pexolo di pexolo
Ominide 6529 punti

Concilio di Trento - Questione dottrinale


Dopo anni in cui l’imperatore chiedeva un Concilio per mettere fine alla diatriba religiosa, che rappresentava un problema di stabilità per l’Impero, quando sale al trono Paolo III Farnese si riesce a trovare un accordo e nel 1542 viene convocato il Concilio, riunito poi nel 1545. Viene scelta la città di Trento perché si trova all’interno dei confini imperiali e allo stesso tempo è in territorio italiano: i luterani si dovrebbero sentire garantiti dal fatto che l’imperatore ha voluto il Concilio e vorrebbe che loro andassero, i cattolici dallo stare nella penisola italiana, che è prevalentemente cattolica.

Questione dottrinale

Il Concilio dura 18 anni perché subisce continue interruzioni e spostamenti, da Trento a Bologna, si scioglie e si riunisce perché nel frattempo si susseguono guerre ed epidemie. Si riunisce nel 1545 e vi convergono i vertici della Chiesa, esponenti della teologia cattolica, rappresentati teologi del mondo protestante per breve tempo e in piccolo numero. La speranza iniziale che aveva motivato il Concilio era quella di conciliare letteralmente cattolici e protestanti, di creare un accordo; il primo quesito è “Da dove parte la discussione?”. I cattolici più ostili al luteranesimo impongono che la discussione parta non dalle questioni disciplinari della Chiesa e dall’esigenza di un rinnovamento, sulle quali anche i cattolici erano aperti, ma da questioni teologiche e dottrinali. Le prime sessioni del Concilio comportano subito una frattura con i protestanti e la loro partenza, perché la Chiesa ribadisce che tutti i princìpi dottrinali del cattolicesimo sono confermati: sono confermati e rafforzati i sette sacramenti , confermata l’efficacia dei sacramenti indipendentemente dalla volontà dei credenti, la superiorità del papa rispetto al Concilio, le opere per la salvezza (non sola fede), tutti i momenti di mediazione tra l’individuo e Dio mediante la Chiesa (la funzione sacerdotale del clero, non pastorale), etc. Dal punto di vista dottrinale, cioè, la Chiesa cattolica non si smuove di un millimetro, chiudendo il dibattito coi protestanti che abbandonano il Concilio, perché non si consente la discussione sui princìpi teologici della Chiesa cattolica. A quel punto, di fatto, restano da discutere tutti i temi disciplinari, cioè di organizzazione della Chiesa.

Controriforma e riforma cattolica
C’è un aspetto di controriforma, cioè di reazione alla Riforma protestante, che consiste nel riaffermare i princìpi della Chiesa cattolica e nell’inviare predicatori nelle aree passate al protestantesimo per riportarli al cattolicesimo. L’attività di controriforma era pertanto un’attività di contrasto, che peraltro riesce efficacemente in alcune aree europee, come in Baviera, in Polonia e in altre aree in cui si era diffuso il luteranesimo. L’altro aspetto è quello della Riforma cattolica, cioè quella serie di regole in base alle quali la Chiesa di Roma, dopo il Concilio di Trento, comincia a cambiare. Si lascia una delega al pontefice affinché stili i canoni e i decreti: i primi sono quelli che confermano l’aspetto teologico, i secondi impongono delle novità.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email