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Gli ultimi eredi di Teodosio

Il pericolo degli Unni era cessato verso l’inizio del V secolo d. C., ma l’Impero d’Occidente non aveva più la forza di risollevarsi. Sul trono di Ravenna regnava l’ultimo rappresentante della dinastia di Teodosio, Valentiniano III, figlio di Galla Placida. Questi però era una figura soltanto rappresentativa, dato che il potere effettivo era detenuto da Ezio, il comandante dell’esercito. Durante un litigio però l’imperatore uccise di sua mano Ezio: “Fu questa – scrisse lo storico Edward Gibbon – l’unica occasione in cui Valentiniano sguainò una spada”: Come il suo predecessore Onorio aveva aperto la via alla catastrofe sbarazzandosi di Silicone, così Valentiniano III completò l’opera, privando l’Impero dell’ultimo personaggio in grado di difenderlo.

Poco dopo (nel 455) Valentiniano III fu a sua volta assassinato e così estinse la dinastia di Teodosio che aveva provocato all’Impero romano i danni peggiori: Onorio e Valentiniano III erano stati soltanto degli inetti, incapaci di far fronte alla gravità della situazione.

Essi però rappresentano assai bene la classe dirigente romana di quest’ultimo secolo, imbelle, abbarbicata ai propri privilegi e incapace di fare il minimo sacrificio in nome del bene comune. Nel secolo precedente erano stati i militari, quasi tutti di origine popolare e provinciale, a salvare l’Impero: ora però l’esercito era quasi completamente formato da barbari, dai quali gli aristocratici romani si aspettavano protezione, pronti comunque a eliminarli quando questi avessero attentato ai loro privilegi.

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