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Numerosi studiosi, filosofi e pensatori si sono impegnati nel tentativo di spiegare la crisi del Trecento. Karl Marx, in particolare, vide nelle rivolte l’avvio di una “fase di transizione”, che portò dalla società feudale a quella capitalistica. Oggi i cambiamenti economici e sociali del trecento vengono considerati parte di un processo storico di lungo periodo.
Nel corso del XIV secolo cambiò la percezione della vita e della morte. L’apparire di temi macabri simboleggiava l’orrore per la morte che esaltava la necessità di vivere pienamente l’esistenza terrena.
Nel 1059, i Normanni stipularono con il nuovo papa Niccolò II l’accordo di Menfi, con il quale si riconoscevano vassalli del papa per i domini dell’Italia meridionale. Era una vera e propria investitura, con la quale la Chiesa affidava ai normanni i più ampi poteri sui territori d’Italia e li investiva del compito di liberare la Sicilia dagli Arabi. Negli anni seguenti, Roberto proseguì con la conquista dell’Italia meridionale, togliendo ai Bizantini gli ultimi territori che avevano in Itali e agli Arabi la Sicilia: l’isola fu conquistata e fondamentali furono le prese di Messina e di Palermo. Quindi il Regno normanno avrebbe condizionato la storia dei secoli successivi e sarebbe stato uno dei protagonisti dell’epoca delle crociate.

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