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La crisi del III secolo

Generale decadenza dell'impero romano che era iniziata sotto la dinastia dei Severi e raggiunge il culmine nel III secolo in coincidenza con il periodo detto anarchia militare.
I fattori che portano al crollo sono molteplici:
politico-istituzionali;
socio-economici;
demografici;
spirituali.
Crisi politico-istituzionale:
Lo strapotere degli eserciti (Anarchia militare) e la mancanza di una guida stabile per il forte indebolimento del senato.
Aggressioni su più fronti, da parte di popoli di origine germanica e Persiani (già conquistatori dei Parti).
Vere e proprie secessioni in tre parti: Regno Romano, Regno di Palmira e Impero delle Gallie.

Anarchia Militare

Tutte le energie dello Stato vengono convogliate sull'esercito per proteggersi dalle aggressioni sui confini.
La tradizionale classe dirigente perde il suo ruolo di comando. Roma diventa sempre più un impero militare.

Clima di instabilità e violenza: in 50 anni, più di venti imperatori. Si trattava in genere di comandanti militari che venivano proclamati imperatori dalle proprie legioni e riuscivano a mantenere il potere per un paio di anni, prima di essere a loro volta assassinati dal successore o dai suoi soldati.
Aggressioni esterne
Dopo un primo sfondamento del fronte sul Danubio da parte dei Quadi e dei Marcomanni (166) nel corso del III secolo i confini dell'impero furono superati da Burgundi e Vandali (in Gallia) Alamanni (Italia, Pianura Padana) e Goti (Tracia e Grecia).
Vedremo poi le caratteristiche principali di queste popolazioni germaniche chiamate genericamente barbari.
Dall'oriente la minaccia veniva ora dalla dinastia Persiana dei Sassanidi che avevano conquistato i Parti (circa nel 230).

Tentativi secessionistici

Fra assalti nemici e lotte intestine, Gallieno (253-257) non riuscì ad evitare la secessione di alcune regioni, sottoposte a pressioni esterne.
Ma in breve tempo l'impero venne riunificato dall'imperatore Aureliano (270-275).
Aureliano
Sconfisse gli Alamanni che si infiltravano da Nord.
Costrui intorno a Roma un'importante cinta muraria.
Riunificò l'impero ponendo fine ai regni secessionisti.
Obbligò alcune categorie (panettieri, marinai) a trasmettere la professione ai figli.
Fu ucciso dai suoi ufficiali, mentre si preparava ad affrontare i Persiani.
Crisi socio-economica
Ricordiamo che la prosperità che Roma aveva avuto precedentemente era portata da una politica offensiva che forniva bottini e schiavi; ora necessaria politica di difesa.

Questo comporta: più spese per gli eserciti, aumento delle tasse (anche sottoforma di giornate di lavoro gratuito), devastazione delle campagne, difficoltà di rifornimento delle città e crisi del commercio.
La crisi del commercio dipende dalle condizioni di insicurezza di mari e strade (con ritorno di pirati e briganti) ciò comporta anche la crisi dell'artigianato e dell 'economia monetaria (si comincia a tornare al baratto.
Dall'impoverimento generale della popolazione derivano difficoltà per le entrate dello Stato, che decide la svalutazione della moneta (non oro e argento puri, ma mescolati col rame) provocado una forte inflazione (perdita del potere d 'acquisto della moneta).
È soprattutto a partire da questo periodo che nelle campagne si diffonde il colonato, cioè l'affidamento da parte di piccoli agricoltori ad un ricco latifondista al quale giuravano fedeltà offrendogli il proprio lavoro e ricevendone in cambio il patrocinio (protezione) e una quota del raccolto.
I coloni erano liberi sul piano giuridico ma erano legati alla terra che veniva loro assegnata (origine della servitù della gleba di epoca feudale).

Crisi demografica

La popolazione dell'impero aveva iniziato a calare già a partire della seconda metà del II secolo per diverse ragioni:
guerre di difesa sempre più frequenti;
carestie (per la devastazione dei campi);
epidemie (dall'oriente arriva una malattia sconosciuta e mortale: la peste bubbonica);
calo delle nascite, causato dall'insicurezza, dalla paura e dalla preoccupazione per il futuro.
La crisi demografica ha anche importanti ripercussioni sugli eserciti le cui file erano sempre più vuote.
Si dovette ricorrere ad arruolamenti obbligatori in tutte le province, ma a questi si aggiunsero anche pastori iberici e asiatici, ribelli catturati e anche barbari attirati soprattutto dalle razioni alimentari, dai donativi dei comandanti e dalle prospettive di carriera.

Contemporaneamente la disciplina militare venne meno.

Crisi spirituale

Un ultimo aspetto della crisi fu quello legato al punto di vista morale e spirituale.
Ci fu un sempre più deciso allontanamento dalla religione romana tradizionale che portò alla diffusione di culti orientali che offrivano maggiori speranze: Iside, Mitra e soprattutto il Cristianesimo che offriva a tutti la promessa di una vita felice nell'aldilà e modelli concreti di comportamento con cui affrontare la vita terrena.
Il ricorso alle persecuzioni nei confronti dei cristiani scaturiva dalla convinzione che essi minassero i pilastri dello stato.
Le persecuzioni non riuscirono a fermare o srdadicare il fenomeno: infatti esse agivano sugli effetti della crisi e non sulle sue cause.

I Germani

Con questo termine indichiamo diverse tribù che si trovavano stanziate oltre il confine romano.
Si tratta di popolazioni di origine indoeuropea, stanziati nell'Europa settentrionale e a partire dal 500 aC iniziano a spostarsi verso sud e verso est.
Vengono distinti dagli storici in due grandi gruppi:
I germani orientali: comprendono i Goti (Visigoti e Ostrogoti), Vandali, Longobardi, Burgundi e Suebi (Svevi).
Erano pastori e guerrieri, praticavano un'agricoltura primitiva e si spostavano periodicamente (seminomadi).
I germani occidentali: Alamanni, Bavari, Franchi, Sassoni.
Erano popoli sedentari e praticavano un'agricoltura più avanzata.
Questi popoli non conoscevano una vera civiltà urbana.
Civitas : insieme di popolazioni guidate da un Herzog (dux) o da un Konig (rex).

Tribù : Gau, guidata da un capo la cui autorità si basava soprattutto sul valore militare.
Clan : Sippa, gruppi di famiglie imparentate.

Famiglia

Il potere risiedeva nelle mani dell'assemblea dei guerrieri (Arimanni) che prendeva tutte le decisioni importanti.
La società era divisa tra:
liberi: erano i nobili (Adalingi, cioè compagni del re) e i guerrieri (Arimanni).
semiliberi: erano gli Aldii, addetti al lavoro agricolo e non partecipavano alla guerra.
servi: prigionieri di guerra o schiavi per debiti.
L'attività principale delle tribù era la guerra perchè da essa dipendeva la sopravvivenza del gruppo (razzie).

Grande abilità a cavallo

Non esistevano leggi scritte; le norme erano tramandate oralmente di padre in figlio.
La giustizia era una questione privata e si risolveva con il diritto/dovere di vendetta (faida).
Con il tempo si passò dalla faida al guidrigildo, cioè al risarcimento in denaro c'era anche l'ordalia, cioè una sorta di giudizio divino (prova nella quale l'accusato doveva dimostrare la sua innocenza sopravvivendo).
La religione era politeistica che adorava essenzialmente le forze della natura.
La divinità più importante era Odino, dio dei venti, creatore dell'universo e dio della guerra che garantiva ai caduti in battaglia il paradiso Wahalla.
Poi c'erano Thor dio delle tempeste, Baldur dio del sole e Frida la grande madre che simboleggiava la terra e la fecondità.
Queste popolazioni entrarono in contatto con il cristianesimo.
I Visigoti, stanziati oltre i confini danubiani, furono in primi che lo conobbero (alla fine del IV secolo) anche se nella forma dell'eresia ariana grazie alla diffuzione ad opera di Ulfia (figlio di un goto e una greca).

Avevano disposizione per la scrittura 24 lettere (rune), lettere che formavano il futhark, il loro alfabeto, e di cui ci sono giunte delle testimonianze su legno, osso, metallo, monili o pietra (lapidi).
L'origine delle rune è discussa: alcuni studiosi le fanno derivare dal greco, altri dal latino, attualmenti si suppone che derivino dall'etrusco, diffuso da una popolazione della regione alpina.
Elaborarono delle canzoni epiche che nel medioevo confluirono nelle saghe scandinave dei Nibelungi.

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