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Le città marinare: Amalfi, Venezia, Pisa, Genova e Ragusa


Mentre l’Impero d’Occidente si andava frantumando e quello d’ Oriente si avviava verso il declino, nel Mediterraneo si facevano avanti quattro repubbliche marinare, le cui flotte erano le uniche ad essere in grado di far pronte agli arabi. Esse potevano contare su un’organizzazione politica ed economica assai robusta, anticipando tutte quelle iniziative che più tardi caratterizzeranno la borghesia. Le quattro più importanti città furono:Venezia, Amalfi, Genova a Pisa a cui dobbiamo aggiungere Noli, Gaeta, Ancona e la città dalmata di Ragusa.
Fra di esse, la prima città ad imporsi in ambito commerciale fu Amalfi. Formalmente ancora dipendente da Bisanzio, fin dall’ IX secolo era entrata in concorrenza con gli Arabi ricavandone un notevole profitto. Nel X secolo era in possesso di un’imponente flotta e poteva contare su scali commerciali in tutto il Mediterraneo orientale; teneva soprattutto contatti privilegiati con l’ Egitto. A tal punto che ben 200 mercanti amalfitani erano presenti nel porto di Alessandria. L’influenza di Amalfi arrivava fino a Durazzo, il porto che proteggeva l’imboccoAd Amalfi si devono le Tavole Amalfitane, che può essere considerato il primo codice del diritto di navigazione. L’importanza di Amalfi è dimostrata anche dalla presenza, nella vicina Salerno, di una scuola medica, la scuola medica salernitana, in cui la medicina rinacque in Occidente sotto l’influenza araba e greca. Purtroppo la Repubblica marinara di Amalfi non ebbe lunga vita. Nel 1073 fu conquistata dai Normanni e nel 1135 fu distrutta dall’esercito di Pisa, alleata con Genova. Dopo averla saccheggiata, Genova e Pisa ebbero la strada aperta per allargare ulteriormente la loro attività commerciali.
A cavallo dell'XI secolo, sullo scenario del Medio Oriente si fece avanti Venezia. Era stata fondata intorno al VI secolo da pescatori e barcaioli e la popolazione, stanziatasi sulle isole della laguna, aumentò quando molti nobili scapparono a seguito dell’invasione dei Longobardi. L’attività economica di Venezia si basava sul commercio: I Veneziani compravano merci dai Bizantini e le rivendevano agli abitanti dei monasteri e dei villaggi situati lungo il Po. Nel’ 829, i Veneziani rubarono ad Alessandria le reliquie dell’ evangelista S. Marco, le portarono a Venezia e sull’isola del Rialto costruirono una meravigliosa basilica dedicata al Santo. Dal punto di vista politico, Venezia era una Repubblica, governate da famiglie molto ricche fra cui veniva scelto il doge. L’importanza ed il prestigio di tali famiglie non derivava né dai possedimenti fondiari, né dalle imprese militari, bensì’ dal commercio, in modo particolare da quello del sale che la laguna produceva in grande quantità. Tuttavia formalmente, Venezia era sempre un ducato che dipendeva dall’Impero di Bisanzio, da cui, però, poco a poco essa diventò sempre più autonoma. Infatti nel 1082 l’imperatore di Bisanzio accordò a Venezia il crisobollo, ovvero un trattato commerciale che prevedeva la possibilità per i Veneziani di commerciare liberamente nel Mediterraneo senza pagare tasse. Ecco perché per i Veneziani fu molto facile costruire deposi o attracchi per le navi un po’ ovunque. Venezia diventò sempre più ricca a tal punto da possedere numerosi scali commerciali od isole nel Mar Adriatico. Essi acquistavano in Europa merci pagandole in monete d’argento e le rivendevano agli Arabi che le pagavano in monete d’oro. L’espansione del commercio veneziano raggiunse l’apice con le crociate: alla fine del 1300, sconfitta la rivale Genova nella battaglia di Curzola, Venezia impose in via definitiva la sua supremazia sul mar mediterraneo.
Altre due città, Pisa e Genova si servirono delle crociate per arricchirsi; con il loro commercio si spingevano ad ovest e a sud del Mediterraneo, lasciando libera Venezia di tenere contatti con i paesi dell’ est.
Entrambe si arricchirono alleandosi per combattere contro gli Arabi che sconfissero, saccheggiando le loro basi commerciali presenti in Tunisia, in Sicilia e in Sardegna. Più tardi, Genova, con la battaglia della Meloria (1284), riuscì ad eliminare Pisa, diventando la repubblica marinara più importante del momento. Con le loro navi, i Genovesi attraversavano le colonne d’ Ercole per raggiungere i porti della Manica e del mare del Nord. In Oriente le basi commerciali facevano concorrenza a Venezia. Dopo la sconfitta di Curzola e a seguito della guerra di Chioggia, la potenza genovese fu ridimensionata dai Veneziani
Pisa raggiunse il suo massimo splendore fra il XII e il XIII: il Mare Mediterraneo occidentale praticamente era tutto in mani pisane (Corsica, Sardegna e Baleari) e contemporaneamente si diffondeva lo stile romanico-pisano con influssi arabi e bizantini. La Repubblica marinara di Pisa conobbe il declino non solo a seguito della disfatta della Meloria, ma anche per il fatto che essa doveva controllare un retroterra piuttosto ampio in cui erano presenti Lucca e Firenze, due acerrimi nemici di parete guelfa. Di origini pisane, vissuto al tempo delle repubbliche marinare, è Leonardo Fibonacci, inventore della serie numerica di Fibonacci e diffusore in Europa della numerazione decimale e dello zero.
Meno nota, ma altrettanto importante, fu la Repubblica di Ragusa, in Dalmazia. Alleata con la repubblica marinara di Ancona, e considerata la porta dei Balcani, essa costituì un valido avversario di Venezia ed uno strenuo difensore del Cattolicesimo contro i Musulmani e gli Ortodossi. Il suo ruolo cominciò a decadere a seguito della scoperta dell’America che delineò nuove rotte commerciali da cui Ragusa fu inevitabilmente esclusa.
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