Fabrizio Del Dongo
Genius
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Concetti Chiave

  • John Wyclif, teologo e filosofo inglese del XIV secolo, criticava l'ingerenza della Chiesa di Roma nella politica inglese, accusando il clero di simonia e dissolutezza.
  • La sua opposizione al pagamento delle decime a Roma lo portò a partecipare a incontri diplomatici, senza però ottenere soluzioni definitive, e a pubblicare opere che spiegavano le sue posizioni teologiche.
  • Nonostante le condanne papali, Wyclif sostenne che la Chiesa inglese dovesse usare le sue ricchezze in modo più prudente, rifiutando l'autorità di papi non conformi al Vangelo.
  • Organizzò i "poor priests", predicatori itineranti che diffondevano la sua dottrina e contribuì alla prima traduzione della Bibbia in inglese, sfidando così le autorità ecclesiastiche.
  • Nonostante le accuse di eresia, Wyclif non fu mai perseguito, mantenendo una notevole influenza fino alla morte nel 1384; il suo pensiero anticipò le riforme religiose europee.

Indice

  1. Presentazione del tema
  2. I rapporti fra politica inglese e Chiesa di Roma
  3. I vani tentativi di risolvere il contrasto
  4. Inasprimento delle accuse e del contrasto con la Chiesa di Roma
  5. Intervento del re Riccardo II
  6. Le Protestatio e l’appoggio del popolo
  7. Il De Officio Regis e il De Ecclesia
  8. I “poor priests”
  9. Gli ultimi anni della sua vita
  10. Conclusione

Presentazione del tema

Di John Wyclif, teologo e filosofo inglese vissuto nel XIV secolo, non conosciamo con esattezza la data di nascita.
Possiamo dedurre che sia nato intorno al 1340 poiché nel 1373 consegue il dottorato in teologia e poiché tale titolo, di solito, si otteneva verso i 30 anni. Egli entra in politica subito dopo e si mette a servizio della corona inglese, al seguito del duca di Gaunt.

I rapporti fra politica inglese e Chiesa di Roma

Fin dai primi anni, con le sue prediche, egli denuncia le ingerenze della Chiesa di Roma nella politica inglese. Sottolinea che il pagamento delle decime da parte del governo inglese a Roma impoverisce il paese per sovvenzionare le guerre del papa; queste guerre dimostrano soltanto la sete di potere temporale e costituiscono una vergogna per la cristianità. Le sue tesi sono sostenute dallo scandalo dello scisma che travaglia le coscienze cristiane, la cui fede viene duramente messa alla prova dal cattivo esempio, dato da un clero simoniaco, dedito al concubinaggio e totalmente disinteressato alla cura delle anime.
Il problema relativo al pagamento delle decime non era nuovo ed era stato oggetto di controversie anche nei tempi precedenti. La chiesa inglese era sempre stata caratterizzata da una vasta autonomia ed indipendenza, fin dai tempi dell’arcivescovo Lanfranco di Canterbury e di re Guglielmo I e, ad intervalli più o meno regolari, i re inglesi e il papa di Roma si erano trovati in disaccordo sul pagamento delle decime.

I vani tentativi di risolvere il contrasto

Nel 1374, viene richiesto un parere su questa questione a John Wyclif. La sua risposta, basata su presupposti teologici, è negativa e tale parere contrario viene spiegato l’anno successivo nell’opera Determinatio contra unum monacum; tale tesi viene in seguito condannata da Papa Gregorio XI. Nello stesso anno, egli fa parte di una delegazione che si incontra a Bruges con i rappresentanti papali per risolvere il problema. Forse a causa dell’intransigenza di Wyclif, l’incontro non porta ad alcuna soluzione. L’anno seguente, si avrà un altro incontro a cui, questa volta, Wyclif non era presente e il suo parere da esperto non fu richiesto. Questa volta si arriverà ad una conclusione anche se temporanea o parziale. Negli stessi anni, il filosofo chiarisce le sue posizioni nell’opera Summa e nei due trattati De Domino Divino e De civili Domino.

Inasprimento delle accuse e del contrasto con la Chiesa di Roma

Continua a lanciare accuse pesanti contro il clero dal pulpito delle più importanti chiese di Londra. Le accuse più gravi sono sempre la venalità, la dissolutezza, la mancanza di spiritualità e senso del dovere nel clero. Questa campagna condotta senza mezzi termini induce i vescovi inglesi a convocare Wyclif, nel 1377, perché dia spiegazioni della sua condotta.
Il duca di Gaunt avoca a sé la questione e accompagna Wyclif alla riunione con i vescovi. L’ incontrò degenera in un tumulto ed ha come conseguenza la condanna da parte del Papa, Gregorio XI di 19 preposizioni ritenute “ errore”.
La discussione delle bolle papali subisce un arresto a causa della morte del re, Edoardo III. Il Parlamento interpella nuovamente Wyclif per sapere se la Corona possa trattenere le sue ricchezze; la risposta del filosofo è positiva, anzi, egli sottolinea che le ricchezze della Chiesa inglese devono essere utilizzate in modo più prudente di quanto non era stato fatto fino ad allora.

Intervento del re Riccardo II

Il nuovo re, Riccardo II, impone il silenzio sull’argomento anche perché Wyclif, nel frattempo, pubblica un breve scritto in cui chiede conto al nunzio apostolico dell’impegno da lui preso di non danneggiare lo Stato. Wyclif chiede, infatti, se la raccolta del denaro nel regno inglese per mandarlo a Roma non costituisca un danno per lo Stato.
Tentativo fallito del Papa di risolvere il caso Wyclif con la forza
A seguito di questa polemica, il Papa invia una bolla con cui chiedeva a Wycliff di presentarsi a Roma entro 30 giorni ed il suo arresto. La prima richiesta si risolve con un nulla di fatto perché una commissione di esperti di teologi interviene, sostenendo che nelle teorie di Wyclif non c’è nulla di sbagliato. La richiesta di arresto è ignorata per non ledere l’autorità del re a cui, lui solo, spetta l’ordine di arrestare un suo suddito.

Le Protestatio e l’appoggio del popolo

Dal canto suo, Wyclif continua, imperterrito, nel sostenere le sue idee, pubblicando una Protestatio con cui chiede esplicitamente alla classe colta di non dare alcun appoggio alla Chiesa di Roma. A questa opera, fa seguito lo Speculum Secularium Dominorum, una sorta di guida per i nobili laici che avevano incarichi pubblici. Comunque, il processo ha luogo e ad esso Wyclif risponde con un’altra Protestatio. Il popolo interviene, interrompendo il processo e i vescovi si limitano ad imporre a Wyclif di non predicare più su quegli argomenti oggetto di disputa.

Il De Officio Regis e il De Ecclesia

In quel periodo, egli pubblica altre due opere: De Officio Regis e il De Ecclesia, fondamentali per capire il suo pensiero a proposito dei rapporti fra Stato e Chiesa. L’indagine rimane, però, all’interno dell’ortodossia. La supremazia papale non viene messa in discussione: al Papa è dovuta l’obbedienza in quanto è il capo della Chiesa; non è dovuta, però ubbidienza a quei papi i cui insegnamenti non si ispirano al Vangelo. Pertanto, egli sostiene che un Papa viene giudicato dalle sue azioni una volta che è stato eletto.
Lo scisma gli darà ragione e Wyclif diventerà sempre più il sostenitore del Vangelo su qualsiasi argomento attinente alla fede. A questo si aggiunge anche il problema della ricchezza della Chiesa. Wyclif la considera contraria agli insegnamenti evangelici, distolgono il Papa dalla cura delle anime e trasformano la Chiesa in un’istituzione che vuole soltanto aumentare il proprio potere temporale. In tal modo, il Papa essendo a capo di una simile istituzione non è più il vicario di Cristo, bensì l’Anticristo. A questa critica al potere temporale si aggiungerà, poi la critica alla dottrina della transustanziazione (= presenza reale di Cristo nel sacramento dell’Eucarestia, o meglio, durante la Messa il pane e il vino, a seguito delle parole del celebrante si trasformano in corpo reale di Gesù Cristo)
Nel 1381, il filosofo pubblica la sua Confessio che è la difesa dalle accuse che la Chiesa gli stava muovendo contro. La situazione si aggravò a tal punto che la Chiesa lo condannò e le autorità pubbliche lo diffidarono dal predicare le sue idee.

I “poor priests”

Wyclif non ritrattò maie rispose organizzando i poor priests, o predicatori itineranti che avevano lo scopo di diffondere ovunque la sua dottrina oltre alla prima traduzione della Bibbia fatta da lui. In questo periodo scrisse una petizione al Parlamento inglese - Imprecationes - con cui ribadisce che non si deve ubbidire ai prelati i cui insegnamenti non si ispirino ai Vangeli. Inoltre ribadisce che il denaro non deve essere inviato a alla Chiesa di Roma perché ciò non è previsto dal Vangelo. Infine, tendendo conto che l’ Inghilterra attraversava un momento di crisi economica causata dalla carestia e dalla peste nera, i sudditi non avrebbero dovuto essere gravati da nuove tasse fino a quando non sarebbero stati esauriti i fondi ecclesiastici dato che il denaro della Chiesa appartiene ai poveri. Aggiunge che nessun passo del Nuovo testamento prevede la scomunica. A questa opera ne segue un’altra, dal titolo Complaint, in inglese, in cui alle idee precedenti aggiunge che l’insegnamento relativo al mistero eucaristico può essere impartito soltanto in chiesa
La risposta del collegio dei vescovi non si fece attendere: queste posizioni furono condannate e l’arcivescovo di Courtenay ottenne anche dal re, Riccardo III, che tutti i predicatori itineranti fossero arrestati.

Gli ultimi anni della sua vita

Da questo momento in poi, Wyclif si rinchiuse in un silenzio totale. Molti suoi seguaci furono accusati di eresia, ma egli non fu mai perseguitato come tale: questo ci lascia pensare che le sua influenze fu talmente grande da indurre i suoi accusatori alla moderazione. Colpito da paralisi, continuò comunque a scrivere fino alla morte, avvenuta nel 1384. Trenta anni dopo, il Concilio di Costanza condannò apertamente le sue 260 “proposizione”, il suo corpo fu riesumato per essere bruciato e le ceneri disperse nel fiume Swift.

Conclusione

In sintesi, si può dire che il pensiero di Wyclif precorre le grandi riforme religiose europee come 1) il bisogno di un ritorno alla Chiesa primitiva 2) necessità di ritornare agli insegnamenti del Vangelo, unica fonte valida per un cristiano. A questo va aggiunto che l’azione del filosofo si accompagnava anche ad una forte componente patriottica e nazionalista.

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