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Dopo la morte di Ottone III la corona, passò al marchese Arduino d’Ivrea. Il suo potere fu però effimero: dovette abbandonare la lotta e si ritirò in un convento. In Germania la carica imperiale era stata attribuita a Enrico II imparentato con gli Ottoni; egli scelse di occuparsi innanzitutto del Regno di Germania. Con la sua morte, si esaurì la dinastia di Sassonia. Una nuova dinastia detta “salica”, salì sul trono di Germania con Corrado II. Incoronato imperatore nel 1027, Corrado di dedicò a ristabilire l’autorità imperiale in Italia. Nel 1037 Corrado II dovette scendere nuovamente in Italia, sia per gli attacchi dei feudatari minori, sia per lo sviluppo di ceti cittadini. Le lotte tra l’aristocrazia maggiore, quella minore e i ceti cittadini di collegavano ai primi albori delle formazioni comunali. Per garantirsi un partito che lo sostenesse in Italia, Corrado II si schierò con i valvassori e concesse loro la celebre Constitutio de feudis: con questo documento si riconosceva anche ai vassalli minori il diritto all’ereditarietà dei feudi. In tal modo, i feudatari maggiori si indebolivano. A Corrado II successe il figlio, Enrico III, che sostenne la necessità si una riforma della Chiesa. Sul finire del suo regno, egli fu costretto a subire una pesante serie di sconfitte in Italia meridionale. Alla sua morte, Enrico lasciava un bimbo di quattro anni, Enrico IV e quindi i potere passò nelle mani dei più eminenti vescovi di Germa.

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