Concetti Chiave
- L'espansione delle aree boschive, attribuita a possibili cambiamenti climatici, ha incrementato l'importanza dell'economia forestale, diversificando le fonti di cibo e mitigando gli effetti delle carestie.
- Il passaggio all'utilizzo delle risorse boschive ha ridotto la produttività agricola, poiché l'allevamento nei boschi ha privato i campi del fertilizzante naturale, contribuendo alla crisi demografica e all'abbandono delle terre coltivate.
- La trasformazione della schiavitù in "servaggio" ha avvicinato gli schiavi alla condizione dei coloni liberi, segnando un cambiamento economico e sociale significativo durante il periodo analizzato.
- Alcuni storici sostengono che la vera fine della schiavitù sia avvenuta dopo l'anno Mille, poiché fino al X secolo gli schiavi non godevano di diritti civili né di proprietà, mantenendo uno status giuridico di appartenenza al padrone.
- La dissoluzione delle grandi aziende latifondiste ha frammentato le proprietà terriere, rendendo la condizione degli schiavi meno omogenea e più variabile in base alle necessità locali.
Espansione delle aree boschive
Il dilatarsi delle aree boschive, forse dovuto anche ad un cambiamento climatico (più caldo ed umido), accrebbe l’importanza dell’economia forestale (allevamento, caccia, raccolta di frutti selvatici, legname). Il passaggio allo sfruttamento di queste risorse (favorito dal diffondersi della cultura germanica) ebbe anche effetti positivi: aumentò il consumo di carne e la varietà di cibo, rendendo forse meno drammatici gli effetti delle carestie. Questo mutamento fece decrescere ulteriormente la già scarsa produttività dell’economia rurale: allevare gli animali nei boschi significava privare i campi del loro concime, il che ne compromise la resa. La crisi demografica che si accompagnò all’abbandono delle terre coltivate e alla crescita dell’incolto fu probabilmente ciò che consentì, attraverso la scarsa densità demografica, alle popolazioni di resistere e poi moltiplicarsi.
Transizione dalla schiavitù alla servitù
Secondo Bloch, l’antieconomicità del mantenere schiavi accompagnata al loro precedente accasamento ne cambiò, di fatto, la condizione, avvicinandola a quella dei coloni liberi; questo fenomeno, definito dallo storico come «servaggio», pose fine alla schiavitù trasformandola in servitù, una nuova condizione economica e sociale, intermedia tra schiavitù e libertà. Ma per altri storici il vero momento di interruzione della schiavitù è successivo (secondo Duby collocabile attorno all’anno Mille), in quanto ciò che mutò fu la loro funzione economica, mentre almeno fino al X secolo non ottennero diritti civili e di proprietà (stesso status giuridico di appartenenza al padrone). La condizione schiavile, a causa della fine dell’azienda latifondista e della conseguente frantumazione in piccole proprietà terriere, ne uscì meno omogenea che in precedenza, differenziandone le condizioni a seconda dell’esigenza.
Domande da interrogazione
- Quali sono stati gli effetti dell'espansione delle aree boschive sull'economia e sulla società?
- Qual è la differenza di opinione tra Bloch e altri storici riguardo alla fine della schiavitù?
L'espansione delle aree boschive ha accresciuto l'importanza dell'economia forestale, aumentando il consumo di carne e la varietà di cibo, riducendo così l'impatto delle carestie. Tuttavia, ha anche diminuito la produttività agricola poiché l'allevamento nei boschi privava i campi del concime necessario.
Mentre Bloch vede la trasformazione in servitù come la fine della schiavitù, altri storici, come Duby, ritengono che la schiavitù sia terminata più tardi, attorno all'anno Mille, poiché i diritti civili e di proprietà non furono concessi fino al X secolo.