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La Francia tra 1500 e 1600

Le guerre di religione

La seconda metà del XVI secolo fu per la Francia un periodo di grave crisi istituzionale, dovuto in primo luogo all’instabilità della dinastia regnante. Carlo IX divenne re a soli dieci anni, dopo la morte accidentale del padre Enrico II e del fratello quindicenne Francesco II. Per la sua giovane età si ricorse alla reggenza della madre, Caterina de’ Medici, che tuttavia fu osteggiata dal popolo in quanto donna e perché mezza straniera.

La Francia viveva in quegli anni le ripercussioni della riforma protestante: i calvinisti locali, detti ugonotti, erano sempre più numerosi, nonostante le persecuzioni attuate contro di loro. I cattolici non tolleravano il dualismo religioso e, malgrado i tentativi di pacificazione di Caterina de’ Medici, repressero i protestanti. Con il massacro di Vassy ebbe inizio una feroce guerra di religione, che avrebbe segnato la Francia per il resto del secolo. L’editto di Amboise, che riconosceva agli ugonotti il diritto di culto, non salvò la situazione, così come la successiva pace di Saint-Germain. Al contrario, le concessioni fatte ai protestanti finirono per indebolire le forze cattoliche, che perso ormai il sostegno della classe regnante organizzarono nuove azioni violente (massacro di San Bartolomeo).

La guerra dei tre Enrichi (1585-1589 )

Quando al giovane sovrano Carlo IX si sostituì il fratello Enrico III di Valois, la Francia era nel caos. Lo scontro tra cattolici e protestanti era mutato in una lotta tra casate nobiliari, cui interessava la conquista del trono, oltre al sopravvento nella disputa religiosa. Fu la cosiddetta guerra dei tre Enrichi, dal nome dei principali contendenti: il re Enrico III, l’ugonotto Enrico di Borbone e il cattolico Enrico di Guisa. Quest’ultimo fu assassinato per volere del sovrano, cui spettò la stessa sorte per mano cattolica. Salito al trono come Enrico IV, Enrico di Borbone dovette conquistare il paese con la forza. Per risolvere la crisi religiosa si convertì al cattolicesimo e attraverso l’editto di Nantes riconobbe agli ugonotti pieni diritti politici e spirituali, purché lo riconoscessero il sovrano legittimo di Francia.

Enrico IV riformò l’assetto politico della Francia, e riconobbe a cattolici e ugonotti uguali possibilità nell’ambito delle cariche pubbliche. In realtà, i compromessi da lui raggiunti per appianare i contrasti religiosi fecero dell’aristocrazia protestante una sorta di Stato nello Stato, indipendente e spesso avverso alla corona. Il regno di Enrico IV portò, comunque, a progressi significativi in campo economico e la società francese abbandonò lentamente le antiche strutture di origine feudale.

Le reggenze di Richelieu e Mazarino

Enrico IV di Francia morì nel 1610, quando il figlio Luigi XIII aveva solo nove anni. Il trono fu retto dalla madre del re, Maria de’ Medici, che tuttavia non seppe mantenere il prestigio e la stabilità della corte francese: le tensioni interne crebbero e si accese la disputa tra il Terzo Stato e le classi agiate sui privilegi della borghesia.

Quando Luigi XIII salì ufficialmente al trono, nel 1617, emarginò la madre e nominò suo consigliere il futuro cardinale Armand Jean du Plessis, duca di Richelieu. Questi divenne presto il vero dominatore e arbitro della politica francese: proseguì l’iniziativa di Enrico IV e realizzò un concetto di sovranità moderno e spersonalizzato, poiché con lui il potere monarchico non si identificava unicamente con la figura del re. Richelieu compì un atto di forza verso la nobiltà per ripristinare il ruolo centrale della corona e represse il movimento degli ugonotti. Con l’editto di grazie il cardinale ridimensionò le concessioni rivolte ai protestanti dall’editto di Nantes di Enrico IV.

A Richelieu succedette la figura analoga di Giulio Mazarino, poiché in poco tempo sia il cardinale, sia il re morirono, e l’erede Luigi XIV era troppo giovane per governare. Mazarino proseguì la politica di Richelieu, ma ben presto i suoi progetti legislativi lo posero in contrasto con una fronda parlamentare legata all’aristocrazia. Lo scontro rientrò non appena la fronda ebbe ottenuto ciò che chiedeva, ma si riaccese quando altri nobili cercarono di estromettere il cardinale dal governo. La cosiddetta fronda dei principi fu sconfitta e Mazarino poté riprendere la reggenza fino all’ascesa di Luigi XIV.

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