Il capitolare di Quierzy

Nell'877 il papa Giovanni VIII era minacciato dai Saraceni, dai duchi longobardi di Spoleto e da alcune potenti famiglie romane, di conseguenza egli chiese aiuto a Carlo, il quale, prima di partire per l'Italia convocò a Quierzy un'assemblea di grandi feudatari franchi, per comunicare le modalità della spedizione è regolare l'amministra del regno in sua assenza. Egli, per rinsaldare la lealtà dei conti e assicurare al figlio il mantenimento del trono, nel caso egli fosse morto in Italia, venne incontro alle richieste da tempo rivoltegli dai maggiori signori feudali che volevano essere rassicurati su quanto sarebbe accaduto mentre essi erano al seguito dell'imperatore.
Il risultato dell'assemblea di Quierzy fu un capitolare che sancì di fatto l'ereditarietà dei feudi più grandi. La IX disposizione dei capitolare stabiliva infatti che in caso di morte di un conte a seguito dell'imperatore, il figlio, o comunque il parente più prossimo avrebbe potuto succedergli nel beneficio, almeno fino al ritorno del sovrano. Il re esprimeva inoltre la volontà che anche i conti e i signori ecclesiastici adottassero disposizioni simili nei confronti dei loro uomini. Viene così definitivamente a mancare un importante elemento di forza dell'impero, perché si allentò il legame tra l'imperatore e i suoi vassalli.

Il capitale sanciva formalmente quanto già accadeva di fatto, ma le conseguenze negative sull'autorità reggia non tardare a manifestarsi: anche le famiglie di funzionari dell'impero acquisirono infatti sempre più potere sui territori da loro controllati, che sono formalmente amministravano per conto del sovrano, giungendo persino ad arruolare truppe per proprio conto e contribuendo in modo decisivo all'indebolimento del potere centrale. Questa spinta centrifuga fece sentire i suoi effetti anche sui feudatari minori, dando vita a una serie infinita di conflitti.

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