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Diocleziano e la tetrarchia
Diocleziano realizza una complessa riforma istituzionale:al principe vengono attribuiti natura divina e poteri assoluti , mentre l'Impero è diviso in quattro grandi regioni governate da due Augusti e due Cesari a essi subordinati, secondo un sistema chiamato tetrarchia. Diocleziano ripartisce l'Impero in province, diocesi e municipi, tentando una politica di decentramento. Si aumentano anche gli effettivi dell'esercito,ma la gestione di questo sistema determina una forte pressione fiscale.
Costantino
Dopo la morte di Diocleziano si afferma Costantino che riprende a politica del predecessore basata sull'assolutismo teocratico e sul controllo dello Stato attraverso la burocrazia.
Trasferisce la capitale a Bisanzio, da allora Costantinopoli, per ragioni difensive, ma anche per la maggiore disponibilità dell'Oriente un potere assoluto.
Costantino rafforza l'esercito arruolando barbari e campo economico facilita il commercio coniando il solidus d'oro che ha un valore stabile ma valuta tutte le altre monete,causando la rovina di mercanti e artigiani.

Le tasse, ancora molto pesanti, gli obblighi di leva e la rigidità della società rendono impossibile qualsiasi miglioramento per i ceti umili e riducono molti contadini allo stato di servi.

La successione e l'avvento di Teodosio
Dopo la morte di Costantino, la lotta tra i figli per il potere vede soccombere prima Costantino II e poi Costante.
Fino al 361 regna Costanzo II che designa successore il cugino Giuliano, detto l'Apostata per la sua ostilità verso il Cristianesimo. A questi segue Valentiniano che combatte i barbari sul Danubiio e sul Reno e assegna l'Oriente al fratello Valente. Gli succede nel 375 il figlio Graziano. I barbari intanto premono sui confini orientali,cercando la salvezza degli Unni. Con la disfatta di Adrianopoli contro i Goti muore Valente.
Teodosio affronta i Goti, ma poi si allea con loro e ne permette lo stanziamento entro i confini dell'Impero in cambio della difesa contro ulteriori invasioni.
Le cause del degrado dell'Impero
L'instabilità politica rende impossibile alla burocrazia imperiale il controllo del territorio e le frequenti incursioni di popoli barbarici spingono molti contadini ad abbandonare le terre e a mettersi sotto la protezione dei grandi proprietari terrieri. Questi esercitano sui contadini un potere assoluto. L'agricoltura diventa sempre meno produttiva; la moneta tende a scomparire, le vie di comunicazione si fanno insicure e il commercio diventa difficile: le città si spopolano,tenute in vita solo dalla presenza dei vescovi.

Le ville dei grandi proprietari terrieri diventano, oltre che centri di potere, gli unici nuclei di civiltà in grado di custodire la tradizione della cultura latina.

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