La Penisola iberica

• Dal sec. IX al XIII diritti locali costituiscono la fonte prevalente del diritto in Spagna. (Nel campo del diritto di famiglia c'erano ancora delle diversità fino a poco tempo fa.) il diritto locale si manifesta in tre diverse forme ed esse hanno pochi aspetti comuni.
1 Cartas pueblas (carte di popolazione), nelle quali un signore locale stabiliva in forma normativa diritti e obblighi collettivi per gruppi di coloni ai quali erano assegnate terre incolte con lo scopo di ottenerne la coltivazione. I coloni restavano alle dipendenze del signore.
2 Fueros municipali «brevi ». il termine fueros indica una fonte scritta che indicava una concessione di privilegi da parte di un re a una comunità locale, in genere una città o un borgo. Con queste carte si concedeva agli abitanti alcune libertà di commercio e di organizzazione locale, spesso congiunte con norme di diritto penale e con disposizioni su beni di proprietà comune, come boschi e pascoli.
Nel 1231 a Caceres nell’Estremandura, con una disposizione si equiparò in quanto alla giustizia nobili e non nobili, ricchi e poveri, ingiungendo che nella città, da poco riconquistata dai cristiani contro i mori, non vi potessero essere solo due palazzi: quello del re e quello de vescovo.
Non di rado il fuero garantiva i concessionari contro prevaricazioni dei nobili verso i populatores, rafforzando il ruolo del re, questi privilegio accesero contrasti con i signori locali, che miravano a mantenere sulla popolazione del borgo il loro controllo.
Ai fueros furono integrati il Liber iudiciroum (visigotico) e gli usi locali.
3 Fueros municipali più estesi (verso la fine del sec. XII) con largo utilizzo di sentenze giudiziali. Le decisioni assunte dai giudici sono assunte liberamente, a loro arbitrio, dove manca una norma, le sentenze verranno considerate vincolanti per i casi futuri. Questi fueros sono estesi e mirano a dare una disciplina potenzialmente completa, tale da non richiedere integrazione se non nei casi di eccezione. Il fuero poteva affidare all’arbitrio del giudice la decisione consentendo di impugnarla con ricorso al re.
 
• Sono state identificate 4 famiglie di Fueros corrispondenti alle diverse regioni della penisola iberica:
1 Fuero de Jaca e de Tudela: area aragonese e navarra.
2 Fuero de Salamanca : area dell’Estremadura leonese
3 Fuero de Cuenca (1233) : area dell’Estremadura castigliana- formatasi unificando numerose fonti consuetudinarie locali, sulla base di un formulario ordinato da re alfonso 8.
4 Costums de Lérida  (1228) e Tortosa (1279) : area catalana. Hanno i caratteri di consuetudini locali
• A partire dal secolo XIII si manifesta tendenza alla costruzione di testi uniformi, unificati per aree territoriali
• Fuero general (1234-1253) in Navarra, unificò diversi testi consuetudinari della regione, rimasta estranea dagli influssi del diritto romano comune.
• Fueros de Aragon (1247) in Aragona (il diritto generale non prevalse sui fueros locali, i quali restarono in vigore con applicazione prioritaria rispetto al fuero generale e al diritto comune), conteneva norme consuetudinarie locali e materiale giurisprudenziale, con il rinvio per i casi di lacuna.
• Usatges  di Barcellona ( Usatici) (ca. 1160) con ampia circolazione al di fuori della Catalogna. In catalogna il ricorso al diritto visigotico era raro, quindi nacquero questi usi di Barcellona, che inclusero altre norme nei secoli seguenti, e nacque cos’ in testo importante, dapprima scritto in latino e poi tradotto in catalano. Tratta di temi feudali, processuali, penali, nonché di diritto commerciale e marittimo. Le consuetudini locali rimasero locali, nessuna acquistò il valore di generale.
• La legislazione regia restò in Catalogna sempre subordinata alle leggi in precedenza approvate dalla cortes, composte dai tre ordini tradizionali: nobili clero e borghesia cittadina. Il diritto comune in catalogna vigeva come diritto sussidiario e le norme locali ne erano impregnate.
• Fuero Juzgo (I metà XIII sec.) promosso da Ferdinando III in  Castiglia: è la traduzione in castigliano del Liber iudiciorum. A Toledo il diritto consuetudinario continuò ad applicarsi a lungo per i castellanos, mentre per gli ispanici di religione cristiana che avevano adottato la lingua e la cultura araba, per loro si continuò ad applicare il Fuero Juzgo fino al 15 secolo.
• Fuero Real  voluto da Alfonso X (1255) per la  Castiglia: testo unificante sulla base del Liber iudiciorum anche con disposizioni tratte dal Liber Extra,  esteso a molte città castigliane . Il Fuero Real affidava la nomina del magistrato cittadino al re e non più all’elezione dal basso. Ci fu una forte opposizione e il re fu costretto a rinnovare i privilegi antichi nel 1272 ai municipi che in passato avevano ottenuto l’autonomia.
• Las Siete Partidas = il libro delle sette parti (1256-1265) (Pandectas castillanas), opera promossa da Alfonso X di Castiglia, composta da giuristi dotti tra cui Fernando Martinez de Zamora (allievo di Azzone): monumento legislativo destinato a grande influenza
• È composto in 7 libri tratti quasi interamente dalle fonti romano-canoniche medievali normative e dottrinali (vi sono alcune norme castigliane). Tratta dell’organizzazione ecclesiastica, poteri del re, processo, matrimonio, contratti e feudi, successioni e diritto penale.
• Non entrano immediatamente in vigore, non ebbero applicazione immediate, per quasi un secolo i Fueros locali, il Fuero Juzgo e il Fuero Real furono le fonti normative del regno.
• Ordinamiento de Alcalà (1348) di Alfonso XI le mette in vigore come diritto sussidiario dopo il diritto regio e i Fueros locali.
La legislazione castigliana si realizzò a partire dalla fine del 200, in consonanza tra il monarca e le cortes rappresentative dei tre ordini del clero, della nobiltà e del patriziato cittadino, anche se il potere di legiferare era riconosciuto al re.
 
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