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Produzione culturale in Europa fra VI e X secolo


I secoli successivi, per l’esiguità di materiale culturale su cui esercitarsi e per la pregiudiziale funzione grammaticale e lessicale con cui si faceva uso dei testi nello studio, furono meno influenzati da quei testi classici. Anche la produzione cristiana, che in regioni come quella africana poteva contare su un ottimo dinamismo avendo prodotto la prima Bibbia e ospitato padri della chiesa come Tertulliano e Agostino, dopo l’avanzata islamica di metà VI secolo subì un’interruzione, così come in Spagna l’ultimo momento di rilevante produzione culturale si ebbe nel VII secolo con le Etimologie di Isidoro di Siviglia. In età longobarda la produzione culturale, essendo svolta nelle chiese e nei monasteri, si concentrò sulla produzione di testi dogmatici volti a combattere le controversie religiose. In epoca carolingia la rinascita del classicismo partì dal mondo anglosassone che, essendo più periferico, meglio aveva conservato i testi classici nei monasteri. L’importanza della rinascita carolingia fu dovuta in parte alla grande confidenza con i classici che raggiunsero gli intellettuali riuniti da Carlo Magno, in parte alla politica dell’imperatore, che moltiplicò la presenza di luoghi attivi di produzione culturale come i monasteri. Tale produzione non si arrestò a causa delle cosiddette seconde invasioni e nemmeno per le numerose distruzioni di monasteri dei secoli IX e X. Nonostante la paura di contaminare il mondo sacro dei monasteri, i monaci concessero ai giovani provenienti dalle città di ricevere un’educazione nel cenobio, il che accrebbe nuovamente lo studio dei classici.
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