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Il quattrocento

Il particolarismo dell’età feudale assiste al suo superamento nel secolo successivo in cui si affermano nuove forme di potere. La situazione italiana risulta comunque ancora molto frammentata, quì la divisione territoriale resta ancora il dato più evidente. L’affermazione della Signoria, e la sua trasformazione i Principato è il dato saliente del secolo nella vita politica della nostra penisola. La famiglia dei Visconti impose il proprio dominio su Milano, giungendo con Gian Galeazzo Visconti alla maggiore estensione territoriale. Alla morte del figlio la casata si estinse per mancanza di eredi e il potere passò nelle mani di Francesco Sforza. Venezia fu l’unica tra le città italiane a mantenere salde le sue istituzioni repubblicane. Il quattrocento vede l’affermazione della famiglia dei Medici con Cosimo il Vecchio, che seppure non assunse mai il titolo di signore della città, di fatto riuscì a controllare le sue magistrature. La figura di spicco fu quella di Lorenzo il Magnifico. La chiesa reduce delle conseguenze della cattività avignonese si adoperò a ricondurre tutti i feudi sotto la propria autorità. Nel corso del 400 anche attraverso la pratica del nepotismo (assegnazione da parte del papa ai propri parenti della carica di cardinale), la Chiesa si trasformò sempre più in uno stato regionale. Pertanto fu costretto ad affrontare il fenomeno dell’eresia e della minaccia turca, dal momento che la popolazione islamica aveva messo fine nel 1453 all’Impero Romano d’Oriente. Il Regno di Napoli trovò la sua riunificazione con quello di Sicilia sotto il dominio aragonese. L’equilibrio tra questi stati fu sancito nel 1454 dall’accordo della pace di Lodi. Si trattava comunque di un equilibrio incerto anche perché la frammentazione politica e territoriale dell’Italia favoriva le mire espansionistiche delle giovani monarchie nazionali.

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