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In un Europa desertificata e confusa dal punto di vista politico, poiché si era appena disgregato l’Impero Romano d’Occidente, riempie il vuoto di potere la chiesa; il suo rafforzamento avvenne attraverso il monachesimo. L’Europa è costituita fino IX secolo, dal mosaico dei regni romano-barbarici, nati dalla disgregazione dell’impero d’occidente e delle invasioni barbariche.
Carlo Magno, re dei Franchi, dopo la vittoria decisiva sui longobardi, ripristinò una nuova forma di organizzazione statale unitaria, divenendo imperatore del Sacro Romano Impero, durante la notte di Natale dell’ottocento. Per governare saldamento il nuovo dominio, ispiratosi al diritto germanico, crea il sistema feudale. I territori vengono divisi e governati da “vassalli” uomini di sua fiducia, che prendono il nome di feudatari, mentre i territori si chiamano feudi. Nel sistema feudale troviamo tre classi: il clero, il ceto militare e i contadini.

La struttura sociale è molto rigida, la persona più importante è il re, in successione i vassalli, i valvassori, subordinati fedeli dei vassalli, i valvassini, sottoposti dei valvassori, e i contadini. il vassallo si legava al monarca, affidandogli la propria persona e creando un rapporto bilaterale tra soggetti ineguali sul piano sociale, sancito da un giuramento di fedeltà. Elementi costitutivi del feudalesimo furono il vassallaggio, il beneficio e l'immunità. Il vassallaggio era il particolare rapporto di subordinazione tra protettore e protetto. Gli obblighi del vassallo erano l'aiuto e il consiglio. L'aiuto era il servizio militare, non essendovi un esercito fisso, o più raramente un aiuto di tipo pecuniario. Il consiglio consisteva nell'obbligo di presentarsi al signore in caso di chiamata che solitamente avveniva per giudicare delle cause o per sentire un parere su un qualsiasi argomento. Il signore da parte sua aveva l'obbligo di rispettare la vita del suo vassallo, di difenderlo dai nemici e di assisterlo in eventuali cause giudiziarie. Il rapporto era vitalizio ma poteva rompersi nel caso uno dei due contraenti fosse venuto meno ai propri obblighi (tale mancanza era definita fellonia). Il beneficio consisteva nella concessione di un bene (res), solitamente una terra o un ufficio. Le terre venivano prese dalle proprietà del sovrano, ma spesso erano confiscate alla Chiesa. Le terre cominciarono a essere concesse secondo un tipo di contratto detto precaria.
Esso corrispondeva alla concessione di una terra in usufrutto dietro richiesta formulata in una lettera di preghiera (epistula precaria), in cui era implicita la corresponsione di un censo, spesso sostituito dalla prestazione di un servizio. Il terzo elemento costitutivo del feudalesimo fu l'immunità. Nel diritto romano l' immunitas era l'esenzione dal pagamento di alcune tasse personali o patrimoniali, concesso per certi tipi di beni e solo a certe categorie di persone. Già nell'ultimo periodo dell'Impero l'esenzione aveva perso il suo carattere fiscale; con l'immunità venivano delegate a determinate persone alcune funzioni amministrative ed esattive. Fu questa forma di immunità a prevalere nel Medioevo. Il titolare di un feudo cominciò a essere titolare anche di funzioni pubbliche; le relazioni feudali assunsero l'aspetto di un'amministrazione politica. Carlo Magno affidò molti territori a marchesi e conti, per favorire, con questo decentramento, l'amministrazione stessa dell'immenso Impero. Allo stesso modo, assunsero analoghe funzioni di governo nelle loro terre, anche vescovi e abati, estendendo il sistema feudale anche alla Chiesa.
Lo spazio dell’uomo è prevalentemente agricolo, un appezzamento di terreno, la propria casa e il monastero, all’ interno dei borghi, i vassalli gestiscono e i contadini e gli schiavi coltivano la terra con tecniche arretrate. I borghi hanno una struttura ‘chiusa’ con muri possenti che rappresentano il bisogno di protezione e sicurezza, che vengono generati dalla mancanza di fiducia e stima. Al di fuori di questi confini si apre per lui l’ignoto, foreste impenetrabili che incutono all’ uomo medievale terrore e paura, si isolano dai pericoli del mondo esterno. Gli spostamenti sono resi difficili perché preclusi dalle condizioni disastrose delle vie di comunicazione, prive di manutenzione, le strade sono impercorribili. La vita di ognuno è, perciò, ridotta in ambiti locali ristretti, in un orizzonte chiuso i vari feudi non entrano in contatto fra di loro. Il risultato di ciò è un economia chiusa con pochissimi scambi economici e culturali ed una scarsa circolazione di denaro; fattore della mobilità sociale.
Queste chiusure sociali ed economiche rispecchiano una chiusura mentale e culturale. La vita dell’uomo era organizzata seconda le due fondamentali autorità il papato e l’impero, che influenzano la mentalità dell’uomo dell’età feudale. Anche nel nome “sacro romano impero” si sottolinea l’importanza delle due autorità, che rappresentano l’unico fattore unificante in cui gli uomini credono e dai quali si fanno influenzare. Per i contadini, che vivono immersi nel ciclo naturale, l’unica forma di salvezza viene offerta dalla Chiesa, una salvezza ultraterrena. L’uomo nell’ età feudale ha una visione del mondo statica, in cui la realtà è organizzata secondo un ordine eterno ed immutabile, che risponde alla volontà di Dio. L’uomo è considerato un essere misero e debole, che subisce passivamente un ordine divino. Tutta la sua vita trascorre tra la necessità quotidiana della sopravvivenza terrena e la prospettiva di un destino celeste dove si individua il vero fine del disegno provvidenziale di Dio.
La visone è dunque teocentrica, in ogni ambito della vita dell’uomo rientra la figura di Dio, la natura e la realtà terrena vengono condannate come peccaminose e fonte di perdizione. In questa concezione il passato si confonde con il futuro, ovvero è assente il senso della profondità storica e la storia è il dispiegamento del piano sovrannaturale e provvidenziale di Dio La supremazia nel campo dell’arte e della cultura è appannaggio dei monasteri, la conoscenza è legata solo a ciò che è stato tramandato dall’ auctoritas. L' auctoritas era quella forma di reverenza e di fiducia che si riponeva nelle sacre scritture, quali strumenti della rivelazione divina: esse non potevano essere messe in discussione, ma essendo oggetto di fede, rappresentavano oltre che testi religiosi, le fonti più importanti per qualsiasi campo del sapere. In questo senso l' auctoritas era il principio su cui si basava la conoscenza scientifica e gli unici intellettuali sono gli uomini di Chiesa, che diffondono un sapere enciclopedico, basato sull’ universalismo delle sacre scritture lette estrapolando i significati allegorici.
Nell’ 814 Carlo Magno muore, sotto i successori di Carlo il decentramento si tramutò in autonomia. I signori si prendevano libertà sempre maggiori, oltrepassando i limiti imposti dall'autorità del sovrano e cercando di favorire i propri interessi o quelli del feudo più che quelli dell'Impero. L'autorità del re andò via via diminuendo a favore di quella dei signori locali. Il modello feudale subisce importanti trasformazioni: il potere centrale e imperiale si frantuma, il feudo si indebolisce, i feudi diventano ereditari; riaffiorano i particolarismi; l’atteggiamento e il comportamento di chi cura prevalentemente i propri particolari interessi, esercitando un’azione disgregatrice o comunque dannosa nei confronti dell’Impero. In questo scenario politico si iniziano ad affermare i Comuni, vere e proprie strutture di governo, capaci di soppiantare il vecchio ordinamento feudale.
Il papa e l’imperatore, che rappresentano due autorità universali, entrano progressivamente in crisi e devono fare i conti con la società comunale. Il mondo feudale apparentemente immutabile, ritrova la propria dinamicità con l’organizzazione dei comuni. Prende vita un circolo vizioso di aumento della produzione agricola e espansione demografica. Causa di questo: un nuovo aratro in ferro e il sistema di rotazione triennale, che portarono a una rivoluzione agricola. La rivoluzione agricola da un impulso all’ economia e alla circolazione della moneta, e agli scambi commerciali. Viene interrotta, perciò, la rigida ripartizione sociale e economica, nascono nuove forze sociali ed un nuovo ceto, il mercante, detentore del ruolo economico dominante che non tarda a rivendicare il potere politico dando avvio all' organizzazione comunale. La nuova ottica contribuisce in modo determinante alla riorganizzazione dello spazio urbano, condizionandolo alle proprie esigenze, e la figura del mercante da un impulso decisivo allo sviluppo della città e della vita urbana. Il ceto mercantile scopre e manifesta la sua curiosità e va, perciò, alla ricerca della conoscenza e ciò determina l’affermazione dei volgari. Questa nuova visione influisce sull’ immaginario artistico e letterario, nasce la letteratura in volgare laica e mondana non più legata solo ai temi della religione; ma subentrano avventure individuali, intrecci e intrighi. Il nuovo pubblico mercantile favorisce la nascita dell’intellettuale cittadino, che viene collocato nella vita e nelle istituzioni comunali e partecipa attivamente alla vita della politica del suo comune.
Questa nuova figura affianca all’ attività lavorativa come professionista quella letteraria, volta a diffondere conoscenza presso il pubblico cittadino. Nascono le scuole pubbliche e si sviluppa un nuovo organismo culturale autonomo dalla chiesa: l’università; dove l’intellettuale svolge il ruolo di maestro professore. L’uomo riprende fiducia nelle proprie capacità e comincia a imporsi sul mondo: il dominio della natura cede il passo al dominio della cultura. L’uomo che non viene più considerato un essere passivo ma un essere attivo, che grazie alla sua intelligenza ed energia, trasforma la realtà e la modella. Di conseguenza la realtà può trasformarsi grazie all’ azione dell’uomo ed è una forza sana e benefica. La visione di questo periodo è antropocentrica, poiché l’uomo pone come bisogno primario le sue esigenze e i suoi bisogni.

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