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L’espansione coloniale e l’affermazione dello stato moderno


Spagna e portogallo si spartiscono il mondo


Le scoperte geografiche europee ebbero conseguenze politiche immediate: Portogallo e Spagna aprirono l’epoca del predominio mondiale dell’Europa. Le esplorazioni portoghesi lungo il litorale africano si accompagnarono alle guerre che nel XV e nel XVI secolo la monarchia portoghese condusse contro il regno di Marocco; i portoghesi vi fondavano una seria di basi navali che servivano a garantire alle flotte appoggio e riparo e a facilitare gli scambi commerciali. Nel 1419 fu occupato l’arcipelago di Madera, dove venne introdotta la coltivazione della canna da zucchero, una pianta proveniente dall’Oriente. Si potevano importare schiavi dal Mali per le piantagioni; nel 1456 fu costruita la base di Elmina da cui vennero oro e spezie. In Asia, appena scoperta la rotta per le Indie, i portoghesi approfittarono della propria superiorità navale e militare per conquistare (1505-15) molti porti, attraverso i quali controllare i commerci dell’oceano Indiano. In America, essi occuparono tra il 1521 e il 1530 la costa del Brasile. Il Portogallo come le repubbliche marinare italiane del Medioevo, aveva dunque un “impero” d’oltremare costituito da una serie di punti strategici per il controllo del commercio. Del tutto diverso fu il carattere dei domini spagnoli. Subito dopo la prima spedizione di Colombo (1492), Spagna e Portogallo si accordarono per spartire le zone di espansione fuori dell’Europa (trattato di Tordesillas, 1494). È questa la prima spartizione ufficiale del mondo da parte delle due potenze coloniali. Tra il 1519 e il 1521 poche centinaia di avventurieri guidati da Hernàn Cortes conquistarono l’impero azteco. Un fattore importante che favorì la conquista spagnola fu la diffusione di malattie portate dagli europei. Le ricchezze che Cortes ricavò erano tali che l’America si riempì di avventurieri spagnoli (i cosiddetti conquistatores). Tra il 1531 e il 1531 Francisco Pizarro distrusse l’impero degli inca; negli anni successivi vennero conquistate le terre di maya e gli spagnoli occuparono l’America meridionale e quella settentrionale. Intanto, con la spedizione di Magellano (1519) gli spagnoli scoprirono la rotta per raggiungere l’Asia da ovest. Nel 1524 cercarono allora di scacciare i portoghesi dalle Molucche e non riuscendovi, fissarono una nuova ripartizione tra zone d’influenza (trattato di Saragozza, 1529): la Spagna ebbe il dominio dell’oceano Pacifico, il Portogallo quello dell’Africa e dell’Asia. Alla metà del XVI secolo, il mondo dunque è diviso in due grandi aree politico-economiche; l’Europa domina ormai gli oceani e l’intera America.

I nuovi scenari dell’economia mondiale


Le scoperte geografiche e la colonizzazione ispano-portoghese trasformarono gli equilibri economici di tutto il mondo, immettendo sul mercato nuovi prodotti e comportarono grandi spostamenti di popolazioni. Il Portogallo possedeva scali commerciali in tre continenti, da ciascuno dei quali importava prodotti diversi. Dai possedimenti asiatici importava spezie; l’oro proveniva dai territori africani. Gli schiavi venivano trasportati in Brasile, dove erano impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero e di tabacco; altri schiavi erano venduti alle colonie spagnole. A nulla erano valse, per fermare la strage, le proteste dei missionari giunti nel nuovo mondo per convertire al cristianesimo le popolazioni amerindine. Da essi sollecitati, i sovrani di Spagna emanarono leggi che cercavano di proteggere gli indigeni dalla violenza e dall’avidità dei conquistatori, ma gli effetti di queste leggi sulle popolazioni del Messico e del Perù furono scarsi; troppo lontana era l’autorità dello stato. Nel 1546, inoltre, la scoperta delle miniere d’argento di Potosi nell’Alto Perù sconvolse l’economia dell’America spagnola. Con le scoperte geografiche, l’economia mondiale iniziò una fase di unificazione. Le potenze europee furono alla testa di questa rivoluzione nell’economia mondiale. Tra gli stati si accese una lotta per il predominio nel commercio intercontinentale, poiché questo dava tali profitti da rafforzare enormemente gli stati che lo praticavano. Dopo i successi ispano- portoghesi, gli altri paesi ebbero però in questa fase un ruolo secondario.

Le caratteristiche fondamentali dello stato moderno


Tra il XV e il XVII secolo si venne consolidando in Europa quella forma di organizzazione politica che va sotto il nome di stato moderno. Abbiamo già considerato l’avvio di questo processo parlando della formazione delle monarchie nazionali in Francia, in Inghilterra e nella penisola iberica. La prima caratteristica è l’accentramento territoriale del potere. Caratteristica essenziale dello stato moderno è la capacità di imporre un’unica volontà e il rispetto della legge nei confronti di tutti i cittadini e sull’intero territorio nazionale. Se il potere si accentra, si rendono necessari funzionari, uffici, istituzioni capaci di gestirlo: la burocrazia. Anche nella monarchia feudale vi erano sovrintendenti e ufficiali del re, ma con lo stato moderno avviene che al rapporto personale con il sovrano si sostituisce un rapporto impersonale con il potere pubblico. Con l’età moderna lo sviluppo degli armamenti e anche la maggiore dimensione e durata dei conflitti richiedono agli stati di attrezzarsi in modo nuovo. Nel Cinquecento inoltre si avvia la tendenza a costruire i primi nuclei stabili di un esercito nazionale permanente. Mantenere una struttura burocratica e militare richiede risorse, e perciò l’organizzazione di un sistema di prelievo fiscale. La storia dello stato moderno coincide in gran parte con la lotta condotta dai sovrani per imporre un sistema di tassazione esteso a tutto il territorio nazionale e regolare. Lo stato moderno ha il monopolio della forza sopra un determinato territorio e nei confronti dei cittadini che lo animano. L’opposizione venne dai nobili, che si vedevano privati progressivamente dell’autorità sui propri feudi; dal clero, che non accettava di essere sottoposto alla giustizia regale e al sistema fiscale; ma anche da mercanti e artigiani che, pur sostenendo il sovrano nella sua lotta contro il sistema feudale, erano gelosi dell’autonomia conquistata dalle città governate dalle loro corporazioni. Tale opposizione si venne manifestando principalmente attraverso l’organismo dei parlamenti, assemblee rappresentative di questi ceti, cui spettava il compito di approvare o rifiutare le imposte decise dal sovrano.

Le guerre d’Italia e l’impero di Carlo V


con la fine del Quattrocento, le monarchie nazionali si affermarono nell’Europa Occidentale. In Inghilterra grazie ai Tudor; in Francia dove Luigi XI, successore di Carlo VII sconfisse il ribelle duca di Borgogna e portò a termine l’unificazione di quasi tutto il territorio nazionale; in Spagna, dove nel 1492 la monarchia completò la “reconquista”, cacciando gli arabi dal regno di Granada. Accanto a queste forti monarchie, sopravviveva il Sacro Romano Impero. L’imperatore veniva eletto dai sette maggiori principi ereditari. La carica veniva regolarmente assegnata a un membro della famiglia dei duchi d’Austria, gli Asburgo. Padroni dell’Austria del Tirolo, imparentandosi con altre famiglie reali gli Asburgo aggiunsero ai loro domini anche i Paesi Bassi e parte della Borgogna, regioni economicamente molto sviluppate. L’imperatore Massimiliano I (1493-1519)unì in matrimonio il figlio con una principessa destinata ad ereditare il regno di Spagna, acquisendo così la corona spagnola dell’impero. In Italia, gli stati regionali erano straordinari esempi di sviluppo economico e culturale; ma la ristretta dimensione territoriale degli stati e le loro rivalità condannavano l’Italia a un crescente ritardo storico rispetto alle monarchie d’oltralpe, che cominciavano a vedervi una possibile terra di conquista. Il primo tentativo in tal senso fu compiuto dal sovrano più forte, Carlo VIII di Francia. Questi organizzò una spedizione per conquistare il regno di Napoli che egli rivendicava alla Francia poiché fino al 1442 era stato governato dalla dinastia francese degli Angioini. Prima dell’impresa si accordò con Ludovico il Moro, che governava Milano. Nel 1494 Carlo VIII invase l’Italia che dimostrò tutta la sua debolezza politica e militare. Gli stati italiani riuscirono allora a coalizzarsi e con l’appoggio degli Asburgo e della Spagna a cacciare i francesi. Nel 1504 Napoli venne riconquistata dalla Spagna e ritornò sotto il dominio degli Aragonesi. Nel 1515 il nuovo re di Francia Francesco I conquistò Milano e sembrò che la situazione potesse stabilizzarsi con una divisione dell’Italia in due: il nord sotto l’influenza francese, il centro-sud sotto quella spagnola. Nel 1519 divenne imperatore Carlo V d’Asburgo. Con la Corona Carlo V ereditò un vastissimo territorio che comprendeva Germania, Austria, Paesi Bassi, il regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna con i suoi ricchi possedimenti d’oltreoceano e dal 1526 anche la Boemia e l’Ungheria. Questo progetto di Carlo V era ostacolato dalla Francia, che temeva di essere circondata dai domini asburgici, dagli Ottomani di Solimano II, che nel 1522 conquistarono Rodi e nel 1526 dilagarono in Ungheria. Carlo V avviò allora una serie di guerre contro i francesi e i turchi. Le guerre contro i francesi furono combattute in Italia: nella battaglia di Pavia del 1525 le truppe di Carlo V riuscirono addirittura a catturare il re di Francia Francesco I e gli tolsero Milano, nel 1527 saccheggiarono Roma. Nel 1529 l’esercito di Carlo V riuscì a fermare gli Ottomani. Dopo aver firmato con la Francia una pace che sanciva il dominio asburgico in Italia, nel 1530 Carlo V fu incoronato imperatore a Bologna del papa Clemente VII. In Italia, Milano e Napoli furono poste sotto il governo spagnolo, Firenze divenne un ducato ereditario per i Medici sotto la protezione asburgica, Venezia e il papa restavano indipendenti ma non in grado di opporsi al predominio asburgico.

La nascita del potere degli zar in Russia


Soggiogata nel XIII secolo dai mongoli dell’Orda d’oro, la Russia restò per secoli come sospesa tra Europa e Asia ; solo nel XVI secolo, ritrovando la propria indipendenza, entrò a far parte del complesso degli stati europei . le invasioni mongoliche avevano cancellato gli antichi principati russi: quelli più orientali erano rimasti soggetti di khan (imperatori) tartari. In questa situazione le città russe loro sottoposte, sebbene isolate dal resto d’Europa, avevano potuto riguadagnare una certa autonomia amministrativa e vitalità economica. Tra le città russe acquistò importanza dal XIV secolo Mosca in cui i principi discendevano dal fondatore del primo stato russo. Mosca aveva iniziato ad assoggettare le città vicine, era divenuta il centro della chiesa ortodossa russa e si era opposta ai lituani e anche gli stessi dominatori tartari. Nel XV secolo il principe Ivan III approfittò dell’indebolimento dell’Orda d’oro per iniziare una politica molto più audace. Lo sforzo di Ivan III era stato sostenuto dai grandi nobili (i cosiddetti boiari) e dalla chiesa ortodossa. Dopo che Costantinopoli era caduta in mano ai turchi, infatti il principato di Mosca era ormai il maggiore paese ortodosso. Ivan IV (1533-84), nipote di Ivan III, riprese la politica del nonno e avviò la creazione di uno stato forte, in cui tutte le decisioni spettavano al sovrano e a collaboratori di sua scelta. Questo progetto fu appoggiato dal clero e dai piccoli proprietari, che speravano in tal modo di ridurre l’importanza politica e sociale dei boiari, i membri della grande nobiltà. Per vincere la resistenza dei boiari, gelosi della propria autonomia, Ivan usò metodi spietati, che gli valsero l’appellativo di “Terribile”. Nel 1547 Ivan IV assunse il titolo di zar ponendosi così come erede dell’antico impero bizantino, e iniziò una politica di espansione. La Russia produceva infatti grandi quantità di legname e cereali. L’altra direzione dell’espansionismo russo fu verso Oriente. Per rafforzare la nuova nobiltà formata coi propri collaboratori, Ivan IV aveva distribuito loro le terre tolte ai boiari; per procurare la manodopera a buon mercato egli introdusse poi la servitù della gleba, che obbligava i contadini, prima liberi, a fornire al signore lavoro gratuito. In seguito al peggioramento delle loro condizioni, molti contadini, fuggirono allora ad est e si organizzarono in libere comunità, i cosacchi guidate da capi elettivi (etmani). Ai cosacchi dell’etmano Ermak si rivolse nel 1581 la famiglia dei mercanti Stroganov, che l’imperatore aveva incaricato di colonizzare le terre a oriente della Russia. La spedizione portò alla conquista del khanato di Sibir (Siberia), nel cui territorio vennero poi costruiti dei forti per controllare le vie di comunicazione che servivano da basi di partenza per le esplorazioni. Per la prima volta l’Asia settentrionale veniva invasa da occidente. La solidità del nuovo impero russo era tale che, malgrado alla morte di Ivan IV fossero seguiti in periodo di guerre civili e un’invasione polacca (1584-1613), il paese rimase indipendente. Nel 1613 salì al trono la famiglia Romanov, che regnerà sino al 1917.

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