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Da cittadino a vassallo

Già nell’Alto Medioevo si profilò quella che doveva essere la struttura politica fondamentale di tutto il mondo medievale, cioè il rapporto vassallatico, o vassallaggio. Come l’uomo della civiltà greco-romana si era caratterizzato per il fatto di essere un cittadino, sottoposto alle leggi di uno Stato che ne stabiliva i diritti e i doveri, l’uomo del Medioevo fu in primo luogo un “vassallo”, che soggiaceva a un sistema di vincoli personali: lo stesso termine “vassallo”, del resto viene dal germanico gwas, che significa “valletto”. Essere vassallo, in effetti, significava essere “l’uomo di un altro”, agire in nome di un rapporto di fedeltà personale verso un altro: un re, un potente signore, un abate, che concedeva la propria protezione e di che vivere al suo vassallo; in cambio quest’ultimo offriva servizi, specialmente di tipo militare.

In un primo momento il “beneficio” con cui il signore remunerava il vassallaggio non era necessariamente costituito da terre. Ben presto però il nucleo del sistema vassallatico divenne la porzione di territorio che il sovrano concedeva a un suo fido, il quale diventava appunto suo vassallo. In origine, il vassallo godeva solo delle rendite di quel terreno, che continuava ad appartenere al re; quest’ultimo era libero di revocarne in qualsiasi momento il possesso e di assegnarlo a un altro suo vassallo. Intorno alla metà dell’XI secolo, invece, queste assegnazioni divennero ereditarie: solo da questo momento, dunque, si può parlare propriamente di “feudalesimo”. Il termine “feudo” – che in origine indicava la “quota” di un gregge (dal germanico few), cioè il compenso che in una comunità pastorale il capo del clan attribuiva a chi gli rendeva qualche servizio – fu man mano impiegato per segnalare il terreno riconosciuto dal sovrano a un vassallo e alla sua famiglia come proprietà non revocabile.
Il feudalesimo fu, dunque, un’istituzione di origine germanica, sostanzialmente estranea alla concezione romana: esso affonda le sue radici nella struttura militare di una società guerriera tribale in cui la solidarietà tra il capo e i suoi uomini di fiducia costituisce la principale forza aggregante. Il feudalesimo cominciò a profilarsi agli inizi del VII secolo e divenne successivamente, con Carlo Magno, la struttura portante del Regno (e poi dell’Impero) franco. Dalla Francia,, quindi, il feudalesimo si diffuse nell’Italia settentrionale, nei paesi germanici e in Inghilterra, assumendo nel tempo forme diverse e dando luogo a istituzioni di vario tipo. Il feudalesimo ha attraversato nel corso dei secoli tutta la storia europea sino all’età moderna: in Francia, le sue ultime vestigia furono abolite solamente con la Rivoluzione Francese del 1789.

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