La riforma in Europa

La riforma in Svizzera: Zwingli

In Svizzera la Riforma si diffuse grazie a Zwingli e poi a Calvino.
Zwingli risentì dell’insegnamento di Erasmo,da cui attinse l’esigenza di una religiosità semplice e depurata dalla superstizione, totalmente fondata sulle Scritture. Aderì poi alla dottrina di Lutero e ripudiò ogni sudditanza alla Chiesa di Roma. La predicazione di Zwingli però, ebbe caratteri diversi da quella luterana. Lutero sottolineava che la fede e la salvezza erano doni imperscrutabili di Dio mentre Zwingli attribuiva maggiore importanza alla volontà dell’uomo. Egli parlava a un mondo più moderno ed evoluto di quello tedesco, al mondo delle città svizzere popolate da un vasto ceto borghese e mercantile, cioè da cittadini animati da un vivo senso di indipendenza e orgoglio per la proprio attività. Inoltre,era mosso da un profondo amore per il suo Paese, la Svizzera, la cui deprecava il ruolo di serbatoio militare per le grandi potenze.

La polemica antiecclesiastica di Zwingli iniziò del 1522 quando cercò di sollevare contro il Cattolicesimo, alcune città svizzere, che avrebbero dovuto essere il nucleo di una Nuova Gerusalemme, una comunità di eletti rigenerata e purificata dal peccato.
Zwingli colse un successo importante con l’adesione di Berna alla riforma da lui propugnata, ma a partire dal 1529, la sua azione incontrò la dura resistenza dei cantoni che si erano mantenuti fedeli al cattolicesimo. La battaglia di Kappel nell’ottobre del 1531 vide la sconfitta dei riformatori e la morte dello stesso Zwigli.

Calvino a Ginevra

Giovanni Calvino, di origine francese, compì studi di teologia a Orléans e Bourges, ma subì ben presto l’influsso delle dispute umanistiche sulla filologia delle Scritture e sulla possibilità di interpretazioni non canoniche del testo sacro. A Parigi completò la sua formazione morale e culturale grazie a Nicolas Cop. Fra il 1528 e il 1534 maturò la sua adesione alla Riforma.
La predicazione di Calvino sosteneva la necessità dell’impegno lavorativo e delle difesa della propria condizione professionale ed ebbe ampio seguito fra i ceti borghesi imprenditoriali, la cui attività lavorativa,basata sul profitto, era stata fino ad allora malvista dalle autorità religiose.
Nel 1535 Calvino era a Basilea, dove diede inizio alla compilazione della sua più importante opera, Christianae religionis institutio.
Il suo incontro con il predicatore Guillaume Farel a Ginevra determinò una svolta molto importante nella sua vita e l’inizio del suo impegno riformatore.

I primi tempi dei due riformatori non furono facili: nel 1538 vennero infatti espulsi dalla città e solo nel 1541 Calvino poté farvi ritorno, chiamato dal governo cittadino.
Ginevra,sconvolta da violenti scontri religiosi, confidava nella sua capacità di risolvere i gravi conflitti urbani.
Calvino instaurò in Ginevra un severo regime religioso e politico in cui lo Stato era completamente sottomesso alla Chiesa e dove ogni oppositore sarebbe stato represso.
A Ginevra nacque quindi uno Stato confessionale, i cui i princìpi religiosi divenivano legge civile. Nel 1541 Calvino pubblicò le Ordinanze ecclesiastiche della chiesa di Ginevra che sarebbero state riconosciute come Costituzione della repubblica ginevrina.
La città fu sottoposta a un rigido sistema di controllo e censura dove ogni tipo di libertà di opinione stampa e espressione dovettero soggiacere agli ordini delle autorità.


Calvino e Lutero

La Christianae religionis institutio è il perno su cui si fonda l’intero sistema calvinista. Essi sono i suoi caratteri fondamentali:
• La Chiesa romana non è la vera chiesa e non ha alcun potere salvifico;
• I sacramenti sono da ridursi di numero e perdono valore salvifico;
• L’uomo è predestinato da Dio alla salvezza o alla dannazione e le sue opere non possono procurare la grazia;
• Il libero esame delle Scritture è l’unico modo per incontrare Dio e conoscerlo;
• Il compito del cristiano nel mondo è la fede e il rispetto della missione affidatagli da Dio.

La Riforma calvinista ha una propria identità, e mostra delle differenze con quella di Lutero:

Lutero Calvino

L’uomo non è in grado con le sue forze di determinare la propria salvezza.
Il pensiero luterano si basa sul concetto che l’uomo si salva tramite la fede nella croce di Cristo

La questione dell'arbitrio umano

L’uomo, in quanto creatura imperfetta, è indegno della salvezza.
Tuttavia Dio, nella sua infinita bontà e potenza, ha giustificato alcuni e condannato altri in eterno.

Conseguenza della teoria della giustificazione per fede è la negazione del valore in sé salvifico dei sacramenti. Essi alimentano la fede, ma non possono modificare la condizione umana rispetto alla salvezza.
Lutero ammette la consustanziazione ma non la transustanziazione.

Il problema dei sacramenti

Calvino nega sia la consustanziazione sia la transustanziazione .

L’uomo è tenuto a rispettare la missione che Dio gli ha affidato del mondo, ma non sono le opere a dargli la salvezza.


Il valore delle opere

Anche per Calvino le opere non salvano, a testimoniano la salvezza raggiunta.


La Chiesa anglicana e la riforma in Inghilterra

In Inghilterra il Re Enrico VIII si dimostrò inizialmente un fedele seguace della Chiesa cattolica. Condannò infatti le posizioni luterane relative ai sacramenti in saggio scritto di suo pungo che gli valse il titolo di Difensore delle fede da parte di Papa Leone X.
Tuttavia il clima religioso in Inghilterra era tutt’altro che appiattito. Anche autorevoli esponenti del cattolicesimo inglese, affermavano la necessità di un rinnovamento spirituale interno alla Chiesa, mentre i circoli umanisti di Oxford e Cambridge disputavano sulle tesi di Lutero ed Erasmo.

La rottura con Roma

L’occasione per la rottura fu una questione di politica matrimoniale. Enrico VIII aveva sposato Caterina d’Aragona e aveva in questo modo consolidato i rapporti diplomatici con il Regno di Spaga e con la Chiesa romana.

Nel 1527 il sovrano, a cui Caterina non aveva dato eredi maschi, decise si sposare una nobildonna inglese, Anna Bolena, con il favore del Parlamento e della Corte, in cui aleggiavano posizioni antipapiste e antispagnole.
Enrico chiese allora a Papa Clemente VII l’annullamento del precedente matrimonio. La cosa in sé non era impossibile, poiché il matrimonio era stato celebrato su dispensa papale e nulla avrebbe lecitamente impedito al Papa di modificare le sue delibere.
Il Papa, venne spinto a rifiutare da Carlo V. Di fronte al rifiuto della dispensa papale, Enrico VIII si proclamò nel 1532 ‘Protettore della Chiesa di’Inghilterra’. All’atto della scomunica papale il Re emanò l’Atto di supremazia con cui fondò e si pose al vertice della ‘Chiesa d’Inghilterra’, contrapposta a quella di Roma.
Tommaso Moro, fedele alla corona e all’obbedienza papale, collaborò con Enrico VIII fino a che questi non entrò in conflitto con Roma. A quel punto fu imprigionato e condannato a morte dal sovrano per non aver aderito alla riforma anglicana.
Dal punto di vista Teologico e dottrinale la chiesa anglicana non si discostò inizialmente da quella di Roma. In effetti,quello anglicano era considerato uno scisma più che un’eresia. Presto però le cose cambiarono. Nel 1549 venne ufficialmente adottato in Inghilterra il ‘Book of Common Prayer’ di chiaro orientamento luterano.
La riforma anglicana ebbe effetti evidenti anche sul piano politico. Così infatti il sovrano riuscì ad avere un forte appoggio da parte del Parlamento e di riposizionare l’Inghilterra contro le forze cattoliche secolari .

La riforma in Italia

Il credo riformato ebbe ampia diffusione soprattutto nell’Europa del Nord. Nel Meridione invece, in particolare in Italia e nella penisola iberica,il controllo cattolico fu capillare per il diffondersi della Riforma.
In alcune città italiane si crearono dei circoli che prendevano in esame queste nuove tesi, ma in generale la sorveglianza ecclesiastica attraverso gli strumenti dell’inquisizione e della censura sui testi riformati fu molto efficace.
Il circolo napoletano del nobile spagnolo Juan De Valdés ebbe influssi importanti su esponenti del cattolicesimo più aperto.
Egli predicava una rigenerazione spirituale della Chiesa coltivando la speranza di una possibile riunificazione dei cristiani.
Un vero radicalismo riformatore si può trovare in Italia solo con il socinianesimo dal nome di Lelio Socini e di suo nipote. Esso predicava una critica della teoria della predestinazione ed esaltava un contributo dell’uomo della sua salvezza. Sosteneva anche il principio della tolleranza religiosa e delle non violenza.
L’apporto più significativo al diffondersi del protestantesimo in Italia fu l’adesione dei Valdesi alla riforma.

La riforma in altri Paesi europei

L’Europa orientale restò sostanzialmente estranea alla riforma, con l’eccezione di alcune aree. La riforma incontrò molte resistenze in Polonia dove la tradizione cattolica era molto forte.
In Russia lo stretto rapporto tra Chiesa ortodossa e il potere politico non permise di creare altri orientamenti autonomi della fede. In Francia, la Riforma si diffuse inizialmente senza troppi ostacoli. Nel nord Europa si ebbe una grande diffusione del luteranesimo.

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