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Situazione generale del Seicento


Nel Seicento buona parte dell’Europa fu attraversata da una longeva crisi scaturita da diversi fattori: l’agricoltura non riusciva più a soddisfare le esigenze del popolo, dovuto anche a peggioramenti del clima; epidemie di peste, che diminuirono drasticamente la popolazione europea. Ciò ebbe degli effetti negativi anche sull’economia: il prezzo dei cereali venne abbassato notevolmente, poiché la diminuzione della popolazione comportava ad una minor richiesta di pane. Si ridusse così l’estensione delle terre coltivate, dando più spazio al pascolo. La popolazione venne inoltre stremata da ingenti tasse, che provocarono spesso rivolte da quest’ultimi.
L’evento che comportò maggiori conseguenze nell’economia Europea e mondiale, fu il rovesciamento nei rapporti di forza: i mercanti italiani avevano dapprima dominato i traffici di tutto il continente, i loro prodotti erano i più richiesti, l’Italia era diventata un modello da imitare. Con il Seicento le cose cambiarono, in Italia e in Spagna si verificarono una serie di fenomeni che prendono il nome di rifeudalizzazione: le famiglie che si erano arricchite con il commercio iniziarono a investire nell’acquisto di terra e a imitare lo stile di vita aristocratico, spendendo soldi in falsi sfarzi. Queste famiglie cercavano titoli nobiliari, e disprezzavano i lavori manuali.

Olanda-Amsterdam


Una delle nuove potenze emergenti era Amsterdam, divenuta il cuore del nuovo sistema economico mondiale, gli olandesi avevano iniziato a costruire il proprio successo nei mari settentrionali, facendo da intermediari fra l’Europa orientale e quella occidentale. Per gran parte del XVII secolo gli olandesi, tradizionalmente abili marinai e cartografi, dominarono il commercio mondiale. Tale posizione prima era stata occupata dai portoghesi e dagli spagnoli e in seguito sarebbe stata occupata dall'Inghilterra. I mercanti e i marinai del Nord, già alla fine del Cinquecento, cominciarono ad affacciarsi nelle acque del Mediterraneo, dove fino a quel momento avevano detenuto la supremazia le navi dei veneziani e dei genovesi. Nel frattempo inglesi e olandesi stavano scacciando i loro concorrenti meridionali anche dalle rotte degli oceani Atlantico e Pacifico. Nel 1602 fu fondata la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, la prima multinazionale mai creata. Questa compagnia ottenne il monopolio olandese sul commercio asiatico e lo mantenne per due secoli. Diventò la più grande impresa commerciale del XVII secolo. Le spezie erano importate in gran quantità e portavano grandi profitti. Nel 1621 fondarono anche una compagnia delle Indie Occidentali, per sfruttare le ricchezze mal custodite dell’America spagnola e portoghese. partire più o meno dal 1640, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali deteneva il monopolio del commercio con il Giappone, con il suo porto commerciale sull'isola di Dejima (vicino a Nagasaki), fino al 1854, gli olandesi furono l'unica finestra del Giappone sul mondo occidentale. Nel 1609 fu fondata la Banca di Amsterdam. Sotto la spinta dell’inflazione1, i re e altri usavano svalutare le loro monete con l’aggiunta di metalli non pregiati, lasciando in circolazione le monete vecchie. Quindi c’è chi si ritrovava a maneggiare un miscuglio di monete di valore incerto. La banca di Amsterdam accettava da chiunque questi depositi monetari misti, e ne valutava il contenuto in oro e in argento, consentendo ai depositari di ritirare valori equivalenti in fiorini d’oro da essa coniati. Questi vantaggi insieme alla sicurezza dei depositi garantiti dal governo olandese, attrassero capitali da ogni parte, rendendo la Banca di Amsterdam il centro finanziario d’Europa (fino alla rivoluzione francese).

Venezia


Verso la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la repubblica di Venezia godeva ancora di un grande prestigio in Europa, aveva un’ammirevole forma di governo e si cercava di capire quali fossero i segreti della sua stabilità interna e della sua capacità di competere con le grandi potenze europee. Il processo che portò al declino di Venezia ebbe inizio nell’ultimo decennio del XVI secolo. Nel quadro roseo in cui verteva Venezia, per quanto riguardava i commerci da levante, apparvero le nuove potenze mercantili di Inghilterra e Olanda i quali concorrevano efficientemente in tutto quello che Venezia era stata il massimo. Questa concorrenza cominciò ad avere un maggior peso quando le due potenze navali stringendo la pace con la Spagna ottennero il permesso di attraversare lo stretto di Gibilterra poterono commerciare quelle che erano state fino ad allora i privilegi di Venezia. Altri fattori a influire furono le scelte politiche compiute da Venezia, l’intrapresa della rotta di capo di buona speranza da parte di olandesi e inglesi e la crisi economica che colpi l’Europa nel 1620. Questi fattori accumulatesi portarono al decadimento di Venezia.
A minacciare Venezia erano inoltre gli Asburgo, i cui domini circondavano ormai la terraferma veneta, i due si scontrarono per la prima volta a causa di una disputa per il controllo della Valtellina, poiché costituiva un passaggio per le truppe spagnole dirette verso i campi di battaglia dell’Europa centro-settentrionale. Nel 1620 la Spagna occupò la valle, si formò allora una coalizione tra Venezia, Francia e il duca di Savoia, alla fine dopo lunghe trattative si giunse al compromesso che rendeva il corridoio della Valtellina neutrale, e garantiva la libertà religiosa alla locale popolazione cattolica. Sul mare invece, la principale minaccia era rappresentata dagli ottomani, nel 1644 questi attaccarono Candia (Creta), un possedimento veneziano nel Mediterraneo. Venezia tentò di ottenere l’appoggio dei principi d’Europa, ma fu un tentativo inutile, poiché Spagna e Francia erano impegnati nella guerra dei trent’anni, l’unico aiuto (per quanto limitato fosse) venne dal papato. Venezia cercò di resistere agli attacchi, ma nel 1669 dovette cedere l’isola ai turchi, non potendo più sostenere l’estenuante guerra, per il quale aveva speso enormi risorse militari e finanziarie. Qualche anno dopo l’ennesima offensiva turca contro l’Europa provocò la formazione di una lega tra Austria, Polonia e Venezia, permettendo a quest’ultima di rifarsi, e porre fine una volta per tutte alla minaccia turca in Europa

Il dominio spagnolo in Italia


Con la pace di Cateau-Cambrésis del 1559 gran parte dell’Italia fu soggetta direttamente alla potenza spagnola, alla quale appartenevano: i regni di Napoli, di Sicilia, di Sardegna e il ducato di Milano, circa metà dell’Italia. Il predominio si estendeva anche sul ducato di Parma e Piacenza, su quello di Modena e Ferrara e su quello di Mantova. Indirettamente legati alla Spagna erano il Granducato di Toscana (le armi di Carlo V avevano conquistato Firenze ai De Medici) e la Repubblica di Genova (in quanto offriva il proprio porto per le spedizioni militari, e le ingenti risorse finanziarie delle sue famiglie per sostenere le guerre). L’unico stato ad essere a tutti gli effetti indipendente era la Repubblica di Venezia. Vi era in fine lo stato della Chiesa, indipendente, ma per motivi ideologici, legato alla politica spagnola. Per il resto la penisola era divisa in piccoli stati soggetti alle mire espansionistiche dei più potenti stati regionali vicini ad essi.
Gli spagnoli, contrariamente a quanto si potesse dedurre da un regime coloniale, cercavano di conciliare gli interessi della monarchia con quelli locali, coinvolgendo nel governo le classi dirigenti degli Stati italiani. Con il passare degli anni, però, la situazione degenerò, poiché il governo spagnolo sentiva il continuo bisogno di raccogliere fondi per mantenere la supremazia mondiale di cui godeva, sottoponendo così a cospicui prelievi fiscali le popolazioni sottoposte al suo dominio. La situazione peggiorò quando il dominio spagnolo sentì il bisogno di raccogliere fondi nel minor tempo possibile, affidandosi così alla mediazione della piccola nobiltà locale, libera di sottoporre la popolazione a prepotenze e soprusi, fu proprio questa una delle cause del mancato sviluppo economico e civile dell’Italia.
Le istituzioni attraverso le quali si esercitava il governo spagnolo erano diverse:
• Consiglio d’Italia, amministrava il governo spagnolo in Italia (sede a Madrid). Aveva compito giudiziario, amministrativo e controllava il funzionamento delle istituzioni, inviando ispezioni periodiche.
• Viceré, erano le autorità spagnole presenti sul posto, nominati a tempo indeterminato, per il regno di Napoli, Sardegna e Sicilia.
• Un governatore per lo Stato di Milano.
• Un senato a Milano, con funzioni di supremo tribunale civile e penale e con il compito di registrare gli editti regi.
• Un Consiglio collaterale e un Parlamento a Napoli, in mano ai baroni, quest’ultimo si riuniva ogni due anni e la sua a funzione consisteva nel votare le richieste di donativi trasmesse dal re.

Il regno di Napoli


I baroni avevano in pugno anche l’amministrazione della città di Napoli, dove contro gli eccessi della nobiltà locale e la tassazione imposta, si manifestò una rivolta popolare di dimensioni significative, capeggiata da Masaniello, ben presto soffocata dalle autorità. Avvenne che, in cambio dei donativi versati, i nobili avevano la facoltà di gestire il prelievo fiscale sui ceti popolari, così facendo il peso della tassazione venne riversato tutto sui contadini delle campagne, che erano gli unici tenuti a pagare la tassa principale, il focatico, mentre baroni e clero ne erano esenti. Fu proprio un’imposta di una tassa sulla vendita della frutta a dare il via alla rivolta di Napoli nel 1647, capeggiata da Masaniello. Egli aprì delle trattative con il viceré, per permettere al popolo il diritto di armarsi. Quando Masaniello venne assassinato la rivolta non ebbe fine, ma anzi venne radicalizzata: venne proclamata la Repubblica e chiesto l’intervento della Francia. Verso la fine del 1647 vennero pubblicati i bandi di governo della Real Repubblica napoletana, in essa la Repubblica proclamava la sua volontà di proteggere i poveri cittadini sempre oppressi. Il rifiuto della Francia ad intervenire, e il rafforzamento dell’alleanza tra corona spagnola e baroni segnò la fine di tale rivolta, soffocata decisivamente nel 1648.

L’evoluzione dello Stato della Chiesa


Il papato assunse un controllo più deciso dello Stato della Chiesa, dell’Italia e del mondo cattolico, il papa infatti poteva contare sia sul potere spirituale, sia su quello temporale, era un re-sacerdote effettivo. In particolare, il Concilio di Trento fu culminante affinché si affermasse un modello di potere fortemente accentrato. Si verificò inoltre la clericalizzazione dello Stato della Chiesa, cioè parte dell’apparato di controllo politico fu posto nelle mani di ecclesiastici: i cardinali governavano le città più importanti, comprese entro i confini dello Stato pontificio; e la giustizia veniva amministrata in primo luogo da tribunali ecclesiastici. Come conseguenza le grandi famiglie aristocratiche, per acquisire potere e ricchezze, ambivano alla carriera ecclesiastica.
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