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La rivoluzione americana

La civiltà sorta a partire dalla fine del ‘500 nella fascia orientale del continente nord americano ebbe forti legami con l’Europa, da cui proveniva. Sviluppò anche caratteri specifici e originali; quelle nord americane erano colonie di popolamento, meta di una emigrazione stabile fin dal primo insediamento del 1607. Vi si stabilirono inglesi, francesi, scozzesi, irlandesi, tedeschi, olandesi, svedesi. Questa eterogeneità sociale produsse una società molto più fluida a mobile di quella europea di antico regime.
Londra non era interessata al controllo politico della colonie, ma solo a quello commerciale. Ogni colonia aveva un governatore nominato dal Re, ma godeva comunque di una notevole autonomia dalla madre patria.
La vita politica nord americana era caratterizzata del coinvolgimento di ampi strati sociali (al contrario dell’Europa che invece puntava alla loro esclusione). I rappresentanti alle assemblee coloniali erano eletti con suffragio censita rio che escludeva i non proprietari, ma comunque nelle colonie godeva del diritto di voto circa il 70% della popolazione di maschi bianchi adulti.

La religione delle colonie

• Nel New England (a nord) il puritanesimo era dominante;
• Le colonie del centro erano caratterizzate dalla eterogeneità etnica e dalla compresenza di più confessioni religiose;
• Le colonie meridionali erano dominate dalla chiesa anglicana.
L’economia delle colonie
• Le colonie settentrionali del New England erano fondate sulle comunità agricole puritane, caratterizzate da una struttura sociale egualitaria e da un’intensa partecipazione politica;
• Analoga la situazione delle colonie del centro che erano però molto più composite dal punto di vista etnico e religioso. L’economia era basata sull’agricoltura e sulla commercializzazione dei prodotti della terra;
• Le colonie meridionali avevano un profilo economico-sociale diverso, caratterizzato dalla presenza di estese piantagioni di tabacco. Vasta era la massa dei lavoratori africani in condizione di schiavitù.
Fra le classi dirigenti delle colonie c’era una sorta di autocoscienza nazionale, cioè la consapevolezza di avere problemi e interessi comuni. Nonostante questo le diversità rimasero profonde anche dopo la conquista dell’indipendenza.


La popolazione americana

• I nativi americani
Le popolazioni native erano organizzate in una complessa società a base tribale formata da dodici principali tribù o nazioni indiane. Tra il 1600 e il 1700 queste popolazioni videro il verificarsi di una vera e propria catastrofe demografica, provocata dalle malattie importate dall’Europa, ma anche tra le guerre tra coloni e nativi per la terra. Dopo una iniziale fase di rapporti amichevoli, infatti, scoppiò il conflitto per il controllo del territorio.

• Gli schiavi africani
L’emigrazione è inseparabile dalla nascita degli Stati Uniti e dalla loro storia. Gli africani compivano il tragitto di attraversamento dell’Oceano Atlantico in catene. Nelle colonie settentrionali gli schiavi furono sempre pochi, furono invece le colonie meridionali a far esplodere la domanda di schiavi nel Settecento perché erano una manodopera fondamentale per l’economia di piantagione. Gli americani dell’epoca consideravano la schiavitù legittima; i rapporti con gli schiavi erano regolati da appositi codici, gli slaves code , che gli impedivano di detenere proprietà, di sposarsi con i bianchi, di muoversi o riunirsi e prevedevano pene atroci per fuga o ribellione.
• I coloni europei

L’origine della rivoluzione

Fino ai primi decenni del Settecento le colonie fornivano prodotti agricoli, pellicce, indaco e prodotti per l’industria navale (resina, pece, canapa, legno, navi). Già dalla metà del Seicento il Parlamento di Londra, seguendo la logica mercantilistica, aveva imposto alle colonie di esportare alcuni prodotti, come il tabacco, soltanto in Inghilterra e aveva stabilito che tutti i commerci tra l’Inghilterra e le sue colonie dovessero svolgersi con navi inglesi.
Il grande sviluppo economico e demografico delle colonie rese loro sempre meno accettabile la dipendenza dalla madrepatria e il rigore e il controllo inposto da parte del governo inglese.

Le prime avvisaglie di conflitto si ebbero in conseguenza alcuni provvedimenti inglesi:
• La molasses act proibì l’importazione di zucchero dai Caraibi francesi;
• L’iron act con cui l’Inghilterra ribadiva il divieto di costruire in America impianti siderurgici;
• La proclamation act che stabiliva il divieto di colonizzare terre al di là dei monti Applalacchi in modo da tenere buoni gli indiani e allo stesso tempo contenere le colonie;
• La stamp act, cioè una tassa su giornali, atti legali, documenti commerciali.
Fu quest’ultimo provvedimento a scatenare la reazione che avrebbe condotto alla rivoluzione. La ragione stava nel fatto che per la prima volta questa legge imponeva ai coloni un tributo fiscale, non tenendo conto del principio base su cui si basava l’assolutismo inglese, ovvero che non poteva essere tassato chi non aveva rappresentanti in parlamento (no taxation without rappresentation) e questa era la situazione dei coloni. L’uccisione di 5 civili a Boston durante uno scontro con la truppe inglese (massacro di Boston) esasperò ulteriormente gli animi.

La rivoluzione

Nel 1773 il governo inglese, per riassestare le finanze della Compagnia delle Indie Orientali, le assegnò, con il tea act, il monopolio dell’esportazione del tè nelle colonie. La risposta degli americani fu il Boston tea party nel corso del quale una grossa partita di tè della Compagnia fu gettata in mare dagli americani nel porto di Boston.
Londra reagì con delle leggi intollerabili: chiusura del porto di Boston e cancellazione dell’autonomia del Massachussets. Fu convocato il primo Congresso continentale dei rappresentanti delle colonie, riunito a Philadelphia (1774). In quella sede si rifiutarono le misure legislative inglesi. L’anno dopo un secondo Congresso dava il via al Continental Army, un esercito unitario guidato dal virginiano George Washington.

Il 4 luglio 1776 il Congresso delle colonie riunito a Philadelphia approvò la Dichiarazione di Indipendenza. Si trattava di un documento di importanza storica fondamentale, perché con esso trovavano espressione politica i principi di libertà, uguaglianza civile e politica, e del consenso.
Non tutti gli americani erano però disposti a una rottura con il sovrano. Tra loro vi erano numerosi lealisti, fedeli al sovrano, e i moderati, favorevoli a negoziare un accordo con la corona. I veri e propri ribelli erano i radicali (patrioti o wigh), convinti di condurre una lotta di libertà politica e di rigenerazione morale contro il dispotismo del sovrano. La posizione radicale era particolarmente diffusa tra i proprietari indipendenti, le elite mercantili e i ceti medi urbani.
Fu la vittoria di Washington a Saratoga il 19 ottobre 1777 che convinse la francia e poi la Spagna a intervenire nella guerra al fianco degli americani. La Francia fu convinta anche dal consenso che l’inviato americano in Francia Benjamin Franklin ottenne dal parlamento francese.
La nuova vittoria americana a York Town in Virginia del 1781 indusse il governo di Londra a sottoscrivere la pace di Parigi (1783) che riconosceva l’indipendenza delle tredici colonie e la loro sovranità sui territori americani.
Nel 1788 entrava in vigore la Costituzione degli Stati Uniti d’America che sanciva la nascita di un nuovo e grande stato repubblicano e federale. Da allora il potere legislativo spetta al Congresso, un parlamento bicamerale composto dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato. Il potere esecutivo spetta al Presidente, eletto ogni quattro anni da un collegio di grandi elettori, a loro volta eletti con voto popolare. La magistratura è indipendente da qualsiasi istituzione governativa. Il massimo organo giudiziario è la Corte Suprema, i cui membri sono nominati a vita direttamente dal presidente.

Tappe fondamentali

• 1773: tea act e boston tea party
• 1774: 1° Congresso continentale a Philadelphia
• 1775: 2° Congresso continentale, creazione del Continental Army
• 1776: Dichiarazione di Indipendenza, 4 luglio
• 1777: vittoria a Saratoga, intervengono Francia a Spagna
• 1781: vittoria di York Town
• 1783: pace di Parigi
• 1788  Costituzione americana

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