il quadro di riferimento economico per le colonie americane era l’Impero Britannico; la crescita economica delle colonie, la nascita di una elìte più cosciente dei propri diritti e della propria autonomia crearono una premessa per lo scontro con la Madrepatria. Non a caso in questo periodo inizia ad apparire nella stampa coloniale il termine America nel suo significato politico oltre che geograficamente.
Le reazioni del conflitto sono sia di natura economica sia di natura politica; più le colonie rafforzavano la loro struttura economica e più pesava la mancanza di autonomia all’interno del sistema mercantilistico inglese. Inghilterra e America si ispiravano ad un diverso principio di sovranità. Nella Madrepatria l’autorità era rappresentata insieme da Re e Parlamento, mentre nelle colonie si dava lealtà alla Corona, ma si entrava in contrasto con il Parlamento.
In modo particolare i coloni americani avevano risentito della Guerra dei Sette Anni (1756-1763). Da questo momento tra i coloni si afferma il principio Nessuna Tassa senza rappresentanza (No Taxation Without Rappresentation).
Il periodo più duro per le Tasse fu tra il 1763 e il 1768: ricordiamo soprattutto lo Sugar Act del 1764 e lo Stamp Act del 1765. I primi a reagire furono i Delegati della Virginia colpita da una crisi del tabacco.
Pochi mesi dopo i Delegati delle Colonie si riunirono a New York e votarono la Dichiarazione dei Diritti e dei Doveri dei Coloni d’America: il Parlamento inglese fu costretto a togliere lo Stamp Act, ma ribadì che le Colonie erano soggette all’autorità del Parlamento. Da questo momento lo scontro si acquì e si diffusero numerosi pamphelets in cui si riaffermava il principio costituzionale. Nel 1767 il Parlamento inglese sospese l’Assemblea di New York che si era rifiutata di rifornire truppe alla Madre Patria. Poco dopo furono boicottate le merci inglesi la cui importazione comportava il pagamento di imposte.
Il 5 marzo 1770 i soldati inglesi repressero nel sangue una rivolta scoppiata a Boston e uccisero 5 persone. Il Parlamento abolì le imposte vecchie, ma nel 1773 approvò il TEA ACT che concedeva alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio di tutto il mercato del tè. Nel dicembre dello stesso anno alcuni coloni mascherati da indiani salirono a bordo delle navi inglesi e gettarono a mare le casse di tè. L’episodio chiamato Boston Tea Party aprì la fase dello scontro diretto tra le 13 colonie e la Madre Patria.
Le rappresaglie inglesi furono durissime e si concretizzarono nelle cosiddette Leggi Intollerabili. Proprio queste leggi intollerabili suscitarono nei coloni una maggiore forza rivoluzionaria e uno dei leader intellettuali della ribellione, Thomas Jefferson, ribadì la distinzione tra Corona e Parlamento.
Nel 1774 ci furono i primi scontri armati e si aprì a Philadelphia un congresso che nominava George Washington Comandante delle truppe. Il 4 luglio 1776 Jefferson curò la Dichiarazione D’Indipendenza. Nella Dichiarazione sono espressi tre principi fondamentali: il diritto alla libertà come diritto naturale, l’impegno dei Governi di rispettare tutti i diritti inalienabili dell’individuo, il principio per cui il rapporto tra governanti e governati è fondato sul consenso dei secondi.
Washington riorganizzò le forze armate valorizzando la disciplina, la preparazione tecnica, il sentimento di combattere una guerra giusta e il senso di appartenenza nazionale. Ricordiamo la Battaglia di Saratoga del 1777 vide gli americani sconfiggere gli inglesi. L’anno successivo l’intervento francese a fianco dei coloni determinò la sorte della guerra. Chi portò avanti le alleanze fu Benjamin Franklin, intellettuale scienziato e scrittore.
Dopo la sconfitta degli inglesi a Yorktown nel 1783 fu firmata la Pace di Versailles che poneva fine alla guerra anglo-americana.
Dopo la Dichiarazione di Indipendenza, molte Colonie avevano approvato nuove Costituzioni. Gli anni ’80 del ‘700 furono un periodo assai tormentato: i problemi del dopoguerra con le inevitabili conseguenze socio-economiche si intrecciano con le questioni interne e con il dibattito che preparò la Costituzione Americana.
Le condizioni peggiori erano quelle economiche: vaste regioni furono distrutte dalla guerra, l’inflazione colpì campagne e città e il PIL fu dimezzato rispetto al valore anteguerra. A livello sociale, invece, le tensioni non furono mai così gravi da compromettere le conquiste della Rivoluzione. Nel 1787 fu convocata la Convenzione di Philadelphia per elaborare la nuova Costituzione degli Stati Uniti d’America. Essa entrò in vigore nel 1788 e prevedeva un Congresso composto da un Senato e una Camera di Rappresentanti cui spettava il potere legislativo. Il potere esecutivo era conferito al Presidente degli Stati Uniti che durava in carica 4 anni e veniva eletto dal popolo. Il Presidente era anche il Comandante in Capo dell’Esercito e della Marina, nominava i membri del Governo Federale e poteva esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate dal Congresso.
Il potere giudiziario era conferito alla Corte Suprema composta da 9 membri a vita di nomina presidenziale.
Il principio che ispirò il moderno Costituzionalismo americano fu quello della divisione e della limitazione dei Poteri.
Nel 1799 la Costituzione fu ampliata da 10 emandamenti con cui veniva prestata maggiore attenzione ai diritti dei singoli. Quella degli Stati Uniti rappresenta la prima Costituzione democratica della storia.
Il primo Presidente degli Stati Uniti fu George Washington, eletto nel 1789 e rieletto nel 1793.
Negli anni ’90, ai 13 Stati esistenti se ne aggiunsero altri come il Vermont, il Tennessee e Hoio.
Il secondo Presidente degli Stati Uniti fu Thomas Jefferson.

La Rivoluzione francese


Alla fine del XVIII secolo la Francia è caratterizzata da un punto di vista sociale dalla tripartizione di questi stati (ordini sociali): il primo stato era costituito dai nobili e rappresentavano circa l’1% della popolazione; il secondo stato era il clero con solo lo 0.5% della popolazione, ne deriva che il terzo stato costituiva più del 98% della popolazione ed era, quindi, uno stato molto eterogeneo che comprendeva commercianti, banchieri, professionisti, artigiani, proprietari terrieri (non nobili), ma anche braccianti, manovali, lavoratori a giornata, ecc...
In questo periodo regnava Luigi XVI attraverso una politica simile a quella di Luigi XIV. Il problema più urgente era la condizione dello Stato francese vicino alla bancarotta e soprattutto per questo motivo il Ministro delle Finanze Necker convocò gli Stati Generali.
Nelle decisioni degli Stati Generali vi era sempre un problema, ossia che si votava per ordine e non per testa. Gli Stati Generali si riunirono a Versailles il 5 maggio 1789; Luigi XVI, però, fece trovare chiusa la Sala Riunioni e così i rappresentanti si riunirono in una sala dedicata al gioco della palla-corda. Qui si impegnarono a stilare una Costituzione e, quindi, ed essere Assemblea Nazionale della Costituzione (Giuramento della Palla-corda).
Le reazioni della Corte, del Clero e della nobiltà più conservatrice non tardarono a farsi sentire e il conflitto si trasformò in guerra civile. Il terzo stato creò una Milizia controllata dalla municipalità di Parigi e, nello stesso tempo, il popolo, esasperato dalla grave crisi economica, si organizzò autonomamente.
Il 14 luglio 1789 artigiani, operai e piccoli commercianti parigini assalirono la Bastiglia, ossia la fortezza dove erano rinchiusi i rei politici facendo così cadere uno dei maggiori simboli dell’Assolutismo. Sempre a luglio si costituì una forza armata, la guardia nazionale, comandata dal Generale La Fayette, nobile di idee liberali; anche nelle campagne scoppiarono rivolte di natura anti-feudale tese a colpire i simboli del potere aristocratico.
Il 4 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale decise l’abolizione dei privilegi feudali e il 26 agosto approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino basata sui seguenti principi:
• Uguaglianza e libertà di tutti gli uomini;
• Lo Stato come garante dei diritti individuali;
• Il principio della sovranità popolare;
• Il diritto di ribellarsi allo Stato se questo fosse venuto meno al suo dovere.
Il re approvò i decreti solo dopo che il popolo marciò su Versailles e, sempre sotto la pressione della folla, Luigi XVI dovette trasferirsi a Parigi.
Il 2 novembre 1789 i beni della Chiesa divennero proprietà della Nazione. Le scelte politiche dell’Assemblea Nazionale furono coronate nella Costituzione del settembre 1791 che ribadì i principi della Dichiarazione specificando la divisione dei tre poteri e la concentrazione del legislativo nell’Assemblea Nazionale formata da 745 rappresentanti.
In questo periodo si costituirono in Francia molti Club corrispondenti ai nostri Partiti politici. Il Club più radicale era quello dei Giacobini con a capo Maximilienne Robespierre. Sempre a sinistra troviamo il Club dei Cordiglieri i cui leader erano Danton e Marat.
Il re fuggì da Parigi e per poter essere reintegrato nei suoi poteri fu costretto ad accettare la Costituzione. Approvata ormai la Costituzione l’Assemblea si scioglie e ne nasce una nuova detta Convenzione.
Al di fuori della Convenzione, sempre più importanza assumeva il movimento dei Sanculotti popolani chiamati così perché portavano solo i pantaloni lunghi senza le cullottes tipiche degli aristocratici.
Nell’agosto 1792 il popolo parigino assalì il Palazzo delle Tuileries e l’Assemblea votò la deposizione del re. La caduta della Monarchia rappresentò la vittoria del movimento democratico, ma segnò uno dei momenti più critici della Rivoluzione perché una molteplicità di poteri si disputava il controllo di Parigi. La Convenzione proclamò la Repubblica il 21 settembre 1792 ed enunciò la Repubblica francese unica e indivisibile: il primo atto politico fu il processo al re, dichiarato colpevole di Alto Tradimento e perciò venne condannato a morte e decapitato il 21 gennaio 1793.
Nell’aprile 1793 la Convenzione istituì un Comitato di Salute Pubblica con il compito di vigilare sui Ministri e di stabilire misure urgenti: ad esempio, esso decise il maximum dei prezzi del grano (una sorta di calmiere). Fu anche istituito un Tribunale rivoluzionario per processi sommari ai sospetti. Nonostante la Costituzione avesse previsto un rafforzamento del legislativo, di fatto tra il 1793 e il 1794 aumentò il potere dell’esecutivo con un progressivo slittamento verso la dittatura rivoluzione.
Il “terrore”:
Il primo passo verso il “terrore” fu il rimpasto del Comitato di Salute Pubblica da cui uscì Danton ed entrarono esponenti di estrema Sinistra il cui leader era Robespierre. Il Comitato sorvegliava stranieri e cittadini sospetti e si organizzò una Giustizia rivoluzionaria con l’annullamento del ricorso in appello. Fu anche votata la Legge dei Sospetti che imponeva a tutti i cittadini l’obbligo di un certificato di civismo(essere rivoluzionario). Questi erano i fondamenti di un regime di dittatura definito “terrore” dagli stessi esponenti del Comitato di Salute Pubblica.
La strategia del “terrore” prevedeva:
• Accentramento del potere nel Comitato di Salute Pubblica;
• Smantellamento di tutti i Club e Società popolari;
• Un rigido controllo dell’Economia.
Alla fine del 1793 con la scomparsa di Jean Pual Marat, Robespierre conquistò una posizione di assoluta prominenza all’interno del Comitato. Egli si sbarazzò facendoli ghigliottinare sia degli oppositori di Sinistra sia della Destra.
A giugno del 1794 fu abolito ogni diritto alla difesa e ormai la violenza era diventata sistema di governo. Si calcola che il “terrore” legale fece circa 16.600 vittime ghigliottinate in un anno.
Nel luglio del 1794 un complotto condusse all’arresto di Robespierre e al suo braccio destro Saint-Just. Il 28 dello stesso mese la ghigliottina pose fine alla dittatura giacobina di Robespierre.

Reazione termidoriana


Dopo il periodo del “terrore” la Francia seguì due direzioni: da un lato furono aboliti i Tribunali speciali e gli strumenti della dittatura, dall’altro si fece una caccia ai Giacobini che alimentò nuove forme di terrore e di violenza.
Nell’agosto del 1795 fu approvata una nuova Costituzione in cui si sancivano solennemente i principi della proprietà privata e del liberismo economico.

Il primo Direttorio


Tra il 1795 e il 1797 una conflittualità sociale, i problemi di liquidità finanziaria, la guerra, la divisione del Paese condizionarono la politica del Direttorio.
Sul piano interno l’esecutivo dovette affrontare a Sinistra la riorganizzazione del Movimento Giacobino e a Destra la forte ripresa del Movimento Monarchico. Tra il 1795 e il 1796 Babeuf, giornalista francese, e Filippo Buonarroti, giacobino italiano, tentarono una congiura contro il Direttorio detta Congiura degli Eguali ispirata a principi quali l’eguaglianza dei salari, l’abolizione della proprietà privata e il comunismo dei beni. La congiura fu scoperta, Babeuf fu condannato a morte e Buonarroti deportato.
Sul piano internazionale il Direttorio ottenne, invece, grandi successi. Nel 1796 furono lanciate tre armate contro l’Impero Asburgico: la prima in Europa Centrale, la seconda sul confine con la Svizzera e la terza in Italia. Il comando di quest’ultima fu affidato dal Direttorio a Napoleone Bonaparte.
Nel giro di un mese, Napoleone piegò il Regno di Sardegna costringendo Vittorio Amedeo III a firmare l’Armistizio di Cherasco. In seguito fece il suo ingresso a Milano e nel 1797 A Mantova che capitolò. Napoleone si spinse anche nei Territori Pontifici e costrinse Pio VI a rinunciare alla Romagna.
In Francia i motivi di tensione sociale non vennero meno neanche in seguito alle risorse provenienti dai Paesi conquistati da Napoleone.
La Destra Monarchica trionfò nelle elezioni del 1797 e furono i militari con Napoleone a salvare il Direttorio, ma al prezzo di un Colpo di Stato. Da questo momento si parla di secondo direttorio e da qui Napoleone iniziò la sua ascesa al potere.

Secondo Direttorio


Il Direttorio approvò il progetto di Napoleone di invadere l’Egitto per minacciare gli interessi coloniali britannici. Il 21 luglio 1798 i francesi sconfissero l’esercito egiziano nella Battaglia delle Piramidi, ma il 1° agosto l’Ammiraglio inglese Horatio Nelson distrusse quasi completamente la flotta francese colta di sorpresa nella rada di Abukir.
Napoleone attuò nuovamente un Colpo di Stato il 9 novembre 1799 (18 brumaio) dopo il quale si costituì un nuovo Governo: il Consolato. A Napoleone fu conferita la carica di primo Console e, un seguito ad un plebiscito, di primo Console a vita.
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